RISPARMIATEMI LE LACRIME AMERICANE PER L’UCCISIONE DI JAMAL KHASHOGGI

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Di Robert Fisk

9 dicembre 2018

Posso essere l’unico – a parte i suoi sicofanti – a giudicare lo spettacolo dei migliori repubblicani e democratici d’America che condannano il principe ereditario dell’Arabia Saudita per aver ucciso Jamal Khashoggi un po’ disgustoso? “Folle”. “Pericoloso”. Una “palla da demolizione”. Una “sega fumante”. Questi tizi sono arrabbiati. La regista della CIA Gina Haspel, che era felice di dare il consenso alla tortura dei prigionieri musulmani in una prigione americana segreta  in Tailandia, ovviamente sapeva di cosa stava parlando quando ha testimoniato su Mohammed bin Salman e sull’agonia di Jamal Khashoggi.

La fuga di notizie del governo degli Stati Uniti fanno pensare che la Haspel sapesse tutto delle urla di dolore, della sofferenza degli uomini arabi che pensavano di annegare, della  supplica disperata per la vita  espressa dalle vittime dell’America in quei rifugi di afflizioni  nel 2002 e in seguito. Dopo tutto,  le urla disperate   di un uomo che sta annegando e le urla disperate di un uomo che crede di soffocare, non possono essere molto diverse. Tranne, naturalmente, che le vittime della CIA vivevano per essere torturare un altro giorno – in effetti per  parecchi altri giorni –mentre il soffocamento di Jamal Khashoggi era fatto con l’intenzione di porre fine alla sua vita, come è successo.

Una generazione fa, il programma di tortura e assassinio della “Operazione Phoenix” della CIA in Vietnam andò ben oltre l’immaginazione del servizio di intelligence saudita. Nel linguaggio delle spie,  Khashoggi era semplicemente “stato eliminato con il massimo danno”. Se la CIA ha potuto autorizzare un massacro in Vietnam, perché un dittatore arabo non dovrebbe fare lo stesso su scala molto più piccola? È vero, non posso immaginare che gli americani abbiano preferito un segaossa. La testimonianza suggerisce che cosa lo stupro di massa seguito da torture di massa ha fatto per i loro nemici in Vietnam. Perché suonare musica attraverso gli auricolari degli assassini?

Tuttavia, continua ancora.  Ecco qui, questa settimana, il senatore Democratico Bob Menendez. Gli Stati Uniti, ci ha detto, devono “inviare un messaggio chiaro e inequivocabile che tali azioni non sono accettabili sul palcoscenico del mondo”. La ‘”azione”, ovviamente, è l’omicidio di Khashoggi. E questo a opera di un uomo che ha costantemente difeso Israele dopo il massacro degli innocenti a Gaza.

E quindi, che cosa mai sta succedendo qui? Forse il “palcoscenico mondiale” di cui parlava Menendez era la Casa Bianca – un’espressione appropriata quando si arriva a pensarci – dove il   Principe della Corona dell’Arabia Saudita non era certo un estraneo. Tuttavia, quando almeno un recente presidente degli Stati Uniti    di quella alta carica può essere considerato colpevole di crimini di guerra – in Iraq – e della morte di diecine di migliaia di Arabia, come mai i senatori americani stanno sbuffando e si stanno innervosendo  soltanto per un uomo, Mohammed bin Salman, che (mettiamo da parte, per un momento, la guerra in Yemen) viene soltanto accusato di aver ordinato l’uccisione e lo smembramento di un unico arabo?

Dopo tutto, i leader mondiali, e gli stessi presidenti degli Stati Uniti, hanno avuto sempre un debole per i massacri e per coloro che dovrebbero affrontare accuse per crimini di guerra. Trump ha notoriamente incontrato Kim Jong-un e lo ha invitato alla Casa Bianca. Stiamo tutti aspettando che Rodrigo Duterte accetti il suo invito.

Obama ha profuso ospitalità alla Casa Bianca a un mucchio di autocrati sanguinari, del Gambia, del Burkina Faso e del Camerun – prima ricordiamo anche Suharto, i cui squadroni della morte hanno ucciso mezzo milione di persone; e Hosni Mubarak la cui polizia segreta talvolta violentava i loro prigionieri e che approvava l’impiccagione di centinaia di islamisti senza un dovuto processo, e il suo massimo successore, il Feldmaresciallo e Presidente al-Sisi, che ha fatto rinchiudere circa 60.000 prigionieri politici in Egitto e i cui poliziotti sembra che abbiano torturato fino a ucciderlo, un giovane studente italiano. Giulio Regeni non è, però, stato ucciso in un consolato egiziano. La lista non comprende neanche Ariel Sharon che, quando era ministro della difesa israeliana, era stato accusato da un’indagine israeliana, della personale responsabilità del massacro di 1.700 civili Palestinesi  nel quartiere   di Sabra e nel campo profughi di Shatila (alla periferia di Beirut), nel 1982.

