Relazione sulle principali violazioni dei diritti dei minori palestinesi detenuti commesse da Israele.

Foto da sito di Addameer (http://www.addameer.org/detention/background.html).

“I territori occupati palestinesi hanno una speciale importanza per il futuro dei diritti umani nel mondo. Non ci sono altri casi di regimi occidentali che negano il diritto all’autodeterminazione ed ai diritti umani ad un popolo in via di sviluppo e che lo fanno per così tanto tempo. Questo spiega perché i Territori Occupati sono diventati un test per l’Occidente. Se l’Occidente, che è assurto a guida nella promozione dei diritti umani nel mondo, non dimostrerà un reale impegno per i diritti umani palestinesi, l’intero movimento internazionale per i diritti umani, che può rivendicare grandi successi nella comunità internazionale negli ultimi 60 anni, sarà messo in pericolo.”
(John Dugard, Commissario speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani in Palestina, rapporto all’Assemblea Generale dell’ONU del 29/1/07)

(segue relazione Avv. Dario Rossi – Associazione Giuristi Democratici)

Il diritto umanitario internazionale è composto di numerosi trattati e di numerose norme che riconoscono e sanciscono i diritti dei minori. Sono trattati internazionali cui aderiscono la gran parte dei paesi della comunità internazionale, ivi compresa Israele e l’Italia.

Il quadro giuridico internazionale che governa l’arresto, il processo e la detenzione dei bambini è determinato da numerose convenzioni, che spesso si sovrappongono, nonché trattati, protocolli e risoluzioni, così come anche dal diritto internazionale consuetudinario.
Alcune delle norme relative alla tutela dei detenuti si occupano specificamente del trattamento dei bambini, mentre altre si interessano più in generale dell’occupazione militare e del trattamento dei prigionieri.
Altre norme regolano tutti gli altri settori, dalle condizioni di salute e sanitarie, all’accesso del fanciullo ad un avvocato ed alla sua famiglia.

Le principali convenzioni internazionali che tutelano i diritti dei minori sono le seguenti:
a) la Convenzione dei Diritti del Fanciullo (Convention Rights Children CRC).
b) la Convenzione contro la Tortura delle Nazioni Unite,
c) la IV Convenzione di Ginevra sulla tutela della popolazione civile in tempo di guerra.
d) La convenzione delle Nazioni Unite che fissa gli standard minimi per l’amministrazione della giustizia minorile (“The Beijing Rules”) del 29 Novembre 1985
e) La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
f) Il patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (CESCR).
g) l Patto dei diritti civili e politici (in vigore dal 23/3/1976).
h) La Convenzione delle Nazioni Unite per la protezione dei fanciulli privati della libertà (JDL Rules)
i) La Convenzione Internazionale per l’eliminazione di qualsiasi forma di discriminazione razziale. (21/12/1965, entrata in vigore nel Gennaio 1969)

Dall’inizio della seconda Intifada (Settembre 2000), il trattamento dei bambini detenuti dalla polizia, dai militari e dalle forze israeliani di sicurezza è peggiorato significativamente.
Il governo israeliano viola costantemente le norme sul procedimento giudiziario, sulla privazione della libertà, sulla tortura, sulla tutela della salute, sull’istruzione dei minori.

1) Definizione di Bambino
La convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo (Convention Rights Children CRC), redatta a New York il 20/11/1989, stabilisce all’art. 1 che sono “bambini” tutti quelli che hanno meno di 18 anni.
Israele nel 1991 ha ratificato questa convenzione, che è entrata in vigore a livello internazionale nel 1990. Si tratta del trattato più ratificato della storia.
Israele in quanto paese occupante, è obbligato a rispettare la convenzione anche nei confronti dei minori palestinesi (l’art. 2 CRC stabilisce che gli stati membri si impegnano a rispettare la convenzione nei confronti di ogni fanciullo che dipenda dalla loro giurisdizione).
Israele ha tuttavia abbandonato la definizione di “bambino” data da tale convenzione.
Nel 1999 è stata infatti reintrodotta l’ordinanza militare n. 132 (del 1967), durante il governo Barak, la quale, oltre a consentire l’arresto di bambini palestinesi di età compresa tra i 12 ed i 14 anni, stabilisce che un palestinese diventa adulto a soli 16 anni.
Si tratta di una normativa razzista, in quanto gli israeliani diventano adulti a 18 anni
Tra l’altro l’età viene attribuita al condannato non in base al momento in cui è commesso il crimine, ma in base al momento in cui è pronunciata la sentenza. Spesso dunque i minori trascorrono un lungo periodo di detenzione, cosìcchè si ritrovano 16 enni al processo.
Inoltre, dato che gli ordini militari israeliani consentono la condanna all’ergastolo per i palestinesi adulti, il fatto che siano considerati adulti e dunque condannabili all’ergastolo anche i palestinesi di età compresa tra 16 e 18 anni è incompatibile con il divieto assoluto, di ergastolo senza la possibilità di rilascio per violazioni commesse dalle persone sotto 18 anni di età.
Ai sensi dell’art. Art. 37 lett. A CRC nè la pena capitale né l’imprigionamento a vita senza possibilità di rilascio devono essere decretati per reati commessi da persone di età inferiore a diciotto anni.

Nella Convenzione sui Diritti del Fanciullo, sono contenuti due principi fondamentali che dovrebbero regolare il comportamento delle autorità statali nei confronti dei minori: l’uso di detenzione dei bambini come “ultima risorsa” e quello che ogni misura adottata nei loro confronti deve essere ispirata principalmente alla “tutela del superiore interesse del fanciullo”

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2) Il principio di “ultima risorsa”
Israele ordinariamente arresta, processa e detiene minori palestinesi, anche per violazioni minori quali lancio di pietre.
Secondo quanto riferito dal Ministero per i detenuti dell’Autorità Nazionale Palestinese, dallo scoppio del Aqsa Intifada, nel mese di settembre del 2000 al Giugno del 2007, le autorità militari e civili israeliane hanno arrestato più di 5750 bambini palestinesi.( )
Durante il 2006, Israele ha arrestato 260 bambini, attualmente sono detenuti nelle strutture israeliane 301 minori palestinesi in prigioni e nelle strutture di detenzione israeliane, di cui:
4 sono ragazze,
5 sono trattenuti in detenzione amministrativa,
75 % di loro sono in attesa di giudizio,
il 53 % sono detenuti in carceri e centri situati nel territorio israeliano.
La maggior parte dei casi riguarda minori accusati di aver lanciato pietre.
La Alta Corte di Giustizia Israeliana ha condannato un ragazzo di 14 anni a 5 mesi di reclusione per avere lanciato pietre per la terza volta.
Non esistono statistiche sui risultati dei processi, né criteri uniformi in ordine ai processi contro i minori palestinesi, ogni corte applica una sua “giurisprudenza.
Per esempio presso la Salem Military Court, non viene applicata alcuna sanzione detentiva ai minori sotto i 14 anni, fino ad mese per i minori di 16 anni e per i ragazzi tra 16 e 18 anni la pena può arrivare fino a 4 mesi di reclusione.
Non esiste neppure una condanna prestabilita per il lancio di pietre, e le condanne variano in base ai tribunali, ai giudici, ai pubblici ministeri.
Un avvocato di Defence Children è arrivato a difendere fino a 50 casi in un mese di bambini sospettati di avere lanciato pietre contro l’esercito israeliano.
Anche ai minori palestinesi è inoltre applicata l’ordinanza militare n. 1500 del 6 Aprile 2002, che autorizza ogni soldato israeliano ad arrestare un palestinese e a detenerlo per un massimo di 18 giorni senza essere sottoposto a processo o ad una procedura giudiziaria, e senza il diritto di contattare neppure un avvocato.

