Restiamo…con Vittorio

Oggi, Venerdì 15 Aprile, Gaza si è svegliata sotto un cielo rannuvolato a lutto e in una brezza di dolore che sta ancora accarezzando la città e il mondo intero. Oggi, un palestinese davvero speciale è stato ucciso. La sola cosa che differenziava lui da noi altri era il suo italiano fluente. Vittorio Arrigoni, un italiano con un cuore palestinese, un palestinese con un cuore italiano, è stato ucciso oggi da un gruppo di estremisti a Gaza.

Vittorio, se la tua anima potesse mandare un messaggio al mondo, vorrei dicesse che ciò che è accaduto oggi non diminuisce il tuo amore per la nostra (che è diventata la tua) città. Vorrei dicesse che la palestinese Gaza di cui ti sei innamorato non avrebbe mai commesso un così orribile crimine. Vorrei dicesse al mondo che i tuoi fratelli e sorelle palestinesi ti amano, saranno per sempre fieri di te e non possono fare altro che imparare dal tuo coraggio e dalla tua passione.

Vittorio, perdona noi, tuoi fratelli e sorelle palestinesi, per essere così vulnerabili, davanti ai mali dell’umanità. L’estremismo porta estremismo e io credo tu saresti d’accordo nel dire che lo stesso estremismo con cui Israele tratta Gaza, alimenta l’estremismo che ha condotto alla tua sconvolgente morte. Eri stato rapito dagli Israeliani alcuni anni fa ed ancora quest’anno a Gaza. Nemici dell’umanità sono ovunque e noi abbiamo bisogno di te per imparare a “restare umani”. Vittorio, tu sei stato ucciso per una causa in cui credevi ciecamente, in una città che ti ha amato tanto quanto tu hai amato lei, se non di più. La gente di Gaza, della Palestina, e del mondo, prega per te oggi. Vittorio, possa la tua anima coraggiosa rimanere a ricordarci che il nostro nemico, che si avvicina in molte forme e agisce attraverso volti diversi, è l’ignoranza. Prego perché possiamo avere il coraggio di stare retti, di fronte all’ignoranza, sia essa di Israele o di egoisti assassini.

Possa il tuo ricordo incidere sui nostri cuori e le nostre menti e sulla nostra lotta per la libertà.

Possa la tua anima riposare in paradiso.
Yasmeen J. El Khoudary
Writer and Researcher (Gaza, Palestine).

Questo figlio perduto, ma così vivo come forse non lo è stato mai, che come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi. Lo vedo e lo sento già dalle parole degli amici, soprattutto dei giovani, alcuni vicini, altri lontanissimi che attraverso Vittorio hanno conosciuto e capito, tanto più ora, come si può dare un senso ad «Utopia», come la sete di giustizia e di pace, la fratellanza e la solidarietà abbiano ancora cittadinanza e che, come diceva Vittorio, «la Palestina può anche essere fuori dell’uscio di casa». Eravamo lontani con Vittorio, ma più che mai vicini. Come ora, con la sua presenza viva che ingigantisce di ora in ora, come un vento che da Gaza, dal suo amato mar Mediterraneo, soffiando impetuoso ci consegni le sue speranze e il suo amore per i senza voce, per i deboli, per gli oppressi, passandoci il testimone. Restiamo umani.
Egidia Beretta Arrigoni, mamma di Vittorio

Ci aspettiamo che la comunità internazionale eserciti pressioni affinché questa ennesima tragedia non serva a giustificare un ulteriore accanimento sulla popolazione civile di Gaza da parte delle autorità israeliane. Chiediamo anzi che oggi piu’ che mai la popolazione di Gaza non venga abbandonata al suo isolamento, vittima inerme delle aggressioni militari, ma anche delle faide interne tra fazioni che assolutamente non la rappresentano.

