Romeo e Giulietta sono esistiti veramente: si chiamavano Alaa e Sara e abitavano a Yarmouk.

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News – 3/11/2015

 

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di Suheir el-Qarra. Ci sono storie che non hanno tempo. Sono classici intramontabili. Storie infinite come i sentimenti più sinceri. Profumano come una spremuta fresca di una vita breve ma intensa. Come la storia che lega Alaa e Sarah, giovani innamorati i cui destini si sono intrecciati in Siria, nel campo profughi di Yarmouk.
Sarah porta con sé un sorriso che illumina chi le sta accanto. Vive nel campo con la madre da sempre. A Yarmouk la situazione si fa sempre più drammatica. Non è mai facile decidere cosa sia meglio fare in tempo di guerra. Eppure il fato sembra avere dato una risposta ad entrambe: la fuga verso la Bulgaria. Sarah non ha nemmeno il tempo di dire addio agli amici e al suo unico amore, Alaa.
Alaa è un ragazzo vivace, uno di quelli che non stanno mai fermi. Sempre indaffarato a fare e a inventare. Un burbero con un cuore formato famiglia. Ha saputo che Sara è fuggita senza preavviso. Soffre dentro ma non lo dà a vedere. Ci sono molte altre cose a cui pensare tipo: come sopravvivere nel campo ora che è stato messo sotto stretto assedio? Niente acqua, elettricità o cibo. Le persone del campo sono isolate dal mondo, ed il mondo non può raggiungere in alcun modo il campo.
Sarah si trova in Bulgaria, ma la sua mente è a Yarmouk. Piange lacrime di malinconia e di rabbia. Lei non voleva andarsene. Voleva restare a casa sua, uscire e trovare l’albero di limoni a sinistra del cancellino d’ingresso sotto il quale ci si sedeva a bere del buon thè. Invece si trova in un posto che non le appartiene. L’unica connessione con il campo sono le tragiche notizie che passano nella news feed del suo smartphone, l’unico oggetto prezioso rimasto in suo possesso. Il suo sorriso si è spento, ma non la speranza di ritornare da Alaa. I giorni passano veloci e non c’è giorno che Sarah non ricordi a sua madre il torto che le ha fatto portandola via con sé dal campo.

Ogni mattina pianifica la fuga verso Damasco, impaziente, fino a quando una mattina decide di fare il lungo viaggio da sola. Arriva a Damasco, la città è la stessa ma priva di spirito e della gioia di vivere che la caratterizzava. Per poter rientrare nel campo, Sarah, ha bisogno di un permesso speciale. Non è una passeggiata. La gente assediata fa di tutto per scappare da quella prigione, ma non Sarah. Lei sa di essere legata a Yarmouk. Tanta fatica durante il suo viaggio, ma che importa tanto è finalmente arrivata a destinazione. Sarah sorride ancora, un sorriso che parte da dentro e armonizza tutto attorno a sé. Le dicono che dovrà trascorrere 10 canonici giorni a Damasco prima di poter ricongiungersi con la gente del campo a sud della città.

Arriva a Yarmouk attraversando la città di Beit Sahem.
Alaa non sa nulla. Non sa se, presto o tardi, potrà rivedere Sarah. Lavora nei campi tutto il giorno. La terra produce frutti benedetti che vanno raccolti e conservati.

Un boato. Un missile ed il crollo di una palazzina e poi, nella confusione, gli spari di un checchino. Alaa, muore sul colpo. Quel tardo pomeriggio rimarrà nel campo, per sempre.
Sarah è impaziente alla barriera. Sono passati quei 10 giorni, tra la gioia e l’ansia di chi vuole che domani arrivi presto. Finalmente si trova a Yarmouk. Ritrova i suoi amici, tutti, ad eccezione di Alaa. Con tatto e delicatezza si stringono attorno a Sara in un cordoglio sincero. Incredula e con gli occhi gonfi dal pianto, decide di rimanere nel campo. Gli amici non la riconoscono più. Il suo sorriso si è spento. Alaa se ne è andato senza poterle dire addio. Avvolta in una ampia abaia nera, Sarah, prova a tirare avanti. Tutti quei sacrifici e tutta quella fatica non sono serviti a nulla. Lavora come volontaria, nel luogo dove si sono conosciuti. Sguardo assente e testa bassa, raccoglie insieme ad altre donne le pietre da spaccare. Giorno dopo giorno, la stessa triste routine.

Non è passato un mese dalla morte di Alaa, quel giorno Sara si prepara a svolgere lo stesso lavoro pesante. L’assedio e la fame. Gli aiuti umanitari. Troppa gente in attesa per un pezzo di pane. Interminabile la coda per ritirare un pacco viveri. Sarah non può immaginare che la sua vita si spegnerà quel giorno per mano di un cecchino che, tra la calca e la confusione, la trafigge in pieno petto mentre aspetta.

I destini di Alaa e Sara si sono incrociati a Yarmouk in un tempo di avversità e di fatalità che hanno portato ad incatenare i loro corpi a quella terra, uniti, per sempre.

Questa è una delle tante drammatiche storie realmente accadute nella Yarmouk assediata. Il pezzo è stato elaborato sulla base dalle testimonianze di chi ha avuto modo di conoscere Alaa e Sara e la loro triste storia. Secondo la gente del campo, Romeo e Giulietta sono esistiti veramente: si chiamavano Alaa e Sara e abitavano a Yarmouk.

© Agenzia stampa Infopal
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Romeo e Giulietta sono esistiti veramente: si chiamavano Alaa e Sara e abitavano a Yarmouk.

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