Russia-Turchia, l’elefante partorisce il topolino e sulla Siria è solo tregua

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tratto da: REMOCONTRO

Remocontro Remocontro  6 Marzo 2020

 

Delegazioni diplomatiche numerose e ai massimi livelli da Ankara verso il Cremlino, ore e ore di discussione su tutto, da Idlib al futuro della Siria e alla fine, quasi notte, ai due presidenti tocca stingersi la mano agli occhi del mondo per trasformare una misera e incerta tregua in una pace che non c’è certamente per la Siria.

L’elefante partorisce il topolino

Provare voi a capire cosa è realmente accaduto a Mosca tra Putin ed Erdogan. Il testo della redazione ANSA a mezzanotte.
Putin il politico. «Non sempre concordiamo su tutto, ma in ogni momento critico siamo sempre stati in grado di trovare un’intesa comune e arrivare a una soluzione: lo abbiamo fatto anche oggi», ha detto da il presidente russo dopo il colloquio con Erdogan, ma senza spiegare di che ‘intesa’ si tratta.
Erdogan il furbastro. Tragedia profughi usato come arma di ricatto: «Le forze del regime siriano hanno violato gli accordi, e gli abitanti di Idlib sono scappati (nessuno delle migliaia di disperati spinti verso la Gracia viene da Idlib, NdR). Assad vuole spazzare via i civili in quella regione e noi non staremo a guardare».
Bugia politica finale al termine dei colloqui con Vladimir Putin, «la cooperazione fra Ankara e Mosca è “ad un alto livello” e questo permette “di raggiungere degli accordi”, di trovare “un punto comune”, e arrivare “a un cessate il fuoco, a partire dalla mezzanotte”».
Aria fritta.

Poco di più dalla ’grande stampa’

«Da mezzanotte nella zona di Idlib le armi taceranno. Nell’accordo, anche una zona cuscinetto lungo l’autostrada M4 tra Latakia e Aleppo», ci dice Repubblica.
«Dopo più di sei ore di negoziato, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan hanno raggiunto un accordo che dovrebbe fermare i combattimenti nella zona di Idlib da stanotte a mezzanotte. L’intesa prevede anche la creazione di un corridoio di 6 chilometri lungo l’autostrada tra Latakia e Aleppo».
Ma «entro sei giorni un comitato tecnico dovrà “definire i dettagli” – e dal 15 marzo partiranno i pattugliamenti congiunti russo-turchi su un tratto della stessa autostrada».
La sola affermazione diplomatica convincente che dettata da Mosca ad Ankara, «non c’è una soluzione militare alla crisi in Siria” e che la sovranità e integrità territoriale del Paese “va rispettata”».

Su La Stampa qualche ipotesi in più

Cronaca di Giuseppe Agliastro, «Dopo quasi sei ore di colloqui a porte chiuse al Cremlino, i leader di Russia e Turchia hanno annunciato un cessate il fuoco a partire dalla mezzanotte di cui solo il tempo rivelerà l’efficacia. L’accordo prevede anche un corridoio di sicurezza lungo la strategica autostrada M4 nella zona di Idlib e pattugliamenti congiunti russo-turchi lungo questa via a partire dal 15 marzo. Erdogan ha inoltre detto di avere tra i suoi obiettivi il ritorno a casa dei profughi siriani».
Ritorno a quale casa e per quali profughi non è stato detto.

L’asse Russia-Turchia sul Medio Oriente

«L’asse Russia-Turchia al momento è ancora in piedi e di essere sempre più i signori del Medio Oriente. Mosca e Ankara sono schierate su fronti opposti sia in Siria sia in Libia ma, almeno finora, sono state in grado di raggiungere dei compromessi per spartirsi le zone di influenza ed evitare un pericoloso scontro aperto».
Ma il nodo è Idlib, ultimo bastione dei ribelli siriani. Gli jihadisti protetti dai militari turchi che ormai muoiono a decine per bombe anche russe.
«Erdogan ieri non ha usato certo toni concilianti nei confronti di Assad e ha ribadito a Putin che la Turchia reagirà ‘con tutta la sua forza’ a eventuali nuovi attacchi». Minaccia già detta ma poco realistica. Lo spiraglio forse sul fronte rifugiati.
«Erdogan ha detto di aver concordato con Putin di dover aiutare i profughi a tornare nelle loro case. Resta però da vedere se ci saranno dei risultati pratici. Le violenze a Idlib hanno spinto quasi un milione di siriani verso la Turchia e Erdogan ha reagito aprendo le porte dell’Europa ai migranti».
Minacciosa richiesta all’Ue di maggior sostegno in Siria. E a conferma della linea dura, «Ankara ha già annunciato che invierà mille agenti lungo il fiume Evros, frontiera naturale tra Turchia e Grecia, ‘per evitare i respingimenti’ di migranti da parte delle guardie di frontiera di Atene».

La partita strategica irrisolta

«Mosca sostiene che Ankara permette ai miliziani legati ad Al Qaeda di lanciare attacchi dalla regione, mentre i turchi rimproverano a Mosca di non frenare le offensive del regime di Assad.
Contemporaneamente Russia e Turchia vogliono difendere gli accordi raggiunti nel settore energetico e in quello militare. «Mosca è il secondo partner commerciale di Ankara con un interscambio di 26 miliardi di dollari. La Russia vende in Turchia cereali e gas, anche con il nuovo metanodotto TurkStream, che permetterà a Putin di esportare il suo oro blu in Europa aggirando l’Ucraina».
Poi la beffa alla Nato di quei missili S-400 Russi comprati da Ankara e la prima centrale nucleare turca sempre dalla Russia.

 

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