Le ONG italiane continueranno a garantire il loro impegno nella Striscia di Gaza, come fanno ormai da tanti anni, per sostenere le necessità della popolazione, per rafforzare le componenti della società civile impegnata quotidianamente nella difesa della dignità e dei diritti umani, per promuovere i principi della pace e della solidarietà internazionale, come ha fatto Vittorio negli ultimi anni della sua vita.
RESTIAMO UMANI Cooperanti e amici di Vittorio italiani in Palestina

C’è la morte nel titolo di prima pagina del quotidiano Libero, di domenica 17 aprile: “Lasciatelo là”. La morte dentro. Non perché si riferisce a Vittorio Arrigoni ucciso a Gaza. Non perché parla del ritorno della salma in Italia, senza passare da Israele, dove Vittorio da vivo, era considerato “persona indesiderata”. No, la morte è dentro a questo titolo agghiacciante, senza vergogna, senza pietà, senza pudore, neanche davanti a un cadavere. Se neanche di fronte a un corpo senza vita riusciamo a controllare i nostri istinti più bassi di polemica, di odio, di disprezzo… c’è davvero da preoccuparsi. C’è da chiedersi, e non è retorica: dove andremo a finire? Forse qualcuno vicino alla redazione di Libero, potrebbe parlare loro, con delicatezza, facendo notare che un conto è la macchina del fango, le polemiche con i potenti di turno, il giro di denaro e di potere che a volte attraversa titoli e gli scandali lanciati dal quotidiano milanese… e un conto è il rispetto, almeno dei morti.

È un qualcosa che ti tocca dentro, oltre alle regole scritte o non scritte. Lo stesso codice penale prevede il reato di vilipendio di cadavere, ma non è questo che voglio dire. Sarebbe un cadere su un terreno scivoloso e distruttivo. Non è neanche il caso di citare la famosa tragedia di Sofocle: Antigone. Sarebbe sciupata e forse neanche troppo compresa, una donna che sfida il potere, rischiando la morte per dare sepoltura a chi è stato ucciso.
Qui verrebbe da dire semplicemente… restiamo umani. Mi sembrava davvero troppo tacere davanti a un titolo come questo, che spicca in edicola proprio all’inizio della Settimana Santa, la settimana della passione, del dolore, della croce, della morte. E, invece, vogliamo non disperare sull’umanità che c’è nel cuore di tutti, anche se a volte è faticosa da scorgere.
Don Renato (Verbania)

Grazie, Vittorio, non ti ho mai incontrato e Dio solo sa quanto mi sarebbe piaciuto. Hanno detto di te che eri un buonista, che sei stato una vittima della faida tra palestinesi, che, “altro che pacifista”, odiavi Israele! Non ti hanno conosciuto. Oppure ti hanno conosciuto così bene che hanno pensato di chiudere per sempre la tua “bocca scucita”. Nemmeno davanti alla tua morte hanno il pudore di tacere e tentano di fare del tuo sacrificio estremo l’uso strumentale che tu hai sempre combattuto: l’uso propagandistico e filosionista che tutti noi conosciamo bene. “Non c’è amore più grande che dare la vita per coloro che si amano” – ci ha insegnato il Figlio dell’Uomo: non ti ho mai incontrato, ma so che è come se ti avessi da sempre conosciuto. Grazie, Vittorio.
Paolo (Andria)

A me è venuto subito in mente l’assassinio di Juliano Mer Khamis a Jenin. Credo ci sia un filo comune che unisce queste due morti. E non è un caso che oggi sabato 16 c’è stata a Ramallah, davanti alla Muqata, un’unica manifestazione per ricordare insieme Juliano e Vittorio. Questo filo è la crescita degli estremismi che è frutto della sciagurata politica seguita da Israele, ma anche dall’Europa e dagli USA. L’occupazione che, come abbiamo visto nell’ultimo viaggio fatto in Palestina, si è andata trasformando in una progressiva annessione strisciante, non può non generare una crescente estremizzazione della resistenza palestinese. È una scelta almeno in parte cosciente quella fatta da Israele. Prima alla fine degli anni ’80 al rifiuto di dialogare con l’OLP ha corrisposto una politica israeliana che ha volutamente favorito la nascita e la crescita di Hamas. L’obiettivo era indebolire l’OLP. Poi dopo gli accordi di Oslo e il fallimento del sedicente processo di pace che ne è seguito, Hamas si è ulteriormente rafforzata fino a diventare una alternativa credibile a Fatah e alla sua fallimentare politica. Da qui la vittoria alle elezioni del 2006. La risposta di Israele, seguita da USA ed Europa, è stata quella della delegittimazione del governo palestinese e del rifiuto a parlare con Hamas, definita organizzazione terroristica, così come era definita fino a 15 anni prima l’OLP.
Giorgio Gallo (Pisa)

