Richard Silverstein // PILOTI ISRAELIANI: NON SIAMO RIUSCITI A FERMARE I RAZZI, QUINDI ABBIAMO RIVERSATO LA NOSTRA FRUSTAZIONE SULLE TORRI DEGLI APPARTAMENTI DI GAZA

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tratto da: https://frammentivocalimo.blogspot.com/2021/05/i-richard-silverstein-piloti-israeliani.html

Gli aerei da guerra israeliani lanciano missili

 

Traduzione sintesi

Il sito di notizie israeliano, Mako, ha pubblicato una serie di interviste straordinarie con i piloti IAF i cui bombardamenti a Gaza hanno destato la costernazione di gran parte del mondo che guardava edifici di 12 piani, pieni di uffici dei media, librerie, case editrici e appartamenti residenziali, in macerie in pochi secondi. Fin dall’inizio di questo conflitto a Gaza, il mondo era scettico sulle motivazioni e gli obiettivi israeliani. La distruzione sfrenata di edifici che chiaramente non avevano uno scopo militare, è riuscita a mettere il mondo contro la guerra.

Tutti i piloti credono di aver compiuto la loro missione con onore. Credono che i loro obiettivi abbiano un valore militare per Hamas e la loro distruzione abbia danneggiato la capacità di combattimento. Qualcuno, però, aveva dei dubbi (ne parleremo più avanti).

Il rapporto inizia descrivendo l’operazione aerea. Ogni aereo prende di mira una parte diversa della struttura in modo che ,quando gli esplosivi colpiscono simultaneamente, l’edificio si disgreghi. L’obiettivo è, come lo descrive il giornalista, distruggere il singolo edificio e non danneggiare strutture  che potrebbero trovarsi nelle vicinanze.

Questa non è guerra. Questa è una pratica mirata in cui le case e le famiglie palestinesi hanno una X sulla schiena. L’aspetto più atroce di questi attacchi è che puoi vedere i piloti  analizzare questi edifici civili con tutta la cura e i dettagli che dedicherebbero ad attaccare un vero obiettivo militare. C’è una grave disconnessione, perché credono che gli obiettivi abbiano un valore militare, ma chiaramente non lo sono. Il maggiore G, che ha preso parte a questi attacchi a Gaza, dice:

Questa non è una sortita aerea terribilmente complicata. In effetti, è abbastanza semplice. L’obiettivo è svolgere il compito in modo professionale, ovvero con un volo preciso,  mettendo la bomba nel punto preciso nel momento preciso. La precisione è molto importante,  si è calcolato il  modo in cui l’edificio cadrà, senza crollare al di fuori di un certo raggio nella zona densamente edificata. L’unica cosa che mi interessa è che le munizioni  esplodano  proprio nel punto in cui volevo.  Ci siamo allenati per questo. L’IAF ha creato modelli e si è preparata per un’operazione che tutti sapevano ci  sarebbe stata alla fine. I preparativi per la sortita sono estremamente professionali e non c’è posto per emozioni o pensieri, a parte la forte enfasi sulla limitazione dei danni agli astanti non coinvolti.

Il giornalista fa quindi una domanda sull’utilità finale di questi attacchi aerei:

Bombardare i condomini a Gaza ha lo scopo, secondo l’IDF, di danneggiare i beni di Hamas, ma anche di scoraggiare i gruppi terroristici a Gaza dal lanciare razzi contro le città israeliane. Ha funzionato?

Il maggiore G. risponde:

Personalmente sono certo che ci sono obiettivi che giustificano un simile attacco. Non ci sono dubbi qui. Ogni piccolo danno fatto degrada solo un po’ la capacità di combattimento di Hamas.  Sono personalmente certo di questo: ogni edificio che crolla o fa saltare in aria una delle loro case, ferisce gravemente l’organizzazione. Quando sei in aria, vedi l’effetto dell’esplosione, del fumo e della polvere. Ho avuto modo di vedere più tardi nei media il mio obiettivo tramite “zoom in”. Questo ha sicuramente un impatto quando vedi qualcosa di simile. D’altra parte, capisci che l’effetto della caduta di un edificio [a Gaza] non è più quello di qualche anno fa [in Operation Protective Edge, 2014].

