“Restiamo in chiesa per fuggire dai bombardamenti”

16/11/2012

Pubblicata sul sito del Patriarcato latino di Gerusalemme la drammatica lettera di alcuni religiosi di una parrocchia di Gaza

GIORGIO BERNARDELLI
ROMA

 

 

«Nostro Signore Gesù Cristo, Principe della Pace accolga le preghiere che salgono da Gaza e per Gaza». È una preghiera accorata quella che – mentre sopra alla sua casa si incrociano le incursioni aeree israeliane e i lanci di missili palestinesi – suor Maria di Nazareth affida al sito del Patriarcato latino di Gerusalemme. Suor Maria di Nazareth è una religiosa della congregazione del Verbo Incarnato, la famiglia religiosa argentina cui è affidata la cura pastorale della piccola parrocchia latina dedicata alla Sacra Famiglia. Due sacerdoti, alcune religiose, dei laici consacrati che tengono aperta la chiesa (che qui ricorda la fuga in Egitto di Gesù, Giuseppe e Maria), la scuola, un piccolo oratorio. La lettera porta la data di ieri e racconta come stanno vivendo queste ore terribili di guerra i cristiani della striscia, appena 2.500 tra tutte le confessioni su un milione e mezzo di persone.

«Da sabato – racconta la religiosa argentina – viviamo nella tensione, in una situazione che è peggiorata dal pomeriggio di mercoledì. Gli attacchi e le risposte sono stati quasi continui. Le attività sono state interrotte. La gente ha paura…. Solitamente i cristiani qui a Gaza ci chiedono se abbiamo paura e ci invitano ad andare ad abitare nelle loro case. Questa volta, invece, sono loro ad averci chiesto se siamo disposti a ospitarli in chiesa, se questa situazione dovesse continuare. Uno di loro ha detto ai sacerdoti e alle religiose: “Vi prego, non andatevene. Se ve ne andate, chi rimarrà qui con noi?”».

Nella lettera la suora spiega che «la parrocchia si trova in una zona sensibile, ma grazie a Dio stiamo bene. Le nostre case si trovano nel complesso della parrocchia e della scuola, e sono quindi uno dei luoghi più sicuri. Una sicurezza – precisa – dovuta al fatto che il nostro è un luogo ben noto a tutti. Un posto dove la violenza, di qualsiasi natura, non trova spazio, un luogo dove si educa alla pace e alla fatica per costruirla».

«Stiamo aspettando di vedere che cosa accadrà nelle prossime ore – aggiunge -. Il nostro desiderio è quello di stare vicini a tante persone, ai civili che subiscono in maniera innocente le conseguenze di questa situazione, in particolare i cristiani. La nostra missione è quella di stare loro vicini soprattutto adesso, di offrire parole di conforto e di speranza. Vogliamo anche aiutarli ad avvicinarsi a Dio, insegnando il perdono e il valore della sofferenza vissuta con Cristo».

Di qui – dunque – la preghiera affinché «il Principe della Pace possa donare a tutti l’amore della giustizia, della pace e della riconciliazione. Possa Egli consolare tutti quelli che soffrono, sanare i feriti … quando cesserà il frastuono di ogni aggressione. E che alla fine doni una pace giusta agli israeliani e ai palestinesi». «Ciò che sembra impossibile agli uomini – conclude suor Maria di Nazareth da Gaza -, non lo è per Dio. Che Egli possa toccare il cuore di tutti in modo che un giorno – non troppo lontano, ci auguriamo – tutti i popoli della Terra Santa possano vivere come fratelli. Vale a dire, come Dio comanda».

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