RIP Juliano Mer-Khamis

admin | April 5th, 2011 – 8:30 am

Una notizia brutale, per il gesto, per il contenuto, per tutto. Una notizia arrivata in un pomeriggio freddo di uno strano aprile, freddo come non mai. Addirittura piovoso. “Un attore è stato ucciso all’entrata del campo profughi di Jenin.” Un attore, a Jenin, la sede del Freedom Theatre. Il teatro dei ragazzi di Arna. Un gioiello, un unicum in tutti i Territori Palestinesi. Poi il nome: Juliano Mer Khamis. L’anima del teatro di Jenin.

Israeli actor and political activist Juliano Mer-Khamis, 53, was shot dead on Monday outside a theater which he founded in a refugee camp in the West Bank city of Jenin.

Jenin police chief Mohammed Tayyim said Mer-Khamis was shot five times by masked Palestinian militants, but that Israeli security forces were still investigating the circumstances of his murder. A Palestinian ambulance took his body to a nearby checkpoint to be transferred into Israel.

Una notizia terribile, per il destino di un uomo che a quel campo profughi e a quel teatro aveva dato tanto. Il figlio di Arna, figlio dell’amore tra una donna israeliabna ebrea e un palestinese. Su, a Nazareth.  Notizia terribile anche per tutto ciò che rappresenta. Che essere coraggiosi e liberi non vuol dire avere su di sé una sorta di corazza, di immunità dalla violenza assurda. Che far nascere qualcosa di bello significa anche dare molto fastidio, come mi ha confermato oggi pomeriggio un collega che ne sa molto più di me: Juliano Mer Khamis   era stato minacciato di morte più volte, scrivono anche i giornali israeliani online. Il suo lavoro dava fastidio a molti, come spesso fa la cultura. L’anno scorso aveva rappresentato in teatro La fattoria degli animali, di George Orwell. Un testo politico come quello non poteva non fare male, non dare fastidio.

Non lo avevo mai incontrato, in questi sette anni. Ma del suo lavoro ho saputo ciò che bisognava sapere. Che era un buon lavoro. E il suo viso è quello che ho visto in Arna’s Children, il film dedicato a sua madre, che tentò di salvare una generazione di ragazzi e di bambini insegnando loro il teatro. A Jenin. Quella stessa Jenin, quello stesso campo profughi in cui è ambientato il romanzo di un’altra donna che ha lavorato per i bambini, Susan Abulhawa. Strana, la vita. Dentro quel campo profughi sono stati immersa da ieri, perché immersa nella lettura del romanzo della Abulhawa, Mornings in Jenin. E da Jenin, oggi, arriva una notizia che è come uno squarcio.

Questo posto indurisce come la pietra di Al Khalil. E diventa duro anche chiedersi perché.

Here is the message issued by the Board of Management of The Freedom Theater

The Jenin City, Jenin Camp, Palestinian Culture and Freedom Children have lost a martyr of great humanity Juliano Mer-Khamis who was killed by black betrayal buletts by an unknown murderer.

Juliano represented a model of someone who caused for freedom, culture and human values. He was one of the cultural resistance symbols in our society.

We are very sorry that the end of his life had place in the exact place where he started it,  but it was what life wanted: and now we must keep Juliano and his works, creations and beloved ones, keeping him alive always in our hearts. The Freedom Theatre will always stay the symbol for Freedom that Juliano has provided his soul on his slaughter.

“They were the betrayal bullets when they were shot, almost apologizing if they saw your eyes” . Juliano, you deserve our loyalty to you and your mother, your children, wife and we will keep alive your immortal artistic message.

All the people that loved you and your students will always remember your art and your values forever, and let your name continue to be part of the Palestinian Culture.

E questo è un passo del breve ma intenso articolo che Gideon Levy ha dedicato a Julian Mer Khamis e al suo coraggio, oggi su Haaretz:

I first saw Mer-Khamis in another time and another place. It was in the late 1980s, when he stood for a number of days in the front yard of the Israel Fringe Theater festival in Acre, his naked body dipped with oil as part of a one-man show that knew no end. Years later I caught “Arna’s Children,” a brilliant film which he co-directed with his dying mother, Arna Mer, the founder of the theatre in Jenin and the daughter of the doctor who cured malaria in Rosh Pina. It is arguably the most moving film ever created about the Israeli occupation.

Since then, I have met him on numerous occasions, always in the camp. This tall, strapping, handsome man who oozed charisma, a Jew and an Arab on account of his parents – perhaps a Jew in the eyes of the Arabs and an Arab in the eyes of the Jews – decided to devote his life to Jenin, where he lived as an Israeli and as a human being. One of the most talented theater actors to ever emerge here was also the most courageous of them

  • © Invisiblearabs.com
  • Contrassegnato con i tag: ,

    Articoli Correlati

    Invia una Risposta

    Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

    Protected by WP Anti Spam