Principali norme violate
Art 37, lett. b) Convenzione Diritti del Fanciullo
“Gli stati membri accerteranno che nessun fanciullo sia privato illegalmente o arbitrariamente della sua libertà. L’arresto, la detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo saranno conforme alla legge e saranno usati soltanto come misura di ultima risorsa e per il periodo di tempo adatto più corto.”

Beijing Rules art 5. Finalità della giustizia Minorile
Il sistema della giustizia minorile deve essere ispirato al benessere del fanciullo, e dovrà assicurare che ogni reazione alla criminalità minorile rispetterà la proporzione tra aggressore e vittima.

3) Il principio dell’Interesse Superiore del Fanciullo.
L’Art 3, c. 1 CRC dichiara, che “ In tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve avere una considerazione preminente”
Il governo israeliano in spregio a tale principio, non mostra alcuna attenzione per il primario interesse del fanciullo, nei settori come sanità, condizioni sanitarie, tortura, approvvigionamento di cibo e educazione.
Le procedure e le strutture utilizzate da Israele per il trattamento dei minori palestinesi, non tengono in alcuna distinzione i minori dagli adulti, con una palese discriminazione tra minori israeliani e minori palestinesi.
Diverso è infatti il sistema giudiziario minorile applicato ai minori israeliani; questi ultimi sono giudicati da tribunali minorili e detenuti in carceri minorili.
I minori palestinesi sono giudicati esclusivamente da Tribunali militari e sono detenuti in carcere in promiscuità con gli altri detenuti maggiorenni.
I minori sono affidati immediatamente alla custodia dei militari, del Ministero dell’interno, o dei servizi di sicurezza (Shabak).
Sono trattenuti per periodi lunghi prima del processo spesso senza neppure essere informati delle prove su cui si fondano le accuse.
Non ci sono né tribunali, né giudici speciali per i minori né tantomeno agenti di polizia speciali per gli interrogatori e la detenzione dei bambini.
L’unica differenza in concreto tra i minori e gli adulti palestinesi, riguarda solo la misura delle condanne che vengono loro inflitte.

Principali norme violate
Art. 40 n. 2 lett. iii) CRC
Gli Stati parte vigilano in particolare: che il suo caso sia giudicato senza indugio da un’autorità o istanza giudiziaria competenti, indipendenti ed imparziali per mezzo di un procedimento equo ai sensi di legge in presenza del suo legale o di altra assistenza appropriata, nonchè in presenza dei suoi genitori o rappresentanti legali a meno che ciò non sia ritenuto contrario all’interesse preminente del fanciullo a causa in particolare della sua età o della sua situazione;
Beijing rules art 12. Specializzazione delle forze di polizia. Per il migliore adempimento delle loro funzioni, gli ufficiali che abitualmente o esclusivamente trattano con i minori o che sono prevalentemente assegnati a funzioni di prevenzione della criminalità minorile, devono essere istruiti ed addestrati in modo specifico.
4) Fase dell’arresto.
I bambini vengono arrestati solitamente dalle forze di occupazione israeliana nei Territori Occupati, dai militari o dalla polizia segreta israeliana, (Shabak) o per strada, sulla base di un semplice sospetto di lancio di pietre, o in un qualsiasi posto di blocco dislocato all’interno del territorio palestinese, o come avviene di frequente sottraendola dalla loro abitazione spesso durante raid notturni con incursioni nelle quali terrorizzano i membri della famiglia ed arrestano i minori che vengono portati nei centri di prima detenzione dove vengono sottoposti ad interrogatori.

Gli interrogatori sono finalizzati ad estorcere confessioni, e ad indurre i minori a collaborare con le autorità militari israeliane.

Il luogo di detenzione generalmente si trova in una struttura militare in prossimità del punto di arresto spesso in una colonia, in una base militare, o in una prigione.
Le procedure di arresto e di interrogatorio di Israele sono molto al di sotto degli standards internazionali.

5) La Tortura.
Secondo diversi gruppi di diritti umani, l’Israele ha praticato la tortura e le diverse forme di trattamento crudele, inumano e degradante su circa l’85% di prigionieri Palestinesi.
Molti detenuti bambini sono tenuti sotto interrogatorio per settimane, con interrogatori che durano per ore o per interi giorni.
La tortura è il problema più grave relativo ai detenuti minorenni. I sistemi utilizzati sono:
a) pestaggi, che avvengono con calcio di fucile e con gli stivali.
b) privazione del sonno,
c) isolamento,
d) il maltrattamento fisico e verbale
e) mani legate
f) occhi bendati
g) minacce di morte, di violenza sessuale, e ritorsioni contro membri della famiglia
h) tortura della posizione.
Vengono ad esempio messi sulla punta delle dita, con i polsi e le caviglie incatenati. Vengono messi in delle tinozze di ghiaccio e costretti a ingoiare dei cubetti di ghiaccio, vengono bruciati con sigarette, vengono sottoposti ad una prolungata esposizione a temperature estreme.
Tale trattamento avviene non solo durante l’arresto e gli interrogatori (dai servizi di sicurezza generali israeliani, l’intelligence militare o la polizia), ma anche durante e dopo l’imprigionamento in esecuzione di una pena irrogata.
Prima del processo, le autorità israeliane usualmente commettono degli abusi fisico e psicologici sui minori per costringerli a sottoscrivere delle confessioni.
Spesso, i bambini firmano le confessioni e gli altri documenti in ebreo; lingua che la maggior parte dei bambini Palestinesi non sono in grado di leggere o capire.
La tortura è stata legalizzata in Israele nel 1987, quando la Commissione Landau, istituita dal Governo Israeliano per investigare sui metodi di interrogatorio dei detenuti palestinesi concluse che “l’interrogatorio dei prigionieri accusati di svolgere attività terroristiche non potrebbe avere successo senza l’utilizzo di pressioni fisiche e psicologiche”.
Nel 1999 il Procuratore Generale Israeliano, con un provvedimento ufficiale stabilì che le pressioni psicologiche durante gli interrogatori erano legittime se sono finalizzate a prevenire operazioni suicide e salvare la vita di cittadini israeliani.
Nel Settembre 1999 la Corte Suprema israeliana finalmente ha dichiarato che molti metodi di tortura usati dal Servizio di sicurezza israeliano, erano illegali.
Tuttavia, secondo la totalità delle più autorevoli organizzazioni non governative come il Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele (PCATI), l’Organizzazione Mondiale contro la Tortura (OMCT), il Comitato Internazionale per la Difesa dei Bambini – Sezione Palestina, il LAW , Al – Haq, e l’Istituto Mandela per i diritti Umani, in tutte le prigioni ed i centri di detenzione, i detenuti palestinesi, compresi donne e Bambini, continuano ad essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti, che spesso comportano vera e propria tortura.
Israele nel Luglio 2003 ha relazionato davanti alla Comitato per i Diritti Umani dell’ONU che trattasi di accuse infondate, ma al commissario ONU per i Diritti Umani non è stato consentito l’accesso alle prigioni israeliane, né ai centri di detenzione ed ai funzionari statali che avrebbero dovuto avere il compito di accertare la validità delle denunce di torture.
Già nel 1994 il Comitato contro la Tortura dichiarò inaccettabili le conclusioni del rapporto della Commissione Landau del 1987, che ritenevano lecite “moderate pressioni psicologiche”, e raccomandava ad Israele di incorporare le disposizioni della Convenzione contro la Tortura nel proprio ordinamento interno. Tale raccomandazione ad oggi non ha avuto ancora seguito e l’unico limite alla pratica della tortura verso i detenuti è stato l’intervento dell’Alta Corte di Giustizia.
Principali norme violate
L’art. 2 c. 1 della Convenzione contro la Tortura ed i trattamenti inumani e degradanti, stabilisce che “Ogni Stato parte dovrà adottare effettive misure legislative, amministrative giudiziarie, o altre misure atte a prevenire atti di tortura in tutto il territorio sottoposto alla sua giurisdizione”.
L’art. 40, n. 1, CRC – Gli Stati Parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo essere trattato costantemente in modo da promuovere il suo senso di dignità ed il suo valore
L’art. 37, lett. a) CRC – Gli Stati Parti si assicureranno che nessun fanciullo sia sottoposto a tortura, o altro trattamento crudele, inumano o degradante.

