Rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite

Natale, Betlemme.

Se quest’anno abbiamo potuto finalmente vedere e apprezzare al TG1 e al TG2 servizi giornalistici che con le immagini e i commenti ci hanno testimoniato le sempre più dure condizioni imposte dall’occupazione israeliana, è merito della Rai, che generosamente ha accolto la richiesta di… ferie per il corrispondente Claudio Pagliara… Com’è allora oggi la reale situazione di Betlemme? La Tavola per la Pace l’ha chiesto a nome dei 400 italiani di Time for Responsabilities, direttamente alle Nazioni Unite, gli unici che avrebbero potuto offrire un quadro così completo come questo Dossier che riportiamo.

Rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite
per il Coordinamento delle Questioni Umanitarie
nei Territori Palestinesi Occupati

Questo rapporto sul governatorato di Betlemme documenta in che modo il nucleo del centro urbano di Betlemme sia sempre più ridotto e soffocato dalle infrastrutture israeliane: il Muro, gli insediamenti e gli outposts. Nella parte orientale del governatorato le restrizioni amministrative (Area C, zone militari chiuse e riserve naturalistiche) limitano ulteriormente le possibilità di espansione urbana, di accedere alle zone di pascolo e di fatto impediscono una autonoma attività di pianificazione urbana e di sviluppo da parte del Governatorato. Se la costruzione del Muro continuerà come previsto nella parte occidentale del Governatorato, la barriera separerà l’hinterland rurale dai centri abitati, riducendo l’accesso degli abitanti alla terra e alle risorse idriche.

Altri 21.000 residenti palestinesi soffriranno di ulteriori restrizioni nell’accesso ai mercati, servizi socio-sanitari e istituti scolastici superiori nella zona urbana di Betlemme.

Cronologia

1947: Il Piano di Partizione dell’ONU prevede che Gerusalemme e Betlemme non appartengano né allo Stato ebraico né a quello arabo, ma costituiscano un corpus separatum sotto amministrazione fiduciaria internazionale.

1948: Le comunità di Betlemme perdono territori in seguito alla Prima Guerra Arabo- Israeliana: tre campi profughi vengono allestiti per i profughi palestinesi a Betlemme.

1967: Guerra di giugno: Israele occupa la Cisgiordania. Parte del territorio di Betlemme viene annesso a Gerusalemme ed incluso all’interno del confine municipale da parte di Israele. Inizia la costruzione degli insediamenti.

1993: Viene imposta su tutta la Cisgiordania una chiusura generale. Per entrare a Gerusalemme e in Israele, sono necessari permessi speciali per i Palestinesi che detengono Carte d’Identità della Cisgiordania, compresi i residenti di Betlemme.

1995: La Città di Betlemme viene trasferita all’amministrazione dell’Autorità Palestinese, tranne la zona della Tomba di Rachele. Dei 658 km² del Governatorato di Betlemme, solo il 13% ricade sotto controllo palestinese: in Area A (7,5%, 49,1 km²) e in Area B (5,5%, 36,4 km²). Circa il 66% (434,2 km²) viene classificato come Area C, dove Israele mantiene il controllo totale sulla sicurezza e la giurisdizione su pianificazione e costruzione. Altri 127,7 km² (il 19,4%) vengono designati aree di riserva naturalistica: in teoria assegnati all’Autorità Palestinese nel 1988, ma effettivamente sotto il controllo delle autorità israeliane.

2000: Betlemme 2000: grande programma di investimenti per preparare la città al nuovo millennio. Papa Giovanni Paolo II si recanella città a marzo. Inizia la seconda Intifada in settembre. Negli anni seguenti, l’economia di Betlemme subisce le conseguenze del conflitto e del regime di chiusure e blocchi imposto da Israele (posti di blocco, cumuli di terra, ecc.).

2002: Operazione Scudo Difensivo dell’Esercito Israeliano (IDF). La città di Betlemme viene nuovamente occupata e posta sotto coprifuoco per un totale di 156 giorni.

2002: La costruzione del Muro inizia nella parte settentrionale del Governatorato.

2004: Il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia afferma che la costruzione del Muro in Cisgiordania e a Gerusalemme Est è in violazione del diritto internazionale. Il Muro penetrerà per circa 10 km all’interno del Governatorato di Betlemme, isolando circa 74 km² di territorio e risorse idriche. Oggi, nel Governatorato di Betlemme, ci sono 19 insediamenti e 16 outposts.