Vittorio, ti ho conosciuto a Cagliari ad una conferenza e mi sono innamorata subito del tuo coraggio, del tuo amore, della tua coerenza e della tua onestà. Incarnavi quello che io avrei voluto essere, testimone oculare di una persecuzione ad un popolo spogliato di tutto, dei diritti elementari e del diritto di esistere. Grazie per tutto quello che hai fatto e so che resterai sempre nel cuore di chi ti ha conosciuto e di tutti quelli che con la tua morte hai costretto a guardare a quella parte del mondo.
Adele

Era impossibile non rimanere impressionati dalla sua incredibile tenacia così come era difficile non lasciarsi affascinare dalla sua indomita tensione verso la giustizia e la verità. Durante una sua conferenza pensai tra me e me con rabbia: “Ma guarda un po’, ci tocca quotidianamente ascoltare fior di ciarlatani e tuttologi che non hanno nulla da raccontarci, alla TV, nei salotti “culturali” delle nostre città durante incontri in cui si discetta del nulla, ai quali magari sono riservate platee plaudenti e cospicue, mentre un uomo dal coraggio inusitato deve accontentarsi di parlare dinanzi a non più di 15 persone, mostrando fatti inoppugnabili ma colposamente nascosti al grande pubblico e per di più all’interno di una piccola libreria di paese!”. Dopo l’incontro, consapevole di avere davanti a me una persona straordinaria, avvicinai Vittorio e lo invitai a tenere un analogo incontro nella mia città. Vittorio mi ringraziò per l’invito ma mi disse che il suo desiderio era quello di riuscire a tornare il prima possibile a Gaza e di fermarsi lì il più a lungo possibile con loro.
Giuseppe (Monopoli)

Sembra che non ci sia speranza per il mondo, eppure io coltivo sempre più forte il pensiero che l’alba non è lontana, Vittorio ce l’annuncia. Questo mondo così com’è è talmente terribile che deve cambiare per forza, è nell’ordine delle cose la spinta all’equilibrio ed ora è come se fossimo sull’orlo dell’abisso. Per questo c’è così tanta gente bella che lotta per cambiare le cose, solo che non te lo dicono mai. Ci vogliono tenere in un clima di paura e di divisione per condizionarci meglio. La storia lo insegna.
Clara (Venezia)

Una cosa è certa: in Italia c’è chi sta festeggiando questo assassinio che elimina un testimone testardo, scomodo e seccante. Parliamo del nostro primo ministro che ha annunciato alla radio israeliana che farà di tutto per fermare la partenza della seconda Freedom Flotilla e della nave italiana «Stefano Chiarini».

Oggi i popoli arabi in rivolta ci aiutano in questa prova. Anche in questo senso il legame è stretto ed evidente. I milioni di persone che dalla Tunisia all’Egitto, come in tanti altri Paesi arabi, sfidando regimi brutali e sanguinari, scendono in campo per riprendersi ciò che gli è stato barbaramente rubato, ci dicono che non siamo soli e non lo sono neanche loro Sfidare l’assedio di Gaza e sfidare le dittature è un’unica lotta. Certo, dopo l’assassinio di Juliano e Vittorio saremo più soli, tutti e tutte: a «tutte le latitudini e a tutte le longitudini» come diceva Vittorio. Se riusciremo a non perdere il filo di questo legame, al di là delle frontiere, allora la morte atroce di Juliano e di Vittorio e le loro vite generose non saranno state vane.
Cinzia Nachira (Roma)

