RAMZY BAROUD: L’INTENSIFICAZIONE DELLA GUERRA DEMOGRAFICA CONTRO I PALESTINESI IN ISRAELE

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tratto da: Beniamino Benjio Rocchetto

mercoledì 4 novembre 2020  01:41

Di Ramzy Baroud – 2 Novembre 2020

https://arab.news/9k8n2

La discussione sul razzismo istituzionale israeliano contro la propria popolazione arabo-palestinese è quasi cessata dopo l’approvazione definitiva della legge discriminatoria sullo Stato-Nazione nel luglio 2018. In effetti, l’ultima integrazione alla Legge Fondamentale di Israele è il semplice inizio di un nuovo programma di governo progettato per emarginare ulteriormente oltre un quinto della popolazione del paese.

Il 28 ottobre, 18 membri del parlamento israeliano, la Knesset, hanno escogitato l’ennesimo stratagemma per colpire i cittadini arabo-israeliani. Hanno proposto un disegno di legge che revocherebbe la cittadinanza israeliana a ogni prigioniero arabo-palestinese in Israele che, direttamente o indirettamente, riceva un qualsiasi aiuto finanziario dall’Autorità Palestinese.

Da notare che questi parlamentari non rappresentano solo partiti di destra, di estrema destra e religiosi, ma anche il partito “centrista” Blu e Bianco (Kahol Lavan). In effetti, la proposta di legge ha già il sostegno della maggioranza parlamentare israeliana.

Ma si tratta davvero di aiuti finanziari per i prigionieri, soprattutto perché l’Autorità Palestinese è quasi in bancarotta e i suoi contributi finanziari alle famiglie dei prigionieri palestinesi, anche all’interno dei Territori occupati, sono simbolici?

Ecco un contesto alternativo. Il 29 ottobre, il quotidiano israeliano Haaretz ha rivelato che il governo Likud del Primo Ministro Benjamin Netanyahu intende espandere la giurisdizione della città ebraica settentrionale di Harish del 50%. L’obiettivo è impedire ai palestinesi di diventare la maggioranza in quella zona.

Il piano di emergenza è stato concepito dal Ministero dell’Edilizia Israeliano come risposta rapida a un documento interno che prevede che entro il 2050 gli arabi palestinesi costituiranno il 51% dei 700.000 abitanti che popolano quella regione.

Questi sono solo due esempi di azioni recenti intraprese in due giorni, una prova schiacciante che la Legge sullo Stato-Nazione era la semplice premessa a un lungo periodo di razzismo istituzionale. L’obiettivo è vincere la guerra demografica unilaterale lanciata da Israele contro il popolo palestinese molti anni fa.

La pulizia etnica totale, praticata da Israele durante e dopo le guerre del 1948 e del 1967, non è un’opzione, almeno non per ora. Quindi Israele sta trovando altri modi per garantire una maggioranza israeliana in Israele, a Gerusalemme, nell’Area C all’interno della Cisgiordania occupata e, per estensione, ovunque in Palestina.

Lo storico dissidente israeliano Prof. Ilan Pappe si riferisce a questo come “genocidio graduale”. Questa lenta pulizia etnica include l’espansione degli insediamenti illegali nella Gerusalemme Est occupata e in Cisgiordania e la proposta annessione di quasi un terzo dei Territori occupati.

La Striscia di Gaza assediata è un’altra storia. Vincere una guerra demografica in una regione densamente popolata ma piccola con 2 milioni di abitanti che vivono in un’enclave di 365 km quadrati non è mai stato fattibile.

La cosiddetta “ridistribuzione” fuori Gaza da parte del defunto Primo Ministro Ariel Sharon nel 2005 è stata una decisione strategica volta a ridurre le perdite di Israele nel territorio a favore dell’accelerazione del processo di colonizzazione in Cisgiordania e nel deserto del Negev. In effetti, la maggior parte dei coloni illegali di Gaza sono stati alla fine trasferiti in queste regioni demograficamente contese.