L’art. 7 della Convenzione sui diritti civili e politici stabilisce che “nessuno può essere sottoposto alla tortura né a punizioni o trattamenti crudeli, disumani o degradanti”

6) Detenzione preventiva

Dopo l’arresto, i minori palestinesi rimangono in detenzione, sia prima che dopo l’interrogatorio.
Il governo israeliano utilizza la detenzione preventiva ampiamente ed indiscriminatamente contro i Palestinesi. Le forze armate israeliane, la polizia e le forze di sicurezza utilizzano in modo abituale la detenzione come strumento per ottenere delle confessioni, estorcere informazioni, reclutare collaboratori e punire i detenuti per la loro resistenza all’occupazione.
In base all’ordine militare n. 1500 il contatto tra minori detenuti ed i loro difensori legali può essere rimandato fino a 18 gg. dopo l’arresto, e tale termine è prorogabile dall’autorità militare fino a 90 giorni.
Il vaglio del giudice sulla legittimità dell’arresto può avvenire fino a 8 gg. dall’arresto, ma anche tale termine è prorogabile fino a sei mesi per ordine dell’autorità militare.
Nei confronti dei minori israeliani entro al massimo 48 ore un giudice deve valutare la legittimità dell’arresto.

Principali norme violate
Beijing Rules Art 13.1 . la detenzione preventiva può essere utilizzata solo come estrema risorsa, e per il periodo più breve possibile di tempo.

Beijing Rules Art. 13.2 – ogniqualvolta sia possibile, la detenzione preventiva sarà sostituita da misure alternative, come libertà vigilata, sorveglianza intensa o collocamento in famiglia o in un centro rieducativi.

7) Detenzione amministrativa
Dei 301 minori attualmente detenuti nelle carceri israeliane 5 sono sottoposti a detenzione amministrativa.
La detenzione amministrativa è una detenzione senza accuse particolari, che non porta ad un processo. E’ adottata non sulla base di un provvedimento giurisdizionale bensì amministrativo, per ragioni di sicurezza. E’ consentita dal diritto internazionale, ma sotto rigide restrizioni.
Israele ne abusa, violando tutte le restrizioni vigenti, trattiene i palestinesi in detenzione prolungata, senza neppure informarli dei sospetti contro gli stessi.
Né ai minori, né ai loro avvocati è consentito avere accesso alle prove nei loro confronti. Dal 1998 al 2001 i casi di detenzione amministrativa sono sensibilmente diminuiti, per incrementare nuovamente dopo il 2001.
Nel maggio del 2002 più di 600 palestinesi erano in detenzione amministrativa. Nel gennaio 2003 avevano superato le mille unità.
A titolo meramente esemplificativo si riporta il caso di Mohammad, nato nel 1986, nel Dheisheh refugee camp, Bethlehem, che ha dichiarato ( ) che nel dicembre 2002 i servizi di sicurezza israeliani (GSS) lo arrestarono quando non aveva ancora 16 anni. Fu portato nella prigione di Atzion e messo in isolamento per quaranta giorni. Fu accusato di essere nemico dello stato di Israele, con l’affermazione che su di lui esisteva un rapporto segreto. Fu torturato durante gli interrogatori, picchiato con un bastone, spente le sigarette sulle gambe, gli orinarono addosso, e lo minacciarlo di strappargli le unghie. Rimase in detenzione amministrativa per sei mesi, che il comando militare prorogò ulteriormente fino ad un tempo complessivo di 21 mesi. La prigione era una tenda con altri detenuti adulti. D’estate vi erano più di 45 ° mentre in invero era freddo e pioveva. C’erano mosche, serpenti e scorpioni nella tenda. Il cibo era insufficiente e qualche volta avariato. Oggi Mohammad è uno studente universitario e spera di arrivare alla pace ma continua a vivere in un posto simile ad un prigione.
La detenzione amministrativa è prevista all’ordine militare n 1229 del 1988.
Questa ordinanza prevede che le autorità militari possono detenere un individuo fino a sei mesi prorogabili di altri sei mesi, senza limiti di tempo e dunque per una durata indefinita, quando abbiano ragionevole dubbio che la sicurezza dell’are a o ragioni di sicurezza pubblica lo richiedono.
I concetti di “sicurezza dell’area” o la “pubblica sicurezza”, non sono definite, e la loro interpretazione dipende dai comandi militari.
Non è previsto alcun controllo giudiziale.
I luoghi della detenzione amministrativa sono situati dentro il territorio israeliano.
Il regime della detenzione amministrativa è diverso in Israele rispetto a quello vigente nei territori occupati. In Israele per esempio, la legge richiede che i detenuti siano portati davanti ad un giudice entro 48 ore, e periodici controlli ogni tre mesi da parte del presidente della corte distrettuale.
Per il diritto internazionale la detenzione amministrativa può essere usata soltanto per prevenire atti di violenza e chiari danni alla sicurezza. Non può essere usata come punizione. La detenzione amministrativa non può essere applicata collettivamente, ma solo su basi individuali, in relazione a sospetti su particolari persone. Devono essere osservati i diritti fondamentali dei detenuti, quali il diritto ad un avvocato, essere portati tempestivamente innanzi ad un giudice.
Coloro che risiedono nei territori occupati, possono essere detenuti solo all’interno di tali territori e non possono essere deportati all’interno del territorio dello stato occupante. Devono essere riforniti di cibo, abiti visite regolari dei familiari, devono poter continuare a lavorare, e studiare
Il comitato per i diritti umani dell’ONU, nel monitorare il rispetto della convenzione per i diritti civili e politici, che Israele ha ratificato, permette la detenzione amministrativa purchè non sia arbitraria, e conforme a standard minimi internazionali, deve essere basata su procedura stabilite dalla legge, i detenuti devono essere informati delle ragioni della detenzione e la legalità della detenzione deve essere vagliata comunque da un giudice.
La detenzione amministrativa è altresì soggetta alla disciplina del diritto umanitario internazionale, ed in particolare della Quarta Convenzione di Ginevra.
Israele afferma che il suo utilizzo negli OPT, è conforme all’art. 78 che prevede che per imperative ragioni di sicurezza lo stato occupante può adottare misure per proteggere le persone, e può obbligare al soggiorno forzato o l’internamento.
Secondo il parere della massima autorità del Convenzione di Ginevra, il Dr. Hean Pictet, queste misure possono essere utilizzate solo per reali ed imperative ragioni di sicurezza.
Inoltre, ai sensi dell’art.6 della Convenzione, non possono essere applicate dopo un anno dalla cessazione delle operazioni militari. Essendosi ormai stabilizzata la situazione all’interno dei territori, secondo lo stesso Pictet, misure repressive contro la popolazione palestinese non possono più essere giustificate.
L’art. 78 non può dunque essere utilizzato per legittimare la detenzione amministrativa dopo 50 anni di occupazione militare.