Appena ho visto la notizia alla TV e sono scoppiata a piangere: so che Vittorio è un vero costruttore di pace. Al di là del suo credo religioso o meno, la sua è una fede vera, perché chi cerca la verità è con Gesù il liberatore. Ho pregato per lui e lo credo già nella pace del Signore Risorto. A noi imparare la testimonianza di lui fino al martirio. Qui in Egitto la situazione non è facile anche per i cristiani, ma non siamo in pericolo. Speriamo che anche per il sacrificio di Vittorio tutto volga al bene di tutti, nella luce della Pasqua.
Sr.Ileana (Cairo)

Chiederai tu, morto disadorno
d’abbandonare questa disperata passione di essere nel mondo?
“dalle Ceneri di Gramsci di Pasolini.
Vik che la terra ti sia lieve. Continueremo.
Giuliano, Vik, Rachel, Bassem, Abit, Smadar e quanti e quanti.
Cindy, la mamma di Rachel Corrie

Come l’orma dell’onda sulla sabbia,
Come l’ombra d’un ramo rapita dal vento,
Come un brivido notturno smarrito,
Come il silenzio precario delle stelle
….cosí te ne sei andato.
Massimo Mandolini-Pesaresi

“A Gaza solo i morti hanno visto la fine della guerra. Per i vivi non c’è tregua che tenga alla battaglia quotidiana per la sopravvivenza.” Vittorio, noi ti ricorderemo con queste tue parole e andremo avanti, verso la giustizia, accompagnati dalla tua esortazione, restiamo umani!
Vorremmo sapere da chi è stata armata la mano dei fanatici integralisti che t’hanno prima rapito e poi ucciso. Ma nessuno, se non la realtà che tu descrivevi, ci fornirà le prove dei mandanti. Noi lo sappiamo quanto dava fastidio la tua voce senza moneta o ricatto che potesse zittirla! Sappiamo quanto l’assedio criminale e i bombardamenti quasi quotidiani che Israele somministra a Gaza, uscivano dal silenzio grazie alla tua voce, per ciò tanto fastidiosa all’orecchio dell’assediante e dei governi suoi amici e complici.
Il dolore non ci renderà immobili, né muti. Leggeremo ovunque le tue parole, ricorderemo ovunque il tuo esempio e le tue testimonianze. Se Israele pensa di essersi liberato di te per mano di folli integralisti, e se il governo italiano, amico dichiarato e sostenitore dello stato dell’apartheid pensa altrettanto, presto sarà chiaro anche a loro che la tua vita stroncata fisicamente ora si è espansa in ognuno di noi e verrà decuplicata e centuplicata nel nostro agire.
“I crimini di cui si sta macchiando Israele in queste ore vanno oltre l’immaginabile…. Qualcuno deve fermare questa carneficina…” Così scrivevi mentre le bombe al fosforo martoriavano i corpi dei gazaui, ma poi aggiungevi “Le manifestazioni in tutto il mondo dimostrano che esistono persone in cui credere, ma non sono ancora in grado di esercitare la pressione necessaria sui governi occidentali perché fermino i crimini di Israele.”
Vittorio, le tue parole echeggeranno ovunque, e il tuo viso diverrà familiare anche a chi ignorava la tua esistenza. Il tuo obiettivo è il nostro e cammineremo verso la fine dell’assedio e dell’occupazione sionista sapendoti accanto, come un amico che non aveva paura della morte e che la morte non potrà più offendere.
Patrizia Cecconi e Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese

Era impossibile non rimanere impressionati dalla sua incredibile tenacia così come era difficile non lasciarsi affascinare dalla sua indomita tensione verso la giustizia e la verità.
Non parlava il linguaggio spesso ambiguo della politique politicienne, non voleva affermare teoremi astratti o assiomi propagandistici, Vittorio era fondamentalmente e spassionatamente un attivista per i diritti umani.
Non so chi abbia ordinato l’uccisione di Vittorio Arrigoni ma so per certo che su siti internet di matrice sionista per Vik era da tempo stata emessa una sentenza di condanna a morte e lui lo sapeva bene.
Un’altra cosa che so per certo è che, da stasera, non avrò più punti di riferimento per accedere alle notizie su cosa accade nella striscia di Gaza.
Da oggi mi sentirò un po’ più solo.
Ma per onorare la memoria di Vittorio (il cui ricordo di uomo straordinario e di instancabile testimone della verità resterà per me indelebile), dobbiamo tutti quanti prima di tutto tornare a studiare, studiare, studiare e spegnere una volta per tutte quel diabolico arnese chiamato TV.
In secondo luogo, dobbiamo sostenere con convinzione la prossima Freedom Flottilla che al più presto ancora una volta tenterà, anche in memoria di Vittorio, di forzare il blocco navale della striscia e di portare aiuti e sollievo al popolo di Gaza.
Giuseppe Angiuli