Allora, qual è questo “messaggio chiaro e inequivocabile” di cui sproloquia il senatore Menendez? Il messaggio è stato chiaro e inequivocabile per decenni. Gli “interessi nazionali” degli Stati Uniti surclassano sempre (in entrambi i sensi) la moralità o il crimine internazionale. Altrimenti, perché gli Stati Uniti hanno sostenuto Saddam Hussein nel suo tentativo di distruggere l’Iran e nel suo uso della guerra chimica contro l’Iran? Perché altrimenti Donald Rumsfeld si è raccomandato a Saddam nel dicembre del 1983 per consentire la riapertura dell’ambasciata Usa a Baghdad quando il dittatore iracheno (un “uomo forte” all’epoca, ovviamente) aveva già usato l’iprite (detto anche gas mostarda) contro i suoi avversari? Quando Rumsfeld arrivò per il suo incontro, oltre 3.000 vittime erano cadute tra nuvole di gas irachene. La cifra fu di almeno 50.000 morti, e che è, in termini matematici, equivale a  50.000 Jamal Khashoggi.

Si suppone, tuttavia, che balziamo indietro scioccati e orripilati quando la Haspel che forse ha anche lei alcune ammissioni da fare ai senatori riguardo ad altre faccende, suggerisce che il più recente tiranno mediorientale che l’America preferisce sapeva dell’imminente assassinio di Jamal Khashoggi. Menendez pensa che Saddam non aveva firmato le sentenze di morte di migliaia di uomini e donne irachene, cosa che, come sappiamo dal suo più recente “processo”, fece, prima di incontrare Rumsfeld? Oppure che Duterte, che si è paragonato a Hitler, non autorizza l’esecuzione dei suoi “sospetti” trafficanti di droga? O che Suharto non aveva assolutamente nulla a che fare con mezzo milione di omicidi in Indonesia?

E’ davvero istruttivo che le migliaia di innocenti uccisi nella guerra in Yemen, un’offensiva intrapresa dallo stesso Mohammed bin Salman con l’appoggio logistico

degli Stati Uniti e del Regno Unito – non è certamente necessario che ce lo dica la Haspel – non ha lasciato esattamente scioccati i Senatori americani. Soltanto un altro

mucchio di Arabi che si uccidono tra di loro, suppongo. La fame non è stata citata dai senatori che uscivano dall’udienza a porte chiuse della Haspel. I senatori, tuttavia, sanno tutto circa i bombardamenti sulle moschee, sulle feste di matrimonio, su ospedali e le scuole in Yemen. Perché non ci sono lacrime per questi innocenti? Oppure questo è un po’ difficile quando l’esercito americano – in ogni occasione, per caso, ovviamente – ha bombardato moschee, feste di matrimonio, ospedali e scuole in

Afghanistan, Iraq e Siria?

No, lo shock e l’orrore e la necessità di una completa rivelazione circa i Sauditi, è prima di tutto riguardo a Trump e alla necessità di collegarlo al crudele assassinio di un giornalista del Washington Post e residente negli Stati Uniti, della cui raccapricciante  fine è stata data la colpa dal Presidente americano a “un mondo violento”.

Forse, però, c’è qualcosa di più, il fatto spaventoso – anche se solo un ricordo popolare, forse, per molti con quasi nessuna memoria istituzionale – che 15 di questi dirottatori dell’11 settembre erano sauditi, che Osama bin Laden era un saudita, che George W. Bush aveva fatto partire di nascosto segretamente i membri della famiglia bin Laden dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre, che i sauditi stessi sono gli eredi di una versione degradata, rurale e crudele dell’Islam sunnita – basata sui dannosi insegnamenti del XVIII secolo di Muhammad ibn Abd al- Wahhab – che ha ispirato i talebani, al-Qaeda, Iside e tutti gli altri culti omicidi che abbiamo mostrato essere il Nemico n.1 dell’Occidente.

Inchiodare Mohammed Bin Salman su un crocifisso – un metodo di esecuzione prediletto dai wahhabiti – è un’uccisione facile per i senatori statunitensi, naturalmente. Si colpisce il presidente e si distruggono tutti quegli infelici dettagli storici tutto in un colpo solo.

Ma non contare su questo. Petrolio e armi  sono una mistura potente . La casa del vecchio Abd al-Wahhab è protetta in un nuovo ritrovo turistico alla periferia di Riyadh. A pensarci bene, la moschea nazionale del Qatar – ostile alla rapace Arabia Saudita ma che è un altro destinatario di armi americane e un sostenitore delle forze islamiste in Siria e Iraq – ha una capienza  di 30.000 anime, è stata costruita solo sette anni fa e prende il nome dallo stesso Abd al-Wahhab.

Questo è il mondo pericoloso dove ora l’America e i suoi alleati camminano, spezzanti verso la migliaia di musulmani che muoiono sotto le nostre bombe e i missili e i mortai – usati da coloro dei quali dovremmo diffidare – ignoranti delle correnti religiose che rimbombano sotto i nostri piedi e sotto la casa di Saud. Persino le informazioni praticamente inutili che la Haspel ha ottenuto nei “centri neri” della CIA avrebbero potuto comunicare questo ai senatori, se si fossero presi la briga di chiederlo.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/1015367/

Originale : The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

RISPARMIATEMI LE LACRIME AMERICANE PER L’UCCISIONE DI JAMAL KHASHOGGI

http://znetitaly.altervista.org/art/26558

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