Principali norme violate
Ar. 49 della Quarta Convenzione di Ginevra: proibisce trasferimenti individuali o di massa, come deportazioni di persone protette dai territori occupati nel territorio della potenza occupante.
ART. 9 del Patto dei Diritti Civili e Politici.
1. Ogni individuo ha diritto alla libertà e alla sicurezza della propria
persona. Nessuno può essere arbitrariamente arrestato o detenuto. Nessuno
può esser privato della propria libertà, se non per i motivi e secondo la
procedura previsti dalla legge.
2. Chiunque sia arrestato deve essere informato, al momento del suo
arresto, dei motivi dell’arresto medesimo, e deve al più presto aver notizia
di qualsiasi accusa mossa contro di lui.
3. Chiunque sia arrestato o detenuto in base ad un’accusa di carattere
penale deve essere tradotto al più presto dinanzi a un giudice o ad altra
autorità competente per legge ad esercitare funzioni giudiziarie, e ha diritto
ad essere giudicato entro un termine ragionevole, o rilasciato. La
detenzione delle persone in attesa di giudizio non deve costituire la regola,
ma il loro rilascio può essere subordinato a garanzie che assicurino la
comparizione dell’accusato sia ai fini del giudizio, in ogni altra fase del
processo, sia eventualmente, ai fini della esecuzione della sentenza.
4. Chiunque sia privato della propria libertà per arresto o detenzione ha
diritto a ricorrere ad un tribunale, affinché questo possa decidere senza
indugio sulla legalità della sua detenzione e, nel caso questa risulti illegale,
possa ordinare il suo rilascio.
Art. 78 IV Convenzione di Ginevra (v. sopra)

8) Contatti con i genitori

Essendo i fanciulli soggetti particolarmente vulnerabili, è necessario che godano nello stato di detenzione di misure di protezione molto più elevate rispetto a quelle riservate agli adulti, ed è particolarmente importante che ai bambini siano consentiti regolari contatti con le loro famiglie.
Dopo l’arresto, le autorità di Israele abitudinariamente negano alla maggior parte dei bambini palestinesi detenuti il diritto di contattare le loro famiglie.
Questa negazione si concretizza principalmente con due sistemi.
Anzitutto viene negato il diritto di accesso ad un telefono alla maggior parte dei detenuti.
In secondo luogo viene adottata la politica di detenere la maggioranza degli arrestati in prigioni all’interno di Israele. A causa del sistema israeliano di chiusure e check point, alle famiglie di detenuti è raramente permesso di entrare in Israele, anche solo per andare in visita in una prigione.
Anche quando i bambini sono tenuti all’interno dei territori occupati, il movimento tra i vari centri abitati è limitato da check point e blocchi stradali (in particolare da settembre del 2001), il cui attraversamento è spesso vietato ai familiari.
La maggioranza di detenuti bambini Palestinesi sono detenuti attualmente in prigioni e centri di detenzione all’interno di Israele, lontano dalle loro case e dalle loro famiglie. Al momento della stesura di questo rapporto, il 53.1% dei bambini Palestinesi viene detenuto nelle strutture all’interno della Linea Verde di Israele. Le strutture sono generalmente gestite dalle forze armate israeliane o dal Servizio di Prigione Israeliano (IPS). Al giugno 2007 l’84,3 % (pari 254 fanciulli) a dei minori affidati all’amministrazione penitenziaria mentre il 15,7 % (pari a 47 fanciulli) è affidato a strutture penitenziarie gestite dall’esercito.
Comunemente, le famiglie all’inizio non sono informate del luogo ove si trova il loro fanciullo.
Così, alla grande maggioranza di bambini prigionieri viene negato il diritto fondamentale di visite familiari, e anche i contatti telefonici, in palese violazione del diritto internazionale.
L’assenza di contatto tra i bambini e i loro genitori lascia i bambini potenzialmente soli in una situazione in cui sono estremamente vulnerabili ed è fonte di un grave disadattamento sociale.
Inoltre, i minori sono costretti a fare scelte critiche riguardanti i loro diritti e la loro salute fisica, senza il consiglio e l’aiuto dei loro genitori come quando essi devono acconsentire ad un trattamento medico o ad affrontare fasi cruciali dei loro processi.

La mappa alla seguente pagina illustra il posizione e tipo (forze armate o IPS) di ogni struttura i detenzione, così come il numero di detenuti bambini Palestinesi.

The Locations of Palestinian Child Detainees

Principali norme violate
Beijing Rules art. 26.5 L’interesse e ed il benessere dei giovani incarcerati, necessita che i genitori o i tutori abbiano diritto di accesso.
Beijing Rules art. 10 non appena catturato un fanciullo, i suoi genitori o tutori devono essere immediatamente avvisati o comunque entro il tempo più breve tempo possibile.
Le regole delle Nazioni Unite per la protezione dei fanciulli privati della libertà, (JDL Rules), Art. 59 – Tutte le misure devono essere indirizzate ad assicurare che i fanciulli abbiano una comunicazione adeguata con il mondo esterno, la quale costituisce una parte integrante del diritto a trattamento giusto e umanitario

9) Violazione del divieto di deportazione dei minori palestinesi all’interno dello stato israeliano.
La maggior parte dei minori palestinesi arrestati o condannati da Israele a pene detentive, viene destinato a strutture penitenziarie site all’interno del territorio israeliano.
Ciò avviene in palese violazione del diritto umanitario internazionale ed in particolare con le norme della IV convenzione di Ginevra per la protezione dei civili in tempo di guerra.
Si visto in primo luogo che l’art. 49 di tale Convenzione che pone un divieto imperativo e inderogabile dei trasferimenti forzati collettivi o individuali dal territorio occupato in quello della Potenza occupante. Il testo francese di tale disposizione proibisce “les transferts forcés en masse ou individuels, ainsi que la déportation de personnes protégées hors du territoire occupé dans le territoire de la Puissance occupante ou dans celui de tout autre Etat, occupé ou non, quel qu’en soit le motif”.
Per quanto riguarda in particolare le persone sottoposte a procedimento penale, l’art. 76 della IV Convenzione Ginevra, stabilisce che “le persone protette accusate di violazioni saranno detenute nel paese occupato e se giudicate colpevoli sconteranno le condanne al suo interno”.
Israele si è sempre difeso dall’accusa di violare tale convenzione, in qualità di Stato parte firmatario della IV convenzione di Ginevra, sostenendo che tale convenzione non è applicabile ai territori palestinesi occupati.
Tale ragionamento è fondato sulla considerazione che i territori palestinesi costituirebbero una sorta di terra nullius, non risultando attribuibili ad alcun altro Stato e quindi non possono essere considerati neanche alla stregua di territori occupati.
Si tratta di una argomentazione alquanto discutibile, più volte smentita a condannata dalle autorità internazionali, ivi compreso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e dallo stesso consesso degli Stati firmatari della IV convenzione di Ginevra.
Si ricordano a tale proposito le risoluzioni 237 del 14 giugno 1967, 446 del 22 marzo 1979, 681 del 20 dicembre 1990, e 694 del 24 maggio 1991.
Quest’ultima ha dichiarato, in particolare, “que l’action des autorités israéliennes de déporter […] Palestiniens est en violation de la Ive Convention de Genève de 1949 applicable sur l’ensemble des territoires palestiniens occupés par Israel depuis 1949, y compris Jérusalem”.
Ricordiamo inoltre la risoluzione 641 del 30 agosto 1989 la quale ha affermato, in termini più generali, “que la Convention de Genève relative à la protection des civils en temps de guerre est applicable aux territoires palestiniens, occupés par Israël depuis 1967, y compris Jérusalem et les autres territoires arabes occupés.”
Da ultimo la Conferenza delle Alti Parti Contraenti della Quarta Convenzione di Ginevra, svoltasi a Ginevra il 5 dicembre 2001, ha riaffermato l’applicabilità di tale Convenzione ai territori palestinesi occupati, compresa Gerusalemme Est, reiterando quindi la necessità del pieno rispetto delle sue disposizioni in tale ambito.
Il punto 13 della Dichiarazione invita le Potenze occupante ad astenersi in modo particolare dalle attività elencate nell’art. 147 della Convenzione, tra le quali trovano spazio l’uccisione, le torture, le deportazioni illegali, e la privazione del diritto ad un processo regolare.

