RESTEREMO QUI. CESSI LA REPRESSIONE! APPELLO DALLA COLOMBIA

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La Colombia ha assistito a forti manifestazioni dal 28 aprile 2021. I media alternativi hanno permesso di conoscere la realtà della situazione sociale. La cosa complessa di tutto questo è che la riforma fiscale è stata solo la ciliegina sulla torta e, rimuovendola, l’intera torta non crollerà.

Il malcontento sociale nella popolazione colombiana sta diventando sempre più grande, e con buone ragioni. Sappiamo che questo non è qualcosa di ieri o di otto giorni fa, la Colombia è arrivata già con una voce di protesta dal 2019, ma ora il governo uccide più del virus.

Sia questo governo che tutti i precedenti hanno significato solo fame, miseria, glifosato, espropriazione della terra, deterioramento dei salari, della salute, della istruzione e il non riconoscimento al diritto della vivere.
La gente è scesa in piazza in massa per protestare contro: le riforme fiscali, pensionistiche, del lavoro e della sanità. Contro il fracking, la irrigazione di glifosato nel territorio nazionale, contro il terrorismo di stato, l’assassinio di leader sociali e per tutte le ingiustizie, fame e impunità che regnano nel governo di Ivan Duque.

La risposta di questo governo non è mai stata il dialogo, molti dicono che Duque sia disconnesso dalla realtà del Paese, tanto da aver dato l’ordine alle forze armate nazionali: polizia, ESMAD ed esercito di massacrare le persone che pacificamente e legittimamente stanno resistendo.

Sono molti i video che circolano nelle reti dove si vede chiaramente la brutalità con cui le forze armate attaccano l’umanità di migliaia di manifestanti, fino ad oggi secondo l’ONG Human Rights International solo nel quartiere di Siloe della città di Cali, una delle città con il maggior numero di manifestanti; dove i giovani si sono organizzati per la resistenza pacifica, ci sono almeno 6 morti violente di cui un minore, 18 feriti e diversi dispersi.

A livello nazionale, le organizzazioni sociali denunciano 379 persone scomparse, più di 37 omicidi da parte della polizia, 831 arresti arbitrari, 10 vittime di violenza sessuale da parte delle forze pubbliche e continui
attacchi ai difensori dei diritti umani, tutto questo nell’ambito dello sciopero nazionale.

La stragrande maggioranza di questi omicidi è avvenuta nei quartieri periferici della città.

Per questo motivo la resistenza e la lotta popolare non si esauriscono con il fatto che la riforma cada o meno, o con il fatto che Duque si dimetta, ora l’interesse primario è che il governo rispetti l’elenco delle richieste per arrivare a un possibile dialogo:

– Rispettare gli accordi di pace, a cui questo governo non ha mai mostrato nessun interesse.

-che siano stabilite garanzie per una vita dignitosa e la non ripetizione della violenza

-Richiediamo una commissione che chiarisca la verità su tutte le morti, sparizioni e violenze di quanto accaduto nel quadro dello sciopero nazionale

-che il diritto costituzionale alla protesta sia protetto e garantito

-ordinare alla polizia di porre fine alle uccisioni di civili.

-reddito di base per le persone e famiglie colpiti dalla pandemia

-un serio piano per generare lavoro degno per i giovani e per la intera popolazione.

-demilitarizzazione delle città

-ritiro della riforma fiscale (che se anche a oggi è già ritirata, non ha ancora aperto un dialogo serio e rappresentativo dei settori sociali interessati )

-il ritiro del progetto di riforma sanitaria

– istruzione gratuita di qualità per tutti e tutte

-Acquisto del vaccino covid19 e vaccinazione efficace per l’intero Paese

-investimento sociale. Niente più spese per la guerra e le armi.

Chiediamo il diritto alla vita, chiediamo il diritto di protestare.

 

Andrea M. Azcarate

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