Riflessioni

Lunedì 15 Ottobre 2012 10:24

 

Palestina/Israele

Riflessione I (29-08-2012)

Come quando studio Freud, nel sogno si leggon i contenuti manifesti e latenti..

Qui ci troviamo a legger la Frode dell’uomo, in questa terra dove si vivono, vedono onirici segni come sogni.

In questa terra dove il conflitto è manifesto, il conflitto è latente.

Quanta energia si usa se si è esposti a un conflitto manifesto?

Quanta energia se si mostra un conflitto latente?

E’ una domanda per me senza ancora risposta, persa in una tormenta di pensieri che nebulizzano dubbi nella terra della mia mente, portan tormento e sorrisi a intervalli irregolari. E’ una domanda che forse non troverà risposta, è una domanda forse troppo acerba per porsela ora ma non m’importa, pensiamoci ora perchè è sera e i bambini vanno a dormire, i cani si rispondon da collina in collina, il vento continua a soffiare, pensiamoci ora e per fortuna che è sera.

Il conflitto manifesto sfrega, sfriziona un qualcosa dentro di te che s’accende e da cui si scaturisce una fiamma, ogni parte di noi ha un diverso modo di bruciare. Ma tutte quando si esauriscono lasciano un segno nero di bruciatura, memento e monito.

Per una salvezza possibile dei fatti futuri, di castigo probabile per ciò che ci rimane dentro. Ciò che provo per il conflitto latente però nella mia esperienza ancora bianca come foglio di carta è forse più debilitante.

Anche se non cerchi un nemico per forza, anche se non vuoi crearlo un conflitto, anche se vuoi far causa tua le situazioni che accadono qui intorno..perfino far capire un errore a chi sbaglia o cercare una persona a cui sorridere, se sei dentro una foschia di segnali dubbiosi e sfuocati, tutto diventa più difficile e impastoiato.

Cosa ci lascia questa terra quando ci sorride con ghigno malevolo, mostrandoci lo scintillio della sua lama appena scaldata? Cosa troviamo dentro di noi quando le ingiustizie di cui le parole ci piovono addosso con pioggia fitta, non si fanno concretezza lasciandoci un senso di smarrimento e vuoto?

 Come entra il conflitto in noi, sfondando la porta d’ingresso o strisciando col favore della notte, e noi cosa facciamo?

“1945 – Nazim Hikmet”

 ‘Addormentarsi adesso

svegliarsi tra cento anni, amor mio..’

 ‘No,

non sono un disertore.

Del resto, il mio secolo non mi fa paura

il mio secolo pieno di miserie e di scandali

il mio secolo coraggioso grande ed eroico.

Non ho mai rimpianto d’esser venuto al mondo troppo presto,

Sono del ventesimo secolo e ne sono fiero.

Mi basta esser là dove sono, tra i nostri,

e battermi per un mondo..’

 ‘tra cento anni, amor mio..’

 ‘No,

prima e malgrado tutto.

Il mio secolo che muore e rinasce

il mio secolo

i cui ultimi giorni saranno belli

la mia terribile notte lacerata dai gridi dell’alba

il mio secolo splenderà di sole, amor mio

come i tuoi occhi..’

Riflessione II (29-08-2012)

Si parcheggia, un piccolo groppo alla gola, si passano controlli, si ripassa dentro alla testa il discorso e la storia che ci siamo detti cento e più volte. Si parte, si vola.

Chilometri e chilometri e ci si allontana dall’Italia, chi dalle sue Alpi ora fresche e vive, chi dalla sua riviera piena di giovani e movimento, chi dalla sua campagna florida e vitale, chi infine dalla città con le sue opportunità e le sue frenesie.

Ci allontaniamo da tutto, da tutti.

Qui il vento ti accarezza sempre il viso, ti coccola e ti fa scordare i musi lunghi. L’alba è pulita e maestosa, le colline irregolari ed infinite.

Ma più di ogni altra cosa abbiamo e avremo sempre dentro di noi le persone, sempre.

Persone che ci han salutato, che si son raccomandate ai santi e al nostro buon senso, un po’ di paura nel cuore. La tristezza di chi non ci vedrà per mesi, il sorriso di chi riconosce il senso della cosa e sa che può lasciarti andare da solo alla scoperta dell’altro nel mondo e di un altro mondo.

Si arriva e pure qui ci sono persone, ne è pieno e in questa terra tutta differente ognuna ha un bagaglio tutto strano e tutto suo. C’è chi ce l’ha più grande di ciò che ha messo dentro e si vuol portar via qualcosa di tuo con fare prepotente, chi non si fida e vuol sondarcelo alla ricerca della conferma di sue incriminazioni e recriminazioni.

C’è chi invece ti cede volentieri una parte del suo per generosità e genuino affetto e alla fine di questo viaggio si sa che si dovrà comprare un borsone solo per i sorrisi, talmente ne si riceve.

In un viaggio così nuovo e lontano che bagaglio si prepara? Cosa ci vorremmo portare dietro, cosa ci portiamo e cosa lasciamo a casa?

Il tempo qui fa cambiare il concetto di casa, alcuni di noi vivono più qui giù che là su e lo sguardo che rivolgiamo alla nostra terra cambia costantemente nelle forme e nei colori dei ricordi.

Capita che un raggio di sole, una folata di vento, il colore di un ulivo ci riportino col ricordo a casa.

Cosa lasciamo far trapelare dai ricordi e dal cuore?

Per quanto tempo nei momenti che dedichiamo a noi stessi o agli svaghi personali torniamo con la mente a cosa abbiam lasciato su in Italia?

Quanto più cuore si cede e si lascia qui, quanto meno cuore sentiamo là?

Le priorità del cuore che abbiamo, il nostro amore le nostre relazioni, come si vivono nella quotidianità di queste calde giornate tra i palestinesi in famiglia, pastori e soldati?

 

Riflessione III (frufru spensierata)

Ho solo un pane, ma per spezzarlo

se vuoi con te:

crescerà la letizia di marciare

insieme fratel.

Ho qui un po’ d’acqua, un sorso solo,

vuoi berlo tu?

Anche l’acqua di fonte a spartirla 

è di più.

 C’è ancora un sole,

l’abbiamo ritrovato,

seguiva le ombre mobili

dei passi sul sentier.

c’è ancora un sole,

scaldava le tue spalle

quando toccai lo zaino

che tu portavi per me.

 Vecchie parole non han più suono

nè voce qui

sotto il fiato di vento ogni antico

ricordo svanì.

Parole nuove sentiamo nascere

in fondo al cuor:

sono fatte di passi di fatica e sudor.

Rolly

 

 http://www.operazionecolomba.it/component/content/article/1386-riflessioni.html

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