Il maggiore D. aggiunge al commento del suo collega:

È vero che stai danneggiando la loro capacità di combattimento e non c’è altro modo [per farlo che distruggere gli edifici]. Non ho dubbi che l’effetto del crollo della torre abbia un impatto su di loro, ma alla fine, i razzi sono stati lanciati contro di noi con la stessa intensità e, a mio parere personale, non sono sicuro che abbia avuto alcun impatto sui Big Guys di Hamas [i leader senior], quelli per cui era stato progettato. Il giorno dopo la fine della guerra, qualcuno pensa molto al fatto che Yahya Sinwar o Deif non avranno una casa? Il colpo che hanno preso è stato molto duro. Abbiamo lanciato tonnellate di armamenti e potenza di fuoco su di loro. Nessuno ne dubiti. Tuttavia anche oggi capiamo che questo è l’ennesimo round, un’altra operazione. Oggi nell’aeronautica militare si dicono cose che in passato non si dicevano. Almeno non ricordo di aver sentito tali discorsi. Penso che la distruzione delle torri si sia trasformata  in un modo per  scaricare la nostra frustrazione per non essere riusciti a fermare i razzi, a  non fermare le azioni dei gruppi terroristici. Quindi abbattiamo le torri.

Il giornalista chiude con questa osservazione:

Ci sono alcune critiche [tra i piloti] riguardo al focus sulla distruzione di edifici a più piani a Gaza. Non sono sicuri che abbia avuto il pieno effetto che Israele cercava.

Queste sono le testimonianze dei piloti israeliani che hanno commesso crimini di guerra. Lo hanno fatto per ordine dei loro superiori, confidando che ci fosse un qualche valore militare negli obiettivi che hanno colpito, ma intuiscono che distruggere un edificio non può fermare i razzi di Hamas. Ci dicono, forse senza nemmeno capire chiaramente cosa stanno dicendo, che hanno distrutto edifici per la frustrazione derivante dal fatto che i loro comandanti non potevano organizzare una campagna coerente per raggiungere gli obiettivi di Israele.

In altre parole, la guerra alla fine non aveva uno scopo e non ha ottenuto nulla, Chiunque legga le loro parole capirà cosa stanno veramente dicendo.

Israeli Pilots: We Couldn’t Stop the Rockets, So We Took Our Frustration Out on Gaza Apartment Towers

 

gaza building falls

One of the office towers destroyed by Israeli war planes in Gaza

The Israeli news site, Mako, published a series of remarkable interviews with IAF pilots whose Gaza bombing runs aroused the consternation of much of the world, as they watched 12-story buildings filled with media offices, bookstores, publishing houses, and residential apartments pulverized into rubble in a matter of seconds.  From the start of this Gaza conflict, the world was skeptical of Israeli motivations and objectives.  But the wanton destruction of buildings which clearly had no military purpose, succeeded in turning the world against the war.

All the pilots believe they fulfilled their mission with honor.  They believe that their targets held military value for Hamas and destroying them damaged the enemy’s ability to fight.  Though one had some doubts (more on this later).

The report begins by describing the aerial operation, in which a number of warplanes close in on the targeted buildings from different angles. Each plane targets a different part of the structure so that as the explosives strike simultaneously, they bring the building straight down.  The objective is, as the reporter describes it, only to destroy the single building and not to damage structures or civilians who may be nearby.

Israeli war planes unleash missiles

As I read this, I realized that all these pilots are, are glorified housing demolition experts.  Anyone who’s seen an old stadium or building toppled by a few hundred sticks of well-placed dynamite will understand this process.  But never have F-16s been used for the sole purpose of destroying civilian residential buildings.  It seems an extremely expensive way of doing simple home demolition.

