Romney in Israele soffia su fuoco guerra all’Iran

adminSito   sabato 28 luglio 2012 09:33

 di Michele Giorgio

Roma, 28 luglio 2012, Nena News – Le campagne per le presidenziali americane includono l’abituale gara a chi promette di più a Israele e Barack Obama e il suo rivale Mitt Romney non fanno eccezione. A poche ore dalla visita del candidato repubblicano Mitt Romney a Gerusalemme, Obama ha firmato una legge che rafforza la cooperazione militare con Israele. Lo Stato ebraico riceverà «materiali» e avrà accesso a una maggiore cooperazione nel settore della sicurezza. In totale sono 70 milioni di dollari in più e serviranno a sviluppare anche il sistema anti-razzo Iron Dome. E sempre allo scopo di eclissare la visita di Romney, Obama ribadirà il suo impegno a favore di Israele in una cerimonia alla Casa Bianca.

Tuttavia la partita per la conquista dei voti della comunità ebraico-americana è ancora lunga. E Romney preferisce stare in attacco. Lo sfidante repubblicano punta sull’appoggio aperto al raid israeliano contro le centrali atomiche iraniane. Tenta di prendere in contropiede un Obama che gioca ancora la carta delle sanzioni per costringere Tehran a sospendere la produzione dell’uranio arricchito che, secondo Usa e Israele, serve a produrre ordigni nucleari (l’Iran nega).

Romney perciò stasera arriva in Israele forte dell’intervista rilasciata al quotidiano Haaretz nella quale insiste affinchè non venga scartata «l’opzione militare» (la guerra), anche se resta «la meno desiderabile». «L’opzione militare deve essere soppesata e deve essere pronta qualora tutte le altre strade non avessero successo», ha dichiarato Romney aggiungendo che un Iran nucleare rappresenterebbe un pericolo potenziale anche per gli Stati Uniti perché «materiale fissile potrebbe raggiungere organizzazioni come gli Hezbollah». E durante la sua visita l’ultraconservatore repubblicano non mancherà di sottolineare che nei quattro anni di presidenza Obama non si è mai recato in Israele.

In Israele comunque arrivano, sempre più spesso, gli inviati del presidente Usa. La settimana prossima è atteso di nuovo il Segretario alla difesa Leon Panetta, due settimane dopo una visita analoga del Segretario di Stato Hillary Clinton. Al centro dei colloqui tra il premier Netanyahu e Panetta ci saranno la guerra civile siriana e la questione del nucleare iraniano. E a voler dar credito a quanto scrivono i giornali israeliani, Netanyahu e il suo ministro della difesa Ehud Barak sono decisi, persino più che in passato, ad attaccare l’Iran in tempi stretti, entro qualche mese.

«La miglior difesa è l’attacco», premier e ministro hanno ripetuto in coro in questi ultimi giorni. Si è appreso inoltre che i reparti militari responsabili per i trasporti rapidi di materiali bellici da nord a sud del paese hanno effettuato nelle scorse settimane manovre senza precedenti. La febbre del raid anti-Iran è talmente alta che persino la recente repentina uscita (dopo un clamoroso rapido ingresso) del partito «centrista» Kadima dalla coalizione di governo non sarebbe legata a dissensi col premier sulla riforma del servizio di leva ma piuttosto ai piani di guerra di Netanyahu e Barak. «Kadima non si farà imbarcare in alcuna avventura operativa che possa mettere a rischio il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie, il futuro di tutti i cittadini d’Israele», ha spiegato Shaul Mofaz, il leader di Kadima, che tra l’altro è iraniano di nascita.

Le apparenti riserve di Mofaz sull’ipotesi di un raid contro l’Iran rispecchia quelle manifestate esplicitamente da diversi veterani d’alto rango dell’intelligence e delle forze armate israeliane: a cominciare dall’ex capo del Mossad Meir Dagan e dall’ex capo di stato maggiore Gaby Ashkenazi. E ieri Amos Harel, in un lungo articolo pubblicato da Haaretz, riferiva di colloqui avuti con cinque comandanti militari, incontrati separatamente, tutti preoccupati dalle intenzioni bellicose di Netanyahu e Barak. Per il premier e il ministro della difesa però l’Iran ha superato il «punto di non ritorno» e va colpito, anche se l’attacco aereo causerà danni contenuti agli impianti iraniani (alcuni dei quali sotterranei) e scatenerà un nuovo conflitto devastante in Medio Oriente. Nena News

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