Suddivisione territoriale e amministrativa nel governatorato di Betlemme

Per questo rapporto abbiamo suddiviso il governatorato di Betlemme in tre zone: centrale-urbana, occidentale e orientale.

Zona occidentale

La fertile zona occidentale è il tradizionale granaio di Betlemme. Nei decenni recenti, la costruzione e l’espansione degli insediamenti ha fortemente ridotto lo spazio agricolo a disposizione dei contadini di Betlemme. Il piano di costruzione del Muro minaccia di separare queste terre agricole dal centro urbano più a est.

Zona centrale-urbana

L’area centrale-urbana comprende Betlemme, Beit Sahur, Beit Jala, e i campi profughi, comuni e villaggi adiacenti, che formano un tessuto urbano continuo. Comprende anche i villaggi meridionali e Beit Fajar, separati gli uni dagli altri e dalla zona urbana a nord da grandi tratti di Area C amministrata da Israele.

Zona orientale

L’est del Governatorato comprende zone estese di deserto e semideserto, e la costa sul Mar Morto. Questa zona è effettivamente inaccessibile ai Palestinesi, poiché è costituita da territori di Area C amministrata da Israele, da zone militari e zone naturalistiche.

Sintesi del rapporto

Questo rapporto fa parte della serie di documenti elaborati dall’OCHA al fine di esaminare l’impatto dei provvedimenti israeliani (quali il Muro, gli insediamenti e le restrizioni di movimento) sui palestinesi di Cisgiordania. Esamina la situazione nel Governatorato di Betlemme e illustra sia la riduzione del territorio nel nucleo centrale urbano che la frammentazione delle zone orientali e occidentali.

Il Governatorato di Betlemme si estende su circa 660 km2. Dopo quattro decenni di occupazione israeliana solo il 13% del territorio rimane a disposizione dei Palestinesi, in gran parte in modo frammentato. Inoltre, le possibilità di accesso a Gerusalemme Est si sono fortemente ridotte. Sono i provvedimenti israeliani ad aver ridotto in modo così drastico lo spazio e l’accesso. Tali provvedimenti includono la continua espansione degli insediamenti e degli outposts, la costruzione del Muro e la classificazione della maggioranza dei territori del Governatorato di Betlemme come Area C, aree nelle quali Israele mantiene il controllo sulla sicurezza e la giurisdizione sulla pianificazione urbana e le costruzioni. Le restrizioni fisiche e amministrative fanno sì che la maggior parte del territorio di Betlemme sia requisito per uso militare israeliano e per l’uso dei coloni degli insediamenti, riducendo così lo spazio a disposizione degli abitanti palestinesi di Betlemme.

Le terre potenzialmente a disposizione di Betlemme per la sua espansione industriale e residenziale vengono così drasticamente ridotte, come pure il suo accesso alle risorse naturali. I pilastri tradizionali dell’economia del Governatorato di Betlemme (lavoro in Israele, turismo, agricoltura, allevamento bestiame da pascolo, e settore privato) sono in grave difficoltà. Se questi provvedimenti israeliani continueranno, lo sviluppo socio economico del Governatorato ne sarà seriamente compromesso.

Principali fattori che hanno portato a questa situazione:

1. Circa 10 km² di territorio sono stati annessi alla municipalità di Gerusalemme. Nel 1967, il governo israeliano ha annesso circa 10 km² di territorio del nord del governatorato di Betlemme a Israele, includendo queste zone nel nuovo confine comunale allargato di Gerusalemme. Questa annessione non è riconosciuta dalla Comunità internazionale.

2. Costruzione di insediamenti israeliani e relative infrastrutture. Sono stati costruiti insediamenti israeliani nelle terre di Betlemme annesse a Gerusalemme (Har Homa, parti di Gilo) e altri insediamenti sono programmati. Ulteriori insediamenti sono stati costruiti in altre parti del Governatorato, compreso il blocco Gush Etzion a ovest, Teqoa, Noqedim, Ma’ale Amos a est, e Mizpe Shalem nella zona del Mar Morto. Oggi ci sono circa 86.000 israeliani che vivono nei 19 insediamenti nel Governatorato di Betlemme e nei 16 outposts. La popolazione palestinese è di circa 175.000 persone.