10) Il diritto all’assistenza legale

Sebbene almeno nominalmente un difensore legale rappresenti la maggior parte dei fanciulli Palestinesi detenuti da Israele, di fatto le autorità israeliane hanno reso l’effettivo esercizio della loro attività difensiva estremamente difficile.
I processi contro i minori palestinesi sono condotti non da tribunali ordinari o da tribunali minorili, ma dalle Corti Militari, e il complesso delle norme legali contenute negli Ordini Militari è costantemente cambiata ed aggiornata dalle Ordinanze Militari.
Le ordinanze militari formano una cornice regolamentare per il controllo di Israele sui palestinesi che vivono nei territori occupati. Non c’è un processo legislativo democratico per la promulgazione di queste ordinanze; esse sono emesse come decreti dai comandi militari israeliani della zona e, in molti casi, guadagnano immediatamente lo stato di diritto.
Non ci sono meccanismi civili a cui i difensori possono fare appello al fine di mettere in dubbio la legittimità di questi regolamenti. Così sebbene gli avvocati che rappresentano i bambini attraversino i vari processi giudiziari, è chiaro che non riescono a lavorare per fare ottenere ai ragazzi delle pene minori ma piuttosto per apportare una sfumatura di legalità ad un processo discriminatorio e difettoso.
Le procedure delle Corti Militari non prevedono la nomina di difensori di ufficio in caso di imputati non abbienti o privi di difensore.
I principali ostacoli che incontrano gli avvocati nella loro difesa che rendono le procedure utilizzate da Israele non conformi agli standards internazionali sono le seguenti:
• Gli avvocati inoltre devono superare spesso ostacoli burocratici per incontrarsi con i loro clienti.
• I bambini vengono spesso spostati da un posto di detenzione a un altro senza che l’avvocato ne sia informato.
• Durante i colloqui con il cliente le autorità israeliane sono generalmente presenti, violando così il rapporto professionale tra l’avvocato ed il fanciullo.
• Per i minori tenuti in detenzione amministrativa, non viene fornito all’avvocato alcun dettaglio sulle accuse che vengono mosse al minore.
• Gli avvocati non possono incontrare i loro clienti minori fino a dopo che non siano finiti gli interrogatori.
• L’ordine militare 1500, proibisce qualsiasi contatto con gli avvocati per un periodo iniziale di diciotto giorni, rinnovabile fino ad un totale di novanta.
• Gli avvocati palestinesi incontrano ostacoli sia nel muoversi all’interno del territorio palestinese a causa dei numerosi check point,
• Gli avvocati palestinesi spesso non hanno il permesso di recarsi in Israele per assistere i loro clienti nel caso in cui i minori siano incarcerarti in una struttura israeliana.
• Presso la Corte militare in Beit El gli avvocati non possono accedere ai servizi di fotocopiatura neppure per fotocopiare gli atti del fascicolo del cliente.
• Non hanno accesso ai servizi di traduzione, mentre i documenti sono spesso solo disponibili in ebraico.
• Ai cancelli del centro di detenzione di Ofer gli avvocati devono aspettare molte ore.
• Sono soggetti a molestie e perquisizioni corporali.
• Talvolta i processi vengono svolti di notte.
• Gli avvocati non hanno accesso alle liste dei detenuti che devono essere processati il giorno seguente e c’e’ stato un numero di casi in cui i detenuti palestinesi sono stati giudicati e processati senza la presenza dei loro legali.
• In molti casi viene negato il diritto al colloquio per “ragioni di emergenza” in particolare alle prigioni di Hadarim e Asqualan.

Principali norme violate
Art. 72 IV Convenzione di Ginevra Ogni imputato avrà il diritto di far valere i mezzi di prova necessari per la sua difesa e potrà, in particolare, far citare dei testi. Egli avrà il diritto di essere assistito da un difensore qualificato, di sua scelta, che potrà visitarlo liberamente e fruirà delle facilitazioni necessarie per preparare la sua difesa.
Se l’imputato non ha scelto un difensore, la Potenza protettrice gliene procurerà uno. Se l’imputato deve rispondere di un’accusa grave e non vi sarà una Potenza protettrice, la Potenza occupante dovrà, con riserva del consenso dell’imputato, procurargli un difensore.
Ogni imputato sarà, a meno che non vi rinunci spontaneamente, assistito da un interprete, sia durante l’istruttoria, sia durante l’udienza del tribunale. Egli potrà, in ogni tempo, ricusare l’interprete e chiederne la sostituzione.

Art. 40 CRC (2) (b) – ii) sancisce il diritto dei minori di essere informati il prima possibile e direttamente,oppure, se del caso, tramite i suoi genitori o rappresentanti legali, delle accuse portate contro di lui, e di beneficiare di un’assistenza legale o di ogni altra assistenza appropriata per la preparazione e la presentazione della sua difesa;

Articolo CRC. Il 37 (d) – ) i fanciulli privati di libertà hanno diritto ad avere rapidamente accesso ad un’assistenza giuridica o ad ogni altra assistenza adeguata, nonchè il diritto di contestare la legalità della loro privazione di libertà dinnanzi un Tribunale o altra autorità competente, indipendente ed imparziale, ed una decisione sollecita sia adottata in materia.
Art. 14.1, Beijing Rules il caso del fanciullo sarà trattato da un autorità competente (corte, tribunale, tavola, consiglio, ecc), secondo i principi di un corretto e giusto processo.