La morte di un eroe del nostro tempo, che, sempre di più, avrà bisogno di eroi. Vittorio Arrigoni è stato ucciso perché chi uccide non tollera testimoni. Ma anche perchè la spirale di follia in cui questo mondo sta scivolando richiederà sangue sull’altare dei potenti. Il modo migliore di onorare la sua memoria sarà quello di prepararci a fronteggiare un’ondata di violenza che sarà proporzionale alla gravità della crisi in cui si dibattono i poteri che hanno condotto il pianeta nella tempesta che è già cominciata.
Useranno l’inganno per perpetrare le loro violenze. Come in questo caso orribile. Hanno usato la sigla “salafita” perchè si riversasse sul mondo islamico l’esecrazione inevitabile. Ma era un trucco, ovviamente ignobile, per dirottare l’attenzione. Non volevano nessuno scambio di prigionieri. Volevano uccidere Vittorio.
Un ragazzo meraviglioso. Coraggioso, pieno di abnegazione, di idee buone. Scriveva “restiamo umani”: era la sua sigla. Niente è stato detto di più aderente alla realtà di cui avremmo bisogno, di fronte alla disumanità che lui ci aveva raccontato: la ferocia dell’assalto contro Gaza, la determinazione di uccidere i civili, di sterminare “gli scarafaggi” che osano esistere in un luogo che Israele ha deciso essere suo.
Ma Vittorio è stato ucciso perchè resisteva contro un nemico molto più grande. Dovremo “restare umani” mentre ci assalgono, mentre colpiscono tutti i nostri “territori”, a cominciare dal nostro cervello, dal nostro corpo, dall’acqua che noi siamo, dall’aria che respiriamo, dalla terra a cui siamo ancorati. Il mostro Mercato ha ormai bisogno, per crescere, di annientare la nostra umanità.
Fukushima, la crisi finanziaria, la guerra in Libia, la rivolta araba, sono solo i lampi all’orizzonte.
Dovremo “restare umani” anche perché, se cedessimo – per rabbia, per angoscia – loro avrebbero già vinto.
Giulietto Chiesa

Grazia Vittorio, perchè avevi capito che era decisivo fare un progetto della tua vita. Mi hai detto: “per il popolo palestinese poso anche morire”. Grazie! Perchè posso continuare a raccontare di te ai nostri giovani: tu ci hai mostrato che è possibile donare la vita per i fratelli! Proprio tu che dicevi di non essere credente… Ma oggi dico pubblicamente che è la Chiesa che si onora di te.
Il vecchio parroco di Bulciago

Vittorio è morto per la resurrezione del popolo oppresso palestinese. Non possiamo dimenticare la sua scelta per chi più soffre. Restando cittadino italiano Vittorio è diventato e riconosciuto come un cittadino palestinese.
Il Vescovo Hilarion Capucci

Non ci serve un eroe. Vittorio aveva donato tutto per gli altri ed è morto per la giustizia. Come diceva il card. Martini, “intercedere” non è solo pregare per gli altri ma camminare con e tra chi è in conflitto. Vittorio ogni giorno ha camminato tra questi popoli in conflitto e come Gesù si è schierato con gli oppressi.
Il parroco di Bulciago

Stamattina qui a Gerusalemme, Messa alla Flagellazione: nei testi delle preghiere c’è… Vittorio: Quante volte, Signore, ci comportiamo peggio di quello che siamo! Come la folle che scelse Barabba, come quei soldati che infierirono sull’Innocente già condannato, come chi ti umiliava schernendoti come fosse un gioco. Facci grazia, Signore, di RESTARE UMANI, di non perdere mai la nostra dimensione di uomini.
Irene, da Gerusalemme

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