Sabah el Thawra! Buongiorno, rivoluzione

admin | January 25th, 2012 – 11:38 am

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Sabah el Thawra, Buongiorno Rivoluzione, Gooood Morning Revolution. Nonostante le numerose delusioni, i rischi, i pericoli, i morti, la galera, gli attivisti di Piazza Tahrir salutano il 25 gennaio 2012 in questo modo. Su tutte le piattaforme utili, compresi i social network. E’ giornata di celebrazioni, a un anno dall’epopea iniziata in una giornata d’inverno. Sorprendente, inimmaginabile, coraggiosa, indimenticabile.

Piazza Tahrir e le strade intorno alla piazza ormai più nota del mondo arabo sono in fermento da ieri. Stamattina alle 10, la piazza della Liberazione era già piena. Complice anche il fatto che i Fratelli Musulmani, stavolta, hanno deciso di partecipare alle celebrazioni. Anzi, alcuni dei ‘ragazzi di Tahrir’ cominciano ad accusarli di voler monopolizzare il Revolution Day. Che è comunque, a ben vedere, la rappresentazione del loro successo: un successo arrivato senza esserselo cercato, visto che nei primi giorni della Thawra, esattamente un anno fa, i Fratelli Musulmani (la gerarchia del movimento) si guardarono bene dal partecipare alla sollevazione popolare. A Piazza Tahrir c’erano solo, in aperta contrapposizione con i vertici della Fratellanza Musulmana, i ragazzi islamisti.

 A un anno di distanza, resta ancora divisione, tra una parte delle giovani generazioni islamiste, da una parte, e, sull’altro fronte, il vertice dei Fratelli Musulmani e il Partito Libertà e Giustizia che dall’Ikhwan è nato. Alcuni dei più interessanti protagonisti (islamisti) della ‘rivoluzione del 25 gennaio’ continuano a fare storia a sé, e non volere essere cooptati dentro l’islam politico ora al potere. È certo, però, che i Fratelli Musulmani hanno vinto, e non solo perché sono il primo gruppo parlamentare nell’Assemblea del Popolo. Hanno soprattutto vinto lo sdoganamento da parte delle cancellerie occidentali: dato non scontato, visto che sino a pochi mesi fa con i Fratelli Musulmani si continuava a non parlare e a vivere su una vulgata della storia contemporanea araba che strideva con ciò che realmente è successo in questi ultimi anni, in termini di storia dei movimenti politici.

L’Ikhwan ha vinto. Non vuol dire, però, che abbia vinto la rivoluzione. L’islam politico dei Fratelli Musulmani ha vinto le elezioni, ha lo speaker in parlamento, governerà probabilmente piazza Tahrir oggi, ha ancora una capacità di mobilitazione importante. Ma la rivoluzione è altra cosa, e con la rivoluzione tutti – giunta militare e gerarchia dell’islam politico – dovranno fare i conti. Ancora. Lo dicono le proteste dei diversi settori economici. Lo dice la crisi economica. La questione del gas butano. E soprattutto il fatto che non si intravvedano, sinora, ricette sulla richiesta fondamentale del 25 gennaio 2011: non solo la caduta del regime di Hosni Mubarak (che ancora non è caduto, ma prova a resistere), ma l’accoglienza nello sviluppo del paese sia delle generazioni più giovani che rappresentano la maggioranza della popolazione, sia di interi settori che dallo sviluppo sono stati espulsi negli scorsi anni.

La rivoluzione, insomma, è lungi dall’essersi compiuta e conclusa. Come, d’altro canto, è normale, perché le rivoluzioni non si fanno in un giorno.

Il generale Mohammed Hussein Tantawi ha annunciato ieri il parziale ritiro della legislazione d’emergenza. Parziale, e già bollata da Human Rights Watch. Dopo 31 anni senza interruzione, le leggi di emergenza in Egitto vengono tolte, salvo nei casi di “atti criminali”. Una definizione vaga, in cui si può far rientrare tutto. Troppo vaga, appunto, anche per Human Rights Watch. La decisione della giunta militare arriva proprio all’indomani dell’insediamento del  nuovo parlamento egiziano, e alla vigilia dell’anniversario del 25 gennaio, ma non basta a placare gli attacchi contro l’esercito. Contro la giunta  si protesta a Tahrir. Contro la giunta si è pronunciato il cartello che riunisce gran parte dell’attivismo in un documento che ne chiede le dimissioni e il passaggio dei poteri all’autorità civile. Contro i militari consiglio di leggere questo commento di Sherif Abdel Kouddous su Al Masri al Youm, che non attacca solo la giunta, ma spiega il potere dei militari in Egitto e, in pillole, quello che è successo in questo anno di rivoluzione-transizione-controrivoluzione.

Nonostante tutto questo, nonostante tutto, oggi è l’anniversario di uno dei giorni più belli ed emozionanti per l’intera regione. Un giorno che ha cambiato tutto, e non solo al Cairo. A loro, a chi era in piazza, ai morti, ai feriti, a chi ci ha creduto veramente e continua a crederci e a pagarne il prezzo, grazie.

Nell’immagine, da Khaled Said a Mina Daniel, dal ragazzo ucciso dai poliziotti il 6 giugno del 2010, nel nome del quale si raccolsero i giovani egiziani, a Mina Daniel, uno dei ragazzi di Piazza Tahrir ucciso il 19 ottobre 2011, da mano ancora ignota. Da un martire all’altro, attraverso la penna di Hassan Fedawy. E attraverso le immagini scattate un anno fa da Eduardo Castaldo, la foto-storia di una rivoluzione, raccolta in un video dedicato a tutti gli egiziani. Grazie, Eduardo!

Per la playlist, continuo con i brani italiani. Giorgia, Gocce di memoria.

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