11) Processo

I tribunali militari israeliani utilizzano regolarmente delle “prove segrete” contro i detenuti Palestinesi e le traduzioni che vengono fornite sono estremamente povere.
L’accusa prepara i documenti per il processo contro il minore e li presenta alla corte militare. In questa sessione, l’accusa solitamente chiede che il bambino resti in prigione fino alla fine dei procedimenti legali, mentre il difensore ne chiede la liberazione fino alla data del processo. Nella maggior parte dei casi trattati da DCI/PS la richiesta è negata. Nell’esperienza di DCI/PS solo il 3-5% dei casi sono stati rilasciati su cauzione.
Conseguentemente, la maggioranza dei minori palestinesi sono detenuti dal momento dell’arresto fino alla fine dei procedimenti legali.
Inoltre, in molti casi, il giudice militare o i giudici si basano sulle informazioni e sulle prove fornite oralmente dall’accusa, senza esaminare attentamente l’informazione o fare riferimento ai documenti del caso.
I processi vengono definiti generalmente con un patteggiamento, ovvero un accordo tra pubblico ministero ed avvocato difensore sulla condanna da applicare all’imputato.
Generalmente le difese non chiedono neppure l’esame dei testi anche perché quando cercano di ottenere l’assoluzione completa dell’imputato spesso vengono condannati a pene ancora più severe.

In ragione della prassi di concludere i processi con una sentenza concordata, i pubblici ministeri sono indotti nella fase iniziale della procedura a formulare contestazioni ancora più pesanti agli imputati in modo da poter concordare comunque pene di una certa gravità.

12) Istruzione
Secondo la legge internazionale, i fanciulli i detenuti hanno un diritto a un’istruzione.
Questo diritto non è rispettato, protetto o adempiuto ad eccezione di una manciata di prigionieri minorenni palestinesi tenuti all’interno di detenzione di sicurezza israeliana.
L’istruzione fornita al piccolo numero di detenuti cui ne è concesso di accedervi, è generalmente povera e limitata ad alcune ore di istruzione alla settimana.
Solo i bambini della prigione di Telmond (che detiene il 28.8% di prigionieri minori palestinesi) ricevono una istruzione rudimentale (in Hasharon e Ofek) di 6 ore alla settimana da un insegnante.
Ai bambini è negata una istruzione secondo i programmi scolastici palestinesi, e sono privi di libri di testo.
Essi ricevono solo una sommaria istruzione in storia, matematica e per di più nella lingua ebraica.
Inoltre, il programma di insegnamento non è adattato all’età dei singoli, dato che tutti i bambini Palestinesi ricevono la stessa istruzione indipendentemente dall’età.
Anche nel carcere di Telmond tuttavia, accade che le autorità carcerarie neghino una attività didattica ai minori palestinesi per mesi.
Nelle altre prigioni l’istruzione dei minori palestinesi è affidata ai detenuti adulti palestinesi, ai quali non è tuttavia consentito di accedere ad alcun materiale didattico.
Tale politica carceraria, oltre ad avere un impatto negativo a livello individuale sui singoli fanciulli, ha indubbiamente effetti negativi sull’intera società palestinese, considerato il numero di minori palestinesi che transitano per le carceri israeliane..

Inoltre, le gravi carenze educative creano un impatto negativo sullo sviluppo personale del fanciullo, impedendo una positiva reintegrazione nella società dopo il rilascio, e riducono la sua capacità di trovare una occupazione produttiva per se e la propria famiglia.

Art. 28 CRC . Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all’educazione

Art. 39 JDL stabilisce che deve essere permesso di continuare gli studi ai giovani in età da scuola dell’obbligo che desiderano continuare la loro istruzione… E deve essere fatto ogni sforzo per fornire loro un accesso per accedere ad adeguati programmi didattici.

Art.26 Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo
Ogni individuo ha diritto all’istruzione.
Art. 13 Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo all’istruzione. Essi convengono sul fatto che l’istruzione deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e del senso della sua dignità e rafforzare il rispetto per i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali. Essi convengono inoltre che l’istruzione deve porre tutti gli individui in grado di partecipare in modo effettivo alla vita di una società libera, deve promuovere la comprensione, la tolleranza e l’amicizia fra tutte le nazioni e tutti i gruppi razziali, etnici o religiosi ed incoraggiare lo sviluppo delle attività delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

13) Assistenza sanitaria
La qualità di assistenza sanitaria che l’Israele fornisce a detenuti minori palestinesi è irregolare e generalmente povera. L’accessibilità di detenuti a servizi sanitari adeguati varia, e dipende dalle autorità che gestiscono la prigione ove è detenuto, dalla prigione in cui sono detenuti, dal livello di indipendenza del personale medico rispetto alle autorità carcerarie, dal livello di violenza che c’è nella prigione, sia da parte delle guardie carcerarie e dei militari che li interrogano, che degli altri carcerati.

Inoltre, la supervisione dei servizi medici accessibili ai detenuti soffre di difetti gravi, ed è spesso condotta da autorità con poca o nessuna preparazione medica generalmente trovata all’interno del sistema carcerario. Tali condizioni conducono a monitoraggio povero.

Nella maggior parte dei casi, l’autorità interessante o detenente sulla condizione o sulla posizione medica del detenuto non informa le famiglie dei detenuti.
Anche dove un detenuto è gravemente sofferente o in pericolo di vita, le autorità israeliane sono note per non dare alcuna informazione alle famiglie e consentire una visita alla prigione.

Sulla base di quanto risulta dalle denunce di molti prigionieri, i Servizi di Prigione Israeliani fallimenti (IPS) eludono di rispondere prontamente e correttamente alle preoccupazioni di salute dei detenuti. Alcuni esempi seguono:
alle richieste dei prigionieri di essere visitati dal medico non viene risposto entro un tempo ragionevole;
la maggior parte dei detenuti con problemi di salute non sono trattati con niente di più delle tavolette “Acamol” (paracetamol), indipendentemente dalla loro condizione;
Esami di laboratorio o test specialistici, fuori dal centro di detenzione sono regolarmente ritardati a causa delle difficoltà burocratiche che comporta il trasportare un prigioniero fuori dalla struttura.
nonostante l’esistenza di strutture sanitarie nei centri di detenzione, essi non possono propriamente occuparsi dei prigionieri che soffrono di malattie croniche che richiedono di essere seguiti costantemente e richiedono visite periodiche.
Secondo la legislazione ed altre norme internazionali i bambini in detenzione hanno un diritto di accedere ad una assistenza sanitaria adeguata.
Oltre al solito spettro di malattie che colpiscono i bambini generalmente, i bambini in situazioni di conflitto e in particolare i detenuti fanciulli, soffrono di ulteriori problemi di salute.
Questi problemi riguardano ferite incorse durante arresto o detenzione, disturbi psicologici, o malattie che sorgono da condizioni di estrema povertà, di sovraffollamento e carenti condizioni igienico sanitarie.

ARt 24 CRC- Gli Stati parti riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile e di beneficiare di servizi medici e di riabilitazione.. Essi si sforzano di garantire che nessun minore sia privato del diritto di avere accesso a tali servizi.
ART. 49 JDL — ogni giovane riceverà assistenza medica adeguata, sia preventiva che correttiva. . . .

14) Reclutamento di minori detenuti come informatori.

