Roma – Palestine Youth Orchestra: quando la musica unisce e abbatte le barriere

1 AGO 2012

Per la prima volta in Italia, la Palestine Youth Orchestra fa tappa anche a Roma, con due appuntamenti salutati anche dal presidente Napolitano. Musica capace di unire e abbattere le barriere, mostrando al mondo che la Palestina esiste. E anche la sua cultura.

“Non si tratta solo di musica. Ma di musica capace di unire le persone e abbattere le barriere”.  È tutta qui la sintesi di quel piccolo miracolo di lavoro e determinazione rappresentato dalla Palestine Youth Orchestra, formazione giovanile palestinese di grande successo, che per la prima volta arriva anche in Italia.

Giunta nella capitale dopo aver fatto tappa a Genova e Firenze, grazie alla preziosa collaborazione di alcuni conservatori italiani, la PYO è una delle cinque orchestre del Conservatorio Nazionale Palestinese “Edward Said” , formazione giovanile che conta oltre 60 elementi e che, riunendosi una sola volta l’anno, mette insieme musicisti della Palestina occupata e dei paesi arabi che ne accolsero la diaspora.

È il conservatorio Santa Cecilia di Roma a ospitare la conferenza stampa che ha presentato i due incontri romani di cui la PYO sarà protagonista: il pomeriggio del 31 luglio al Teatro Valle Occupato (h 18.30) e poi la sera del 1 agosto, quando la Sala Accademica del Santa Cecilia vedrà la formazione al completo esibirsi dopo le tappe di Firenze e Genova (rispettivamente a Piazza della Signoria e al Teatro Carlo Felice), già grande successo per affluenza di pubblico e critica.

In programma musiche di Beethoven (Sinfonia n.8 op.93 in fa maggiore) e Dvorak (Canto alla Luna, op.114), oltre ai brani dei compositori arabi Maias Al Yamani (Sea Waves per violino arabo e orchestra) e Kinan Azmeh (November 22nd, per clarinetto e orchestra d’archi).

È per prima Sian Edwards, direttore dell’orchestra, a raccontare le difficoltà iniziali nella creazione di una formazione giovanile che – unica nel panorama mediorentale – affianca al repertorio arabo tradizionale quello classico occidentale.

“Quando sono stata invitata a dirigere l’orchestra, nel 2004, era una musica che i ragazzi non conoscevano e non credevano di poter suonare. Abbiamo lavorato duramente, e dopo 8 anni insieme posso dire che non solo sono diventati davvero molto bravi, ma che siamo riusciti ad essere una vera orchestra, unita e in sintonia”.

Sorride Nadine Baboun, violinista, nel ricordare quegli anni, ed è determinata nello spiegare quale significato abbia assunto, nel tempo, portare per il mondo l’orchestra di cui è fiera di far parte. “E’ un appuntamento che ogni anno aspettiamo con ansia, perché crea un collegamento tra palestinesi di tutto il mondo e rappresenta un’opportunità di scambio culturale. Non si tratta semplicemente di musica, ma di musica che unisce le persone e abbatte le barriere, capace di mostrare una Palestina che va oltre gli stereotipi”.

Tante le difficoltà organizzative per il viaggio-avventura di questi ragazzi, fatto di autobus generosamente offerti, di strumenti musicali prestati dai conservatori, di cene organizzate con l’autofinanziamento, per un progetto che ha visto le donazioni di tanti, ma non un solo finanziamento governativo.

Sono menti, cuori, capacità e passioni che si incontrano per permettere a questi giovani di avere un palcoscenico fuori dalla Palestina occupata.

Loro che, secondo Luisa Morgantini, tra le organizzatrici della tappa romana, “rappresentano la resistenza di migliaia di giovani palestinesi, e che quando solcano un palco mostrano il volto della Palestina che resiste, che gioisce e che difende la propria dignità”.

È Michele Cantoni, direttore artistico della PYO e del Conservatorio nazionale palestinese Edward Said a raccontare la storia di questo istituto. Nato nel 1993 con una piccola sede aperta a Ramallah, che all’epoca contava appena 3 insegnanti e circa 40 allievi, è stato capace di affrontare gli anni duri della seconda Intifada e l’inasprirsi dell’Occupazione israeliana, sopravvivendo e facendosi realtà sempre più importante.

Una scuola di prestigio che oggi conta cinque sedi in tutta la Palestina (da Nablus a Gerusalemme, passando per Betlemme, e una appena inaugurata nella Striscia di Gaza), 60 docenti e oltre mille allievi, oltre alle centinaia che ricevono lezioni private nei villaggi dai quali è impossibile raggiungere i grandi centri a causa dei check point militari.

Tra le sue cinque orchestre anche la PYO, esempio unico nel suo genere non solo per il repertorio che presenta, ma per perché si riunisce una sola volta l’anno per esibirsi all’estero, unendo musicisti da tutta la Palestina e dai pesi arabi della diaspora. E che, all’occorrenza, “ricorre a videoconferenze per parlare con Gaza”, come spiega Cantoni.

Una forma di resistenza, allora, perché mostra il vero volto “di un sopruso erroneamente chiamato conflitto”.

E in attesa del concerto al Santa Cecilia, è il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a inviare un messaggio di saluto ai giovani musicisti. “Desidero trasmettere il  mio più caloroso saluto ai giovani artisti nella tournée che da oggi li vedrà impegnati in Italia. Attraverso il messaggio universale della musica l’orchestra offre un’alta testimonianza di dialogo e di speranza (…). Saluto cordialmente i membri della Palestine Youth Orchestra, e tutti coloro che assisteranno ai loro concerti italiani”.

Cecilia Dalla Negra

Fonte: Osservatorio Iraq

 

http://www.palestinarossa.it/?q=it/content/story/roma-palestine-youth-orchestra-quando-la-musica-unisce-e-abbatte-le-barriere

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