RESTIAMO UMANI: L’eredità di Vittorio Arrigoni

sabato 23 aprile 2011

Ramzy Baroud  

“Cara Mary”, scriveva l’attivista italiano Vittorio Arrigoni a un’amica. “[Sai chi] sarà sulle barche? … Io sono ancora a Gaza, ad aspettarvi. Sarò alla barca per salutarvi. Restiamo umani. Vik”.

Mary” è Mary Hughes Thompson, un’attivista che ha sfidato il mare per rompere l’assedio israeliano a Gaza nel 2008.

Vittorio Arrigoni, Vik, è stato assassinato da un gruppo fondamentalista di Gaza poche ore dopo essere stato rapito giovedì 14 aprile. L’uccisione è avvenuta presumibilmente come rappresaglia per le severe misure adottate da Hamas contro i membri di questo gruppo. Tutti coloro che conoscevano Vik testimoniano che egli era una persona straordinaria, un modello di compassione, di solidarietà e umanità.

Il corpo di Arrigoni è stato trovato in una casa abbandonata alcune ore dopo che era stato rapito. I suoi assassini non hanno onorato nemmeno l’ultimatum di 30 ore che essi stessi avevano fissato. Il gruppo, noto come ‘Tawhid e Jihad’, è uno dei gruppi marginali noti a Gaza come salafiti. Essi riemergono con diverse sigle e denominazioni, per scopi specifici – spesso sanguinosi.
“L’assassinio ha provocato dolore a Gaza, ma anche disperazione”, si legge in un editoriale apparso il 16 aprile sul britannico Independent. “Non solo Arrigoni era conosciuto e benvoluto laggiù, ma a nessuno è sfuggito che questo sequestro è stato il primo dopo quello del giornalista della BBC Alan Johnson nel 2007″.Tuttavia i rapitori di Johnson, il cosiddetto Esercito dell’Islam (un piccolo gruppo di fanatici affiliati a un clan di Gaza), tennero il loro ostaggio per 114 giorni. Ci fu tutto il tempo per organizzarsi ed esercitare pressioni sui criminali affinché lo liberassero. Nel caso di Arrigoni, solo poche ore sono trascorse tra l’uscita di un raccapricciante video che mostrava l’attivista bendato e livido, e il ritrovamento del suo corpo senza vita. Il referto legale afferma che è stato strangolato. I suoi amici hanno detto che è stato torturato.
Nell’elenco di Pipes, tuttavia, non troverebbero spazio nomi come Rachel Corrie, Tom Hurndall e James Miller, perché queste persone sono state uccise tutte dalle forze israeliane. Pipes ha anche fatto a meno di menzionare i nove attivisti turchi assassinati a bordo della Mavi Marmara che si apprestava a rompere l’assedio a Gaza nel maggio 2010, e i nove attivisti a bordo della Irene (l’imbarcazione ebraica diretta a Gaza) che sono stati intercettati, sequestrati e umiliati da truppe israeliane prima di essere deportati fuori dal paese nel settembre 2010. L’ottantaduenne Reuben Moscowitz, un sopravvissuto all’Olocausto, era uno degli attivisti a bordo della Irene, come Lillian Rosengarten, un’americana “sfuggita ai nazisti da bambina a Francoforte”, secondo un blog del New York Times.
 Le persone di cui Pipes non è riuscito a parlare rappresentano veramente un miraggio di umanità. Uomini e donne di tutte le età, razze e nazionalità sono stati e continueranno a stare al fianco dei palestinesi. Ma questa storia è stata selettivamente ignorata da pseudo-intellettuali pronti ad accantonare l’umanità pur di sostenere Israele. Essi si rifiutano di vedere i modelli che hanno di fronte, perché sono troppo impegnati ad inventare i loro.
Scrivendo sul Guardian da Roma, il 15 aprile, John Hooper ha affermato: “la vita di Arrigoni era tutt’altro che al sicuro. Nel settembre 2008 fu ferito (dalle truppe israeliane) mentre accompagnava i pescatori palestinesi in mare. Due anni fa ha ricevuto una minaccia di morte da un sito web americano di estrema destra che ha fornito a qualsiasi eventuale aspirante killer una foto e dettagli per distinguere i suoi tratti fisici, come un tatuaggio sulla spalla”.
 Il gruppo che ha assassinato Arrigoni, come altri del suo genere, è emerso per compiere uno specifico episodio di violenza prima di scomparire del tutto. La missione, in questo caso era uccidere un attivista dell’International Solidarity Movement (ISM) che aveva dedicato diversi anni della sua vita alla Palestina. Poco prima di essere rapito, egli aveva scritto dell’assedio “criminale” di Israele a Gaza. Aveva anche pianto i quattro poveri palestinesi che sono morti in un tunnel sotto il confine tra Gaza e l’Egitto, mentre trasportavano cibo e altri beni.Prima del suo assassinio, Arrigoni stava aspettando l’arrivo di un’altra flottiglia – che avrebbe portato attivisti provenienti da 25 paesi a bordo di 15 navi – la quale dovrebbe salpare per Gaza a maggio. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha categoricamente invitato i paesi dell’Unione Europea a impedire ai propri cittadini di prendere parte a questa spedizione. “Penso che sia nel vostro e nostro comune interesse… che questa flotta venga fermata”, ha detto ai rappresentanti europei a Gerusalemme, secondo un dispaccio dell’AFP dell’11 aprile. 
 
 

 Vik firmava i suoi messaggi con la frase “Restiamo umani”. Il suo libro, che descrive in dettaglio le sue esperienze a Gaza, era intitolato anch’esso “Restiamo umani”. Mary Hughes Thompson ha condiviso con me alcuni messaggi di posta elettronica che Arrigoni le aveva mandato. “Riesco a malapena a sopportare di rileggerli”, mi ha scritto. Questo è un estratto di uno di essi:

“Comunque finiremo la missione … sarà una vittoria. Per i diritti umani, per la libertà. Se l’assedio non verrà fisicamente spezzato, si spezzerà l’assedio dell’indifferenza, dell’abbandono. E tu sai molto bene quanto questo gesto sia importante per la gente di Gaza. Detto questo, ovviamente siamo in attesa al porto! Con centinaia di palestinesi e compagni dell’ISM, vi verremo incontro navigando, come la prima volta, ricordi? Tutti le barche disponibili navigheranno verso Gaza per salutarvi. Scusa per il mio pessimo inglese … abbraccio grande … Restiamo umani. Tuo Vik ”

 
Gli assassini di Vik non sono riusciti a vedere la sua umanità. Ma molti di noi ricorderanno sempre, e continueranno a cercare di “restare umani”.
 
Ramzy Baroud è un giornalista palestinese di nazionalità americana; è direttore del Palestine Chronicle; è autore del libro “The Second Palestinian Intifada: A Chronicle of a People’s Struggle” (Pluto Press, London)


 

Pubblicato da arial a 08:42
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