Il servizio di sicurezza israeliano (Shabak) cerca abitualmente di reclutare informatori tra i minori detenuti.
In base ad uno studio del 2003 di Defence for Children, è stimato che circa il 60 % dei minori intervistati hanno dichiarato di essere stati torturati o costretti in qualche modo a convincersi a cooperare con l’occupante.
I minori sospettati di collaborare con l’occupante israeliano diventano così oggetto di esclusioni e rappresaglie da parte della propria comunità palestinese.
Nel febbraio 2002 due minori condannati per collaborazionismo sono stati uccisi da alcuni killer all’interno dello stesso tribunale palestinese che li aveva condannati.
Per ottenere la loro collaborazione, i servizi israeliani li sottopongono a pressioni fisiche e mentali nel corso degli interrogatori dentro le prigioni.
Alcuni a causa di tali pressioni (botte, lunghe condanne, aggressioni sessuali) accettano di collaborare.
Altri diventano collaboratori in cambio di concessioni e privilegi, come per esempio permessi di lavoro, posti di lavoro per i loro familiari, o per prevenire ulteriori mali fatti ad amici e parenti.
In altri casi diventano collaboratori perché costretti da altri familiari che già svolgono il ruolo di collaboratori.
Tra il 1995 ed il 2003 sono stati giudicati dai tribunali palestinesi un gran numero di collaboratori di cui sono stati condannati a morte in 18 con due pene eseguite.
Attualmente i minori che sono processati come collaboratori sono mandati in un centro di detenzione giovanile del ministero degli affari sociali.
E’ difficile che un collaboratore denunci il tentativo di reclutamento, fino a quando sono tenuti a fare rapporto ai loro superiori palestinesi subendo in difetto pesanti conseguenze.

I palestinesi inoltre non hanno molta pietà per loro, soprattutto quando sono coinvolti in seri incidenti fino alla morte dei altri palestinesi o danneggiano la causa nazionale.
come collaboratori.

Principali norme violate
Art. 40, n. 2, lett.iv CRC Gli stati membri vigilano affinché i minori abbiano la garanzia di non essere costretto a rendere testimonianza o dichiararsi colpevole; di interrogare o far interrogare i testimoni a carico e di ottenere la comparsa e l’interrogatorio dei testimoni a suo discarico a condizioni di parità;

I principi del Diritto internazionale Umanitario sono riaffermati nello Statuto della Corte Penale internazionale di Roma, che considera il reclutamento dei minori con finalità militari per raccogliere informazioni un crimine di guerra. Israele non ha tuttavia aderito al trattato di Roma.

15) L’igiene nelle prigioni.
Tutti gli individui privati della loro libertà hanno diritto a livelli minimi di igiene, di alimentazione e di giaciglio.
Quando le circostanze politiche peggiorano esternamente alla prigione, i detenuti riferiscono che peggiorano anche il trattamento e le condizioni generali di detenzione peggiorano.
Le condizioni nelle strutture di detenzione israeliane sono uniformemente inadeguate e generalmente al di sotto delle condizioni di prigionia offerte ai prigionieri israeliani.
I detenuti sono tenuti spesso in tende, sia durante la loro detenzione di preventiva che durante l’esecuzione della pena, rimanendo così esposti a condizioni climatiche estreme.

Sono inferiori alla media anche le condizioni igieniche.
Vi sono continue lamentele dei detenuti sulla qualità e sul numero di gabinetti e docce disponibili, così come riguardo la possibilità di accedervi.
Altri problemi gravi includono mancanza di acqua calda, quantità di cibo scarsa e scadente, mancanza di vestiario, in generale, ed in particolare di vestiario caldo nel periodo invernale.
I bambini sono tenuti quasi continuamente in cellule piccole e affollate, male ventilate e insalubri.
I funzionari di prigione israeliani pongono severi limiti al tempo che i minori possono trascorrere esternamente alle loro celle.
Molti sono stati messi anche in isolamento per delle intere settimane
I detenuti minori non sono neppure forniti di quanto necessario per dormire.
Molti sono forzati a dormire sui materassi posti sul pavimento o ad usare materassi a turno.
In aggiunta, i detenuti minori quasi uniformemente si lamentano della qualità e della quantità povere delle razioni di cibo che essi sono dati.
Sommando la privazione del diritto di accedere ad appropriate cure alla propria salute e di curare il proprio stato psicologico, nonché la restrizione se non la negazione del diritto di visita delle famiglie, le miserevoli condizioni di detenzione hanno contribuito ad un deterioramento grave nella salute fisica e mentale di bambini Palestinesi detenuti dal governo israeliano.

Art. 33 JDL – i dormitori dovrebbero essere formati normalmente da piccoli gruppi o singole camere. Ogni giovane dovrebbe essere fornito di una autonoma sistemazione per dormire, che dovrebbe essere pulita al momento in cui viene assegnato, tenuto in buon ordine e cambiato spesso in modo da assicurare una sufficiente pulizia.

Art. 34 JDL – le installazioni igieniche dovrebbero essere presenti, e di un livello sufficiente per permettere a ogni giovane di soddisfare, come richiesto, le sue necessità fisiche in privacy e in un modo pulito e decoroso.

Art 37 JDL – ogni struttura di detenzione assicurerà che ogni giovane riceve cibo adeguatamente preparato e presentato a tempi di pasto normali e di una qualità e quantità per soddisfare i livelli di dietetica, di igiene e salute e, richieste per quanto possibili, religiose e culturali. L’acqua potabile pulita dovrebbe essere disponibile per ogni giovane in qualsiasi momento.

APPENDICE
Raccomandazioni ed interventi delle Nazioni Unite e di altre autorità internazionali.
1) Il Comitato per il rispetto dei diritti dei minori presso l’Assemblea Generale dell’ONU, in data 3/12/04 ha adottato la seguente raccomandazione contro Israele relativa alla situazione dei minori palestinesi.
l’assemblea Generale, richiamata la Convenzione sui diritti dei fanciulli, la sentenza della Corte di Giustizia dell’Aia del 9/7/04 che ha ribadito che la Convenzione è applicabile ai territori occupati Palestinesi, la dichiarazione sulla sopravvivenza, protezione e sviluppo dei fanciulli del 1990, la dichiarazione del piano di Azione dell’assemblea Generale dell’ONU adottato nella 27° sezione, e le più rilevanti previsioni del Patto sui diritti Economici, Sociali e Culturali, notando con grave preoccupazione che la situazione dei minori palestinesi sotto l’occupazione israeliana è priva dei più basilari diritti sanciti dalla CRC preoccupata del continuo grave deterioramento della situazione dei minori palestinesi nei territori occupati e in Gerusalemme Est, l’impatto dei continui assalti ed assedi alle città, villaggi e campi profughi palestinesi e della continua crisi umanitaria sulla salute e il benessere dei minori palestinesi, preoccupata anche dell’impatto grave derivante dall’illegale costruzione del Muro di separazione, sulle condizioni socio economiche dei minori palestinesi, e delle loro famiglie, e sul godimento da parte dei minori del diritto all’educazione, ad un adeguato standard di vita, incluso cibo sufficiente, vestiario, abitazione, salute, e di libertà dal bisogno, in accordo con la convenzione sui diritti dei minori ed il patto sui diritti economici sociali e culturali,
Esprimendo la sua condanna di tutti gli atti di violenza essendo crescente la perdita di vite umane e di feriti, compresi i minori palestinesi, è profondamente preoccupata per le conseguenze negative incluse quelle psicologiche delle azioni militari israeliane per il presente ed il futuro delle condizioni di salute dei minori palestinesi,
1. INSISTE sull’urgente necessità che I minori palestinesi possano avere una vita normale libera dall’occupazione straniera e dalle distruzioni e paura dentro il loro proprio stato .
2. DOMANDA ad Israele la potenza occupante, di rispettare le previsioni della Convenzione sui diritti del Fanciulli, e quella della IV Convenzione di Ginevra sulla protezione delle popolazioni civili in tempo di Guerra, in modo da assicurare protezione e benessere ai minori palestinesi ed alle loro famiglie.
3. RICHIAMA la comunità internazionale a provvedere urgentemente all’assistenza e al supporto per alleviare la crisi umanitaria in cui versano i minori palestinesi e le loro famiglie, e ad aiutarli alla ricostruzione delle principali istituzioni palestinesi.
(tale risoluzione è stata approvata con l’astensione quasi unanime degli stati dell’Unione Europea).