Further, can you think of any other air force in the world in the business not of attacking enemy troops in the thick of battle, but destroying the homes of thousands of civilians.  This isn’t warfare. This is target practice in which Palestinian homes and families have Xs on their backs.  The most heinous aspect of these attacks is that you can see from the pilots that they treat these civilian buildings with all the care and detail they would devote to attacking an actual military objective.  There is a major disconnect, because they believe the targets have some military value, but they clearly don’t.

Major G, who took part in these Gaza attacks says:

This isn’t a terribly complicated aerial sortie. In fact, it’s quite simple.  The goal is to accomplish the task professionally, that is with precise flying, a steep aerial approach with a heavy payload, and putting the bomb in the precise spot at the precise moment.  Precision is very important,  Because of the calculations made regarding the way in which the building will fall, without collapsing outside of a certain radius in the densely built area.  The only thing that interests me is that the munition explodes precisely in the place I wanted it to.

We trained for this. The IAF made models and prepared for an operation everyone knew would eventually happen.  Preparations for the sortie are extremely professional and there is no place for emotions or thoughts, aside from the strong emphasis on limiting damage to uninvolved bystanders.

The reporter then asks a question about the ultimate utility of these air attacks:

Toppling the apartment buildings in Gaza is meant, according to the IDF, to damage Hamas assets, but also to discourage the terror groups in Gaza from firing rockets toward Israeli cities.  Did it work?

Major G. responds:

Personally, I am certain in saying there are targets with justify such an attack.  There is no doubt here.  Every bit of damage done degrades by just a bit the fighting ability of Hamas.  I am personally very certain of this, that every building collapse or blowing up one of their homes, hurts them severely.

When you are in the air, you see the effect of the explosion, smoke and dust.  But I got to see later in the media my target via “zoom in.” This sure does have an impact when you see something like this.  On the other hand, you also understand today the effect of a falling building [in Gaza] is no longer what it was a few years ago [in Operation Protective Edge, 2014].

Major D. adds to his colleague’s comment:

It’s true that you are damaging their fighting ability and there is no other way [to do that than by destroying the buildings].  I have no doubt that the effect of the collapse of the tower has an impact on them.  But in the end, the rockets were fired at us with the same intensity, and in my personal opinion, I’m not sure that it had any impact on Hamas’ Big Guys [senior leaders], the ones it was designed to impact.  The day after the war ends, does anyone think much of the fact that Yahya Sinwar or Deif won’t have a home?

The blow they took was very hard. We dropped tons of armaments and firepower on them.  Let no one doubt that.  But even we understand today that this is yet another round, another operation.  Today in the air force they’re saying things that in the past weren’t said.  At least I don’t remember hearing them spoken.

I take off on a sortie with a sense of purpose, but it’s just that I think that the destruction of the towers has turned into our way of unloading our frustration at not succeeding in stopping the rockets, not stopping the actions of the terror groups. So we bring down towers.

The reporter closes with this observation:

There is some criticism [among the pilots] about the focus on destroying multi-story buildings in Gaza.  It’s their belief that they’re uncertain it had the full effect Israel sought.

These are the testimonies of Israeli pilots who committed war crimes.  They did so on the orders of their superiors, trusting that there was some military value in the targets they struck.  But they understand, even in the murky fashion of a soldier in the thick of war who has a dawning suspicion of the futility of his fight, that destroying a building cannot stop Hamas’ rockets.  They tell us, perhaps without even understanding clearly what they are saying, that they destroyed buildings out of frustration that their commanders could not mount a coherent campaign to achieve Israel’s objectives.

In other words, the war ultimately had no purpose and achieved nothing.  They of course would not go that far.  But anyone reading their words will understand what they are really saying.

 

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