Ma come deve comportarsi Israele con la propria popolazione arabo-palestinese, che ora costituisce una consistente minoranza demografica e uno schieramento politico importante e coeso? Nelle elezioni nazionali israeliane del marzo 2020, i partiti politici arabi palestinesi uniti che componevano la Lista Comune hanno ottenuto il loro più grande successo, diventando il terzo schieramento in Israele.

Questo successo ha fatto scattare un campanello d’allarme tra le classi dirigenti dominanti in Israele, e ha portato alla formazione dell’attuale “governo di unità.” I due principali partiti politici israeliani, Likud e Kahol Lavan (Blu e Bianco), hanno chiarito che nessun partito arabo sarebbe stato incluso in nessuna coalizione di governo.

Un forte collegio elettorale arabo rappresenta uno scenario da incubo per gli strateghi del governo israeliano, ossessionati dalla demografia e dall’emarginazione degli arabi palestinesi in ogni possibile ambito. Di conseguenza, gli stessi rappresentanti della comunità arabo-palestinese in Israele diventano bersaglio di repressione politica.

In un rapporto pubblicato nel settembre 2019, il gruppo per i diritti umani Amnesty International ha rivelato che “i membri palestinesi della Knesset in Israele stanno affrontando sempre più attacchi discriminatori”. Ha aggiunto: “Nonostante siano eletti democraticamente come i loro omologhi israeliani, i parlamentari palestinesi sono l’obiettivo di una discriminazione radicata e di restrizioni indebite che ostacolano la loro capacità di esprimersi in difesa dei diritti del popolo palestinese”.

Queste rivelazioni sono state comunicate da Amnesty poco prima delle elezioni del 27 settembre. Il fatto è che i cittadini palestinesi di Israele siano vittime di simili vessazioni e attacchi contro funzionari e partiti palestinesi nei Territori occupati, soprattutto prima delle elezioni locali o nazionali. La verità è che Israele vede la propria popolazione arabo-palestinese attraverso la stessa lente con cui vede i palestinesi che occupa militarmente.

Dalla sua fondazione sulle rovine della Palestina storica e fino al 1979, Israele ha governato la sua popolazione palestinese attraverso i regolamenti di difesa (di emergenza). Il sistema legale arbitrario ha imposto numerose restrizioni a quei palestinesi ai quali è stato permesso di rimanere in Israele dopo la pulizia etnica della Palestina durante la Nakba del 1948.

In pratica, tuttavia, la norma di emergenza è stata revocata solo virtualmente. È stata semplicemente ridefinita e sostituita, secondo il gruppo israeliano per i diritti umani #Adalah, da oltre 65 leggi che colpiscono direttamente la minoranza arabo-palestinese di Israele. La legge sullo Stato-Nazione, che nega alla minoranza araba di Israele il suo status legale, e quindi la protezione del Diritto Internazionale, accentua ulteriormente la guerra implacabile di Israele contro la sua minoranza araba.

Inoltre, secondo Adalah, la definizione di Israele come “Stato ebraico” o “Stato del popolo ebraico” rende la disuguaglianza una realtà pratica, politica e ideologica per i cittadini palestinesi di Israele.

Il razzismo israeliano non è casuale e non può essere semplicemente classificato come l’ennesima violazione dei diritti umani. È il nucleo di un piano sofisticato che mira all’emarginazione politica e allo strangolamento economico della minoranza arabo-palestinese di Israele all’interno di un quadro costituzionale, quindi “legale”.

Senza comprendere appieno l’obiettivo finale di questa strategia israeliana, i palestinesi e i loro alleati non avranno la possibilità di combatterla adeguatamente, come certamente dovrebbero.

Ramzy Baroud è giornalista ed editore di The Palestine Chronicle. È autore di cinque libri. Il suo ultimo è “Queste catene saranno spezzate: storie palestinesi di lotta e sfida nelle carceri israeliane” (Clarity Press, Atlanta). Baroud è un ricercatore senior non residente presso il Centro per l’Islam e gli Affari Globali (CIGA), Istanbul Zaim University (IZU). Il suo sito web è www.ramzybaroud.net
Traduzione: Beniamino Rocchetto
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