2) Il rapporto del 6 Luglio 2006 della sessione speciale del Consiglio dei diritti Umani presso l’Assemblea Generale dell’ONU, esprimendo grave preoccupazione per le violazioni dei diritti umani da parte di Israele nei Territori Occupati, ha deciso di disporre una urgente commissione d’inchiesta sulla situazione dei diritti umani in tali territori, in relazione agli arresti arbitrari di ministri e di altri civili degli attacchi militari ai ministri palestinesi, alla distruzione delle infrastrutture, e domandato ad Israele di finire le operazioni militari nei territori occupati, attenendosi alle previsioni del diritto internazionale umanitario, cessando le punizioni collettive contro i civili palestinesi.
Israele ha rifiutato il permesso a tale commissione di svolgere il compito assegnatole dal Consiglio dell’ONU.

3) Il Comitato sui diritti dei Minori dell’ONU, in data 9/10/02 ha;
riconosciuto che l’occupazione illegale della Palestina, con tutto quello che comporta, continua ad alimentare il ciclo della violenza.
Riconosciuto la natura discriminatoria della definizione di minore contenuta nelle ordinanze militari relative ai palestinesi nei territori occupati, raccomandando ad Israele di ritirare l’ordine militare n. 132.
Ribadito l’obbligo di non discriminazione gravante su Israele rispetto ai minori ed alle donne residenti nei territori occupati, manifestando preoccupazione per il fatto che tali discriminazioni persistono e non sono espressamente garantiti dalla Costituzione Israeliana dei principi di non – discriminazione.
Manifestato estrema preoccupazione per i trattamenti inumani e degradanti e le torture inflitte ai bambini palestinesi durante gli interrogatori e la detenzione.
Manifestato seria preoccupazione per il grave deterioramento delle condizioni di salute dei minori residenti nei territori occupati, diretta conseguenza delle misura imposte dalle autorità militari israeliane.
Espresso seria preoccupazione per le demolizioni su larga scala delle abitazioni e delle infrastrutture dei territori occupati, che costituiscono una grave violazione dei diritti ad un adeguato standard di vita dei minori residenti nei territori occupati.
Raccomandato ad Israele il rispetto della Convenzione di Ginevra, con la distinzione tra civili e combattenti ed il rispetto del requisito della proporzionalità.
Deplorato il grave deterioramento dell’accesso all’istruzione dei fanciulli palestinesi, come risultato delle restrizioni alla libertà di movimento e la distruzione delle infrastrutture scolastiche.
Il Comitato ha infine raccomandato ad Israele:
di stabilire strette regole di ingaggio per i militari al fine del pieno rispetto dei diritti dei minori sotto la protezione del diritto internazionale umanitario.
Di trattenersi dall’usare come obiettivi I minori nel conflitto armato nel rispetto dell’art. 38 della IV convenzione di Ginevra,
Ha infine manifestato preoccupazione
per la differente applicazione della legislazione sui minori e la definizione di fanciullo tra minori israeliani e quelli residenti nei territori occupati.
per le pratiche relativi agli arresti ed agli interrogatori dei minori palestinesi.
per le norme contenute negli ordini militari n. 378 e 1500 che consentono una prolungata detenzione preventive in isolamento dei minori, e che non garantiscono un giusto processo e l’accesso alla difesa legale ed alle visite dei familiari.
Ha raccomandato ancora
la piena integrazione nella legislazione e nella pratica interna delle norme della Convenzione, in particolare gli art. 37, 39 e 40 così come le altre rilevanti norme internazionali che stabiliscono i livelli fondamentali di tutela dei diritti dei minori quali le Beijing Rules, the Riyadh Guidelines, the United Nations Rules for the Protection of Juveniles Deprived of their Liberty and the Guidelines for Action on Children in the Criminal Justice System;
che l’utilizzo della privazione della libertà per i minori sia utilizzata effettivamente come ultima risorsa, e per il più breve tempo possibile, e con l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
Il ritiro delle ordinanze militari che violano gli standards del diritto internazionale di amministrazione della giustizia minorile.
4) Il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione delle discriminazioni razziali, in data 13/3/07 ha raccomandato ad Israele:
di implementare le norme contenute nella Convenzione sull’eliminazione delle discriminazioni razziali nel proprio ordinamento interno.
Di smantellare il Muro di separazione in Cisgiordania.
Di restringere al massimo le limitazioni alla libertà di movimento dei palestinesi
Di assicurare il loro accesso alle risorse idriche,
di cessare le demolizioni di case.
Il comitato ha altresì rilevato violazioni della Convenzione contro le discriminazioni razziali per quanto riguarda:
la nozione di minore, che considera i minori palestinesi adulti a 16 anni contro i 18 degli israeliani.
il trattamento dei minori palestinesi arrestati che viene affidato alla giustizia militare, anziché ad un sistema di giustizia minorile come accade per i minori israeliani
L’arresto indiscriminato di minori palestinesi che è diventato una pratica sistematica fin dall’inizio dell’occupazione israeliana.
Il periodo entro il quale la loro posizione deve essere valutata da un giudice, che per i palestinesi parte da 8 giorni per essere estesa, di mese in mese fino ad un massimo di sei mesi, mentre per gli israeliani può arrivare ad un massimo di 48 ore.
Il diritto all’accesso ad un legale, che per i palestinesi può essere rinviato fino a 90 gg dal momento dell’arresto.
Lo stato di detenzione che consente di imprigionare insieme agli adulti i minori palestinesi tra i 16 ed i 18 anni, contrariamente a quanto accade per gli israeliani che vengono destinati ad istituti speciali, essendo vietato ai minori israeliani minori di 18 anni di essere imprigionati con gli adulti.
Per i minori israeliani esiste l’obbligo immediato di informare i genitori del loro arresto, mentre tale obbligo non vale per i palestinesi che non sanno neppure dove vengono imprigionati i loro figli e non li possono vedere per mesi.
Il diritto all’istruzione, che viene assicurato agli israeliani e negato ai palestinesi, che quando ricevono lezioni sono in lingua araba. Il fatto che i 16 17 enni siano considerati adulti esclude che possano avere diritto all’istruzione.

5) RISOLUZIONI ONU RELATIVE ALLA VIOLAZIONE DEL DIRITTO UMANITARIO INTERNAZIONALE., DELLA CONVENZIONE DI GINEVRA E DEL CRC.

RISOLUZIONE N. 607 (5 GENNAIO 1988)
Il CS ingiunge a Israele di non deportare i Palestinesi e gli chiede con forza di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra.

RISOLUZIONE N. 608 (14 GENNAIO 1988)
Il CS si rammarica profondamente che Israele abbia sfidato l’ONU e deportato civili
palestinesi.

RISOLUZIONE N. 636 (14 GIUGNO 1989)
Il CS si rammarica profondamente della deportazione di civili palestinesi da parte di Israele.

RISOLUZIONE N. 641 (30 AGOSTO 1989)
Il CS deplora che Israele continui nelle deportazioni di Palestinesi.

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