Richard Silverstein // Fonte israeliana senior: la minaccia di Netanyahu contro l’Iran è un bluff

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tratto da: https://frammentivocalimo.blogspot.com/2021/01/richard-silverstein-fonte-israeliana.html

 

Traduzione sintesi

Negli ultimi giorni, i leader israeliani, tra cui un alto ministro e un capo di stato maggiore dell’esercito, hanno minacciato di attaccare l’Iran se gli Stati Uniti dovessero rientrare nell’accordo nucleare del JCPOA. Il Pres. Biden lo ha promesso durante la campagna elettorale e il suo Segretario di Stato Tony Blinken lo ha ribadito durante la recente udienza di conferma.

Il primo ministro Netanyahu e l’ex Pres. Trump hanno fatto del loro meglio, prima che Biden assumesse la presidenza, per limitare il margine di manovra dell’amministrazione entrante nei confronti dell’Iran. Hanno collaborato agli assassinii del fondatore del programma nucleare iraniano, Mohsen Fakhrizadeh e del  leader di al Qaeda, Abu Muhammad al-Masri. Un anno prima, un’analoga collaborazione di intelligence congiunta aveva portato all’assassinio statunitense di Qassem Soleimani. Tutti questi  omicidi sono stati progettati per distruggere qualsiasi potenziale riavvicinamento tra Iran e Stati Uniti

Prima fuga di notizie dai media sulla minaccia dell’IDF di attaccare l’Iran il 14 gennaio Israel HaYom

Ora che Biden ha dichiarato la sua intenzione di rientrare nell’accordo nucleare originale (o di proporre nuove disposizioni), Netanyahu si rende conto che deve continuare a non far cadere la tensione, conseguentemente sempre più bellicosi sono le dichiarazioni dei funzionari israeliani. Tutto è iniziato con il confidente di Bibi, Tzachi HaNegbi che dichiarava che la guerra era inevitabile se Biden fosse tornato al JCPOA:

“Se il governo degli Stati Uniti  tornerà all’ accordo sul nucleare – e questa sembra essere la politica dichiarata al momento – il risultato sarà che Israele sarà di nuovo solo contro l’Iran che alla fine dell’accordo avrà ricevuto il via libera dal mondo, compresi gli Stati Uniti, per continuare con il suo programma nucleare”, ha detto Hanegbi in un’intervista a Kan news.

“Questo ovviamente non lo permetteremo. Abbiamo già fatto due volte ciò che doveva essere fatto, nel 1981 contro il programma nucleare iracheno e nel 2007 contro il programma nucleare siriano”, riferendosi agli attacchi aerei sui reattori nucleari di quei due paesi.

Netanyahu e Kochavi (Corinna Kern / Reuters)

L’ex consigliere per la sicurezza nazionale, Yaakov Amidror, fa discorsi da falco“Se gli Stati Uniti tornano al vecchio accordo nucleare con l’Iran, Israele non avrà altra scelta che agire militarmente contro l’Iran per impedirgli di fabbricare un’arma nucleare”.

Ieri c’è stato uno  sviluppo ancora più sorprendente. Netanyahu è stato raggiunto in un’apparizione pubblica dal capo di stato maggiore dell’IDF, Avi Kochavi, che ha dichiarato l’accordo nucleare esistente una farsa che l’IDF non avrebbe mai potuto accettare:

“Un ritorno all’accordo nucleare del 2015, anche se si tratta di un accordo simile con diversi miglioramenti, è negativo e sbagliato dal punto di vista operativo e strategico. Alla luce di ciò … ho incaricato le forze di difesa israeliane di preparare una serie di piani operativi, oltre a quelli già in atto. Spetterà alla leadership politica, ovviamente, decidere sull’attuazione ma questi piani devono essere sul tavolo.”

