Report su Gaza da Gazzella onlus

30 Luglio 2011

Ritorno dopo quattro mesi: nella Striscia di Gaza continuano i tagli all’elettricità e di conseguenza in questa stagione calda i generi alimentari sono a rischio deterioramento. L’accesso all’acqua potabile resta impossibile se non attraverso le scorte fornite dall’UNRWA; l’acqua prelevata dai pozzi è eccessivamente inquinata da nitrati e nitriti e questo soprattutto a causa della mancanza di adeguati impianti di fognature e in parte contaminata anche da metalli pesanti.

Le strutture sanitarie non sono in grado di dare adeguate risposte al fabbisogno della popolazione, soprattutto in campo di prevenzione (mancano i kit per le analisi, i macchinari diagnostici) e soprattutto mancano i farmaci specifici per le patologie gravi. I reparti di chirurgia pediatrica, cardiologia e oncologica sono quelli che risentono maggiormente delle conseguenze dell’occupazione e dell’assedio. Gli impegni delle ONG internazionali, limitati dalle reiterate incursioni militari israeliane, riescono solo in parte a far fronte al fabbisogno sanitario e i vari presidi sanitari presenti sul territorio sono praticamente al collasso.

I negozi sono riforniti di vari generi alimentari (si trova anche la pasta Barilla, la Nutella!), tuttavia l’accesso a buona parte dei beni di prima necessità è ovviamente riservato solo a chi ha un buon reddito, visto che i prezzi sono troppo elevati. Le produzioni di ortaggi, frutta, e l’allevamento di ovini e pollame restano per molti l’unico scarso sostegno.

A Gaza purtroppo si sente aria di corruzione, di arricchimento con i traffici illeciti delle merci fatte passare dai tunnel, che – se da un lato rappresentano l’unica via per garantire la fornitura di generi indispensabili, dall’altro sono fonte di ricchezza per pochi e alimentano la borsa nera.

E’ facile incontrare una giovane donna che ti racconta che il marito ha cattive frequentazioni e fa uso di droghe e alcool, e che il salario, non è sufficiente a mantenere la famiglia (per l’affitto, la scuola, gli alimenti, l’assicurazione sanitaria ci vogliono circa 900 nis mensili pro capite, circa 200 euro) e così capisci perché anche i palestinesi si trovano costretti a cercare, o meglio ad inventarsi, una seconda entrata; non bisogna poi dimenticare che circa 80% della popolazione è disoccupata. Per tanti aspetti il contesto non è diverso da quello occidentale, con l’aggravante dell’occupazione e dell’assedio.

A Gaza si percepisce anche che sono prossimi alcuni cambiamenti di natura politica, però è difficile definirne la portata. Durante alcune viste che ho fatto ad uffici pubblici o a sedi di ONG locali ho trovato appesa al muro una foto di Vittorio Arrigoni, sorridente con la sua inseparabile Kufia; in molti hanno espresso la loro solidarietà e la loro tristezza per la perdita di un uomo che ha condiviso in prima persona le sofferenze del popolo palestinese e le ha fatte conoscere al mondo. A Khan Yunis sono stata all’associazione Basma dove mi hanno accolto le mamme dei bambini sordomuti che Gazzella sostiene. Mi hanno ringraziato caldamente per il sostegno che diamo loro, non solo economico, ma anche di vicinanza alle famiglie. Ho visitato altri bambini feriti che vivono nella città di Gaza, e anche ad El Bourej, al campo profughi di Magazi ed a Beit Hanun e sono state visite particolarmente faticose a causa del caldo umido che quest’anno si è fatto sentire. Però non è mai accaduto, pur nella miseria, che le famiglie non mi offrissero una bevanda o un frutto. Ho rivisto Sa’ad, che era stato ferito nel luglio del 2006 da un elicottero F16 mentre giocava vicino alla sua casa. Ricordo i nostri primi incontri: avevo davanti a me un bambino con la tracheotomia, con il drenaggio alla pancia, le gambe massacrate. Ricordo le richieste di aiuto che si rincorrevano: i pannolini, le sacche per il drenaggio, la carrozzina prima e le stampelle dopo, la fisioterapia… Oggi Sa’ad, dopo aver subito vari interventi chirurgici, riesce stare in piedi da solo, anche senza l’aiuto delle stampelle; va a scuola con ottimi risultati e la sua stretta di mano e forte e sicura.

Uscire dalla Striscia di Gaza è stato particolarmente lungo e difficile: i controlli israeliani sono durati oltre due ore.

Gerusalemme ogni volta che ci torno, cambia volto: nuovi negozi e ristoranti sono stati aperti nel centro storico, continua la cacciata dei palestinesi da Gerusalemme est, si creano nuovi insediamenti per i coloni arrivati dai paese dell’est, si tenta di distruggere il cimitero arabo della Porta dei Leoni, il tram che proviene dalla Gerusalemme “ebraica” ad ovest sfreccia davanti alle “New Gate”e alla “Porta di Damasco”. Israele avanza con l’occupazione attraverso la
trasformazione di luoghi di memoria e di storia, patrimonio dell’umanità, come dichiarato dall’Unesco, che per loro non hanno alcun valore, conta solo la
ricerca di una identità da costruire distruggendo e negando la vita ad altro popolo.

Fra i palestinesi si continua a sussurrare “resisteremo”.

G.(http://www.gazzella-onlus.com)

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