RITRATTI DI SIRIANI: LA FAMIGLIA PALESTINESE

· by  · in 2013 Anno di partenzeI rifugiati siriani in Giordania.

Fatima ci porta al piano di sotto, si ripete la stessa scena. Veniamo accolti da un’altra famiglia di rifugiati, ci sediamo in salotto, su alcuni materassi appoggiati a terra. Le bambine giocano con la madre, mentre gli uomini guardano la televisione. La stanza è spoglia, le pareti ammuffite dall’umidità. Un tappeto, dei cuscini ed una teiera sono gli unici oggetti nella stanza. Dopo pochi minuti di conversazione scopriamo che sono palestinesi. Il mio amico si illumina, è rarissimo trovare famiglie palestinesi, mi spiega. I giordani non li fanno entrare, e chi riesce ad attraversare il confine, si nasconde, non svela la propria identità. Così ascoltiamo la loro storia. A parlarci è Hassan*, padre di sei allegre bambine.

“Sono originario di Gaza, sono nato negli Emirati. Durante la guerra del Golfo, a soli 13 anni, mi sono trasferito in Siria, in un villaggio vicino a Dar’a (nel sud della Siria) dove la maggior parte delle persone erano palestinesi. Si viveva bene. Lavoravo nel settore agricolo, non avevo particolari difficoltà economiche. All’inizio della rivoluzione non c’erano problemi, ma poi ci hanno sparato contro. Dovevamo stare fermi a guardare? Quando, a metà giugno dell’anno scorso, un abitante del villaggio è stato ucciso, sono cominciate le manifestazioni. E allora è iniziata la guerra vera. Un giorno, mentre stavo andando a Damasco, mi hanno arrestato. Sono stato torturato, mi hanno messo dei ferri bollenti sulle braccia, mi hanno strappato la pelle con delle eliche che giravano veloci come quelle del ventilatore. Dopo due mesi mi han fatto tornare a casa.

A settembre 2012 ce ne siamo andati. Siamo scappati perchè nel mio quartiere è iniziata una vera e propria battaglia. Ero in bicicletta, stavo tornando a casa. Hanno iniziato a bombardare, mio cugino è stato ucciso. Sono arrivato a casa di mia suocera, ma la luce era spenta, non c’era nessuno. Dov’era la mia famiglia, dov’erano le mie figlie? Sono andato a casa di mia sorella, ma anche lì ho trovato la luce spenta e l’abitazione deserta. Mi son recato in ospedale, e lì c’erano 15 dei miei parenti. Mia moglie e quattro delle mie figlie erano state ferite. Stavano guardando la televisione quando la casa vicina è stata bombardata e la parete della stanza è caduta su di loro. Tre son state ferite alle gambe, la più piccola anche al mento e all’orecchio. L’han dovuta portare a Dar’a per le cure. Dopo due giorni abbiamo deciso di scappare. Verso la Giordania. Le mie figlie dovevano essere operate. Durante il viaggio non avevamo barelle. Abbiamo utilizzato le bare per trasportarle. Al confine non mi volevano far passare, in quanto palestinese non avevo il permesso di entrare in Giordania. Ho insistito, non potevo abbandonare la mia famiglia e alla fine mi han fatto passare per motivi umanitari. Siamo stati due giorni nel campo profughi di Zaatari, le mie figlie e mia moglie hanno ricevuto le cure necessarie e io son stato accanto a loro per un mese in una stanza di ospedale. Poi ho saputo che c’era questo appartamento libero e ci siamo trasferiti qui. La vita a Zarqa non è facile, non c’è lavoro e gli aiuti che riceviamo non ci bastano. La vita è cara. Parte della famiglia è rimasta in Siria, mia suocera è rimasta a Dar’a ad aiutare la sua gente, il fratello di mia moglie invece è stato ucciso durante gli scontri.

Le autorità giordane sanno che sono qui perchè sono entrato in Giordania per motivi umanitari. Ma molti palestinesi che son riusciti ad entrare si nascondono, si fingono siriani. Molti sono entrati mostrando le loro carte di identità siriane. Molti altri sono stati rispediti indietro, lasciati morire in Siria. Un palestinese dell’Esercito Libero è stato bloccato al confine e rispedito in Siria. Ora è stato ucciso”.

*pseudonimo

http://storiedellaltromondo.wordpress.com/2013/01/09/ritratti-di-siriani-la-famiglia-palestinese/

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