Questa affermazione è senza precedenti per due motivi: 

primo, tradizionalmente non è compito degli ufficiali dell’esercito israeliano  fare dichiarazioni sulla  politica estera degli alleati israeliani;

secondo, ciascuno dei tre predecessori di Kochavi  aveva dichiarato il proprio sostegno al JCPOA ( ebraico ), così come l’unità di intelligence dell’IDF, AMAN. Deve essere stato necessario uno straordinario atto di coraggio e onniscienza da parte di Kochavi per rompere con queste dichiarazioni le posizioni precedenti dell’IDF o qualcos’altro era in corso. La risposta viene da un funzionario del governo israeliano che è al corrente delle discussioni politiche interne. Ha dichiarato l queste minaccia una finta:

“È semplice matematica: (Bibi + Barak nel 2012) = (Bibi + Gantz nel 2021).

Bibi e Gantz credono che ciò che ha funzionato così bene allora [minacciando falsamente di colpire l’Iran, al fine di convincere gli Stati Uniti a fare pressione sugli iraniani] funzionerà anche ora. Ma sanno che non possono usare di nuovo lo stesso trucco [Il piano di guerra segreto di Bibi], così hanno deciso di reclutare lo stesso Kochavi per fare la falsa minaccia. Gli hanno promesso che il governo aumenterà il budget della difesa di miliardi di shekel per l’opzione militare [falsa] contro l’Iran. Tutti e tre sanno che l’IDF utilizzerà i soldi extra per altri scopi”. Netanyahu ha bisogno di una minaccia per intimidire Biden e Kochavi è la minaccia più credibile che possa trovare. Quindi corrompe il capo di stato maggiore con la promessa di nuovi finanziamenti all’esercito in cambio della rottura  dell’IDF sul consenso per l’accordo, portato avanti  per oltre un decennio o più. Così l’IDF avvalla la falsa affermazione che l’accordo nucleare rappresenta una minaccia alla sicurezza per Israele. Haaretz ha rafforzato questa impressione, citando un anonimo “funzionario israeliano”:

… Il funzionario ha lasciato intendere che Kochavi potrebbe aver avuto un  motivo di cambiare idea … “Non so quali fossero tutte le ragioni del suo tempismo, ma è molto difficile non pensare che sia collegato al  budget che  Kochavi sta aspettando da due anni e capisce che, alla luce della crisi economica, avrà grandi difficoltà a ottenere per  attuare il suo programma”.

La genialità  di Bibi è questa: se c’è la minima possibilità che Israele attacchi comunque l’Iran, Biden deve tenerne conto in tutti i suoi rapporti con gli iraniani. Sulla base della fonte israeliana che ho citato, questo è altamente improbabile. Resta cmq la possibilità che Netanyahu possa scegliere l’opzione Sansone, scommettendo sul fatto che un simile attacco gli  garantirà anni di vita politica in più come primo ministro e che gli iraniani saranno tigri di carta contro Israele.  Netanyahu può permettersi una simile scommessa grazie al potere della lobby israeliana e la sua stretta mortale sulla politica statunitense. Ogni presidente degli Stati Uniti  è stato costretto  a tenerne conto nei suoi rapporti con Israele. 

Proprio come i ranghi militari e dell’intelligence hanno rotto con Netanyahu in passato riguardo alla “minaccia” iraniana, c’è discordia tra i ranghi più alti del governo. Un giornalista israeliano per gli affari esteri ha twittato che il ministro degli esteri, Ashkenazi, era stato in contatto con Antony Blinken, segretario di stato americano, dicendogli che “Israele sa come agire insieme agli Stati Uniti per affrontare il terrore globale e la minaccia iraniana“. Nonostante sembri sostenere la linea dura, l’elemento più importante del tweet è l’enfasi sul lavorare insieme. Il più astuto analista israeliano dell’Iran, Shemuel Meir, risponde con una domanda eloquente nel suo tweet:

È possibile che Ashkenazi nella sua conversazione con Blinken stesse cercando di correggere l’impressione creata dalla dichiarazione sconsiderata e irresponsabile del capo dello staff Kochavi contro Biden e contro la sua intenzione di tornare all’accordo originale del JCPOA?

 

 

 

 

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