3. Restrizioni sugli ingressi a Gerusalemme Est. A partire dagli anni ’90, Israele ha introdotto nuovi provvedimenti che aumentano la frammentazione del Governatorato di Betlemme e riducono ancora di più la libertà di movimento degli abitanti palestinesi. Dal 1993, quando fu imposta su tutta la Cisgiordania una generalizzata chiusura e blocco della circolazione, ai residenti di Betlemme è fatto obbligo di possedere permessi israeliani per entrare a Gerusalemme Est e in Israele. Questi permessi hanno validità limitata e non permettono il transito a veicoli. A partire dalla seconda Intifada nel 2000 la procedura di concessione di tali permessi è diventata ancora più restrittiva.

4. La costruzione della Strada Bypass di Betlemme. Negli anni ’90 il governo israeliano ha modificato l’asse viario esistente (la Strada 60 Gerusalemme-Betlemme-Hebron) per facilitare gli spostamenti dei coloni israeliani. La nuova costruzione comprende una grande strada Bypass, due tunnel e un ponte.Parte del Muro già costruito costeggia la Strada 60. Il checkpoint dei tunnel, costruito successivamente lungo questa strada, controlla l’accesso a Gerusalemmedalla parte nord-occidentale della Cisgiordania.

5. Designazione del 66% del territorio del Governatorato di Betlemme come Area C. In base agli accordi di Oslo la Cisgiordania è stata classificata in tre zone amministrative: A, B e C. Circa il 66% del Governatorato di Betlemme fu designato Area C, in cui Israele mantiene il controllo sulla sicurezza e la giurisdizione sulla pianificazione urbana e le costruzioni. Ancora oggi, solo raramente vengono concessi ai Palestinesi permessi per costruire. L’Area C comprende anche vaste zone designate aree militari/di fuoco e riserve naturalistiche dove l’accesso e l’utilizzo da parte dei Palestinesi sono proibiti o soggetti a limitazioni. Queste restrizioni amministrative effettivamente limitano l’espansione residenziale e industriale a est e a sud-est. Inoltre, la maggior parte degli ostacoli alla circolazione (posti di blocco, cumuli di terra, ecc.), installati dall’IDF a partire da settembre 2000, si trovano in Area C.

6. Costruzione del Muro nel 2002. Nell’estate 2002, dopo una campagna di attentati suicidi da parte di militanti palestinesi in Israele, il Governo israeliano approvò la costruzione di un Muro il cui obiettivo dichiarato era proprio di prevenire attentati del genere.  Il Muro ha aggravato le limitazioni all’uso del territorio e le restrizioni al movimento nelle parti settentrionali e occidentali di Betlemme. Il tratto già completato del Muro a nord non solo separa Betlemme da Gerusalemme, ma impedisce lo sviluppo urbano verso nord di Betlemme. Il tratto occidentale del Muro, se sarà completato, sarà ancor più devastante per il Governatorato. Circa 64 km2 di terreno (tra le zone più fertili) e nove comunità palestinesi con circa 21.000 residenti resteranno totalmente isolati e tagliati fuori dal resto del territorio: le persone avranno difficoltà ad accedere anche alla città di Betlemme, il principale centro dove i cittadini si rivolgono per servizi sanitari e scolastici, per accedere ai mercati e al commercio.

Il futuro

Mentre Israele ha il dovere di garantire la sicurezza dei propri cittadini da attacchi palestinesi, i provvedimenti che introduce devono sempre essere in conformità con il diritto internazionale e non possono causare danni prolungati alla locale popolazione palestinese. In pratica, però, i rovvedimenti israeliani hanno radicalmente ridotto lo spazio a disposizione degli abitanti di Betlemme, compromettendo in tal modo lo sviluppo socio-economico futuro del Governatorato.

Si possono adottare dei provvedimenti per impedire un ulteriore deterioramento delle condizioni per gli abitanti. Molti dei provvedimenti amministrativi israeliani sono reversibili e il Muro non è ancora stato completato. Interrompere la costruzione del Muro in Cisgiordania; riaprire le zone militari chiuse e le riserve naturalistiche all’usufrutto dei Palestinesi per uno sviluppo sostenibile; rispondere positivamente alla richiesta internazionale, congelando ogni nuova costruzione negli insediamenti o ogni dichiarazione di nuove “terre di Stato”. Tutte queste azioni potrebbero restituire parte del territorio perduto agli abitanti del Governatorato e migliorare le condizioni umanitarieed economiche di Betlemme. A lungo termine, questi atti immediati contribuirebbero a garantire il rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’ONU e porrebbero le basi per una soluzione politica duratura nel territorio palestinese occupato.

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