SALE IL BILANCIO DEGLI UCCISI A GAZA, SCONTRI NELLE CITTA’ PALESTINESI IN ISRAELE (aggiornato alle ore 23.15)

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tratto da: http://nena-news.it/sale-il-bilancio-degli-uccisi-a-gaza-scontri-nelle-citta-palestinesi-in-israele/

12 mag 2021

Almeno 65 morti tra i palestinesi della Striscia, cinque vittime in Israele per i razzi di Hamas. Nella notte dure proteste nelle città palestinesi nello Stato israeliano e nuovo raid della polizia di Tel Aviv ad al-Aqsa. Tre palestinesi uccisi dall’esercito in Cisgiordania. Usa: “Israele ha il diritto di difendersi” 

Bombardamenti su Gaza questa mattina (Fonte: Twitter)

Bombardamenti su Gaza questa mattina (Fonte: Twitter)

AGGIORNAMENTI:

ore 23:15   Il presidente Usa Biden: “Israele ha il diritto di difendersi”

Il presidente Usa Biden si schiera con Israele. Parlando con il premier Netanyahu, il leader democratico ha detto: “Israele ha il diritto di difendersi”.

ore 23:05     Sale ancora il bilancio di morte: 65 palestinesi uccisi, 7 le vittime israeliane.

Il bilancio finora nella Striscia è di 65 morti, tra cui 16 minori, cinque donne e un anziano, e 335 feriti. In Israele sono 7 i morti, tra cui un bimbo di sei anni rimasto ucciso a Sderot, un padre e una figlia adolescente colpiti a morte vicino Lod e un soldato 21enne

ore 18.55 – Coprifuoco nella città israeliana di Lod (Led in arabo)

Le autorità israeliane hanno imposto un coprifuoco notturno nella città di Lod (Israele) in seguito alla dichiarazione dello stato di emergenza dichiarato ieri pomeriggio e dopo decine di arresti dopo le proteste palestinesi di ieri. Il coprifuoco andrà in vigore dalle 8 di sera alle 4 di mattina.

ore 18.45  – 56 palestinesi uccisi (14 minori), sei le vittime israeliane

ore 15.30 – Netanyahu: “Useremo il pugno di ferro se necessario”. Razzi di Hamas vicino la centrale nucleare di Dimona

Torna a parlare il premier israeliano Netanyahu che minaccia l’uso “del pugno di ferro se necessario” per “fermare l’anarchia e riportare l’ordine delle città di Israele”, dopo la dichiarazione dello stato di emergenza nella città di Led (è la prima volta in 66 anni) e l’invio della polizia di frontiera.

Intanto le Brigate al Qassam, braccio armato di Hamas, ha detto di aver lanciato una quindicina di missili sulla città di Dimona, dove ha sede la centrale nucleare israeliana.

ore 15 – 53 uccisi a Gaza. Presidente israeliano Rivlin su Led: “Un pogrom”

Mentre sale a 53 il numero delle vittime palestinesi nell’operazione aerea israeliana, ribattezzata “Guardiani delle mura” (di questi 14 bambini e tre donne), a prendere la parola sulla situazione nella città arabo-israeliana di Led è stato il presidente israeliano Rivlin che ha definito le proteste palestinesi “un pogrom” compiuto da “una folla araba assetata di sangue”.

Nella notte a Led sono state bruciate auto ed edifici durante le proteste palestinesi, in una delle città miste che più di altre è simbolo delle discriminazioni interne allo Stato di Israele. A meno di 20 km da Tel Aviv la città è divisa da un muro che separa i quartieri ebraici da quelli palestinesi, con livelli di servizi molto diversi, in particolare quelli abitativi pubblici.

Prima della Nakba del 1948 e la nascita dello Stato di Israele, a Led vivevano circa 40mila. Attraverso la legge degli assenti del 1950, le autorità israeliane hanno confiscato “a norma di legge” le proprietà e le case dei rifugiati. Molti palazzi sono stati distrutti, altri sono stati occupati. Attualmente a Led vivono circa 80mila persone di cui il 30% palestinesi. Le dinamiche sono molto simili a quelle della Cisgiordania e di Gerusalemme, pur trattandosi di una città israeliana: le autorità municipali non danno permessi di costruzione alle famiglie palestinesi, decine le demolizioni nel corso degli anni e scarso accesso all’edilizia pubblica.

ore 12.15 – 270 palestinesi arrestati in Israele. Sale a 48 il bilancio dei morti a Gaza

Dopo le manifestazioni palestinesi in Israele e gli scontri, che hanno interessato soprattutto la città di Led, la polizia di frontiera israeliana ha arrestato 270 palestinesi per “disordini”. Sale a 48 il bilancio dei palestinesi uccisi nella Striscia, 304 i feriti.

ore 11.50 – Arrestati 40 palestinesi in Cisgiordania. Ucciso un 16enne a Tubas

Secondo quanto riportato dall’agenzia stampa palestinese Wafa, sarebbero circa 40 i palestinesi arrestati nella notte in Cisgiordania dall’esercito israeliano in diversi raid nelle comunità locali. E dopo l’uccisione di Hussein Atiyyeh Titi nel campo profughi di al-Fawwar, a Hebron, questa mattina i militari hanno ucciso un 16enne, Rashid Muhammad Abu Arreh, a Tubas.

ore 11.30 – Bilancio delle vittime a Gaza: 43 uccisi e 296 feriti. Corte penale internazionale: “Possibili crimini di guerra”

Sale ancora il bilancio dei palestinesi uccisi a Gaza, secondo l’ultimo bollettino del ministero della Salute della Striscia: 43 morti, di cui 13 bambini e tre donne. 296 i feriti.

Intanto interviene anche la Corte penale internazionale che il mese scorso aveva deciso di aprire un’inchiesta per crimini di guerra commessi dal 2014 in poi nei Territori Occupati Palestinese da Israele e Hamas: “Sto seguendo con grande preoccupazione l’escalation di violenza in Cisgiordania e Gerusalemme Est e a Gaza – ha scritto su Twitter la procuratrice capo Fatou Bensouda – e la possibile commissione di crimini secondo lo Statuto di Roma.

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della redazione

Roma, 12 maggio 2021, Nena News – A Gaza sembra essere cominciata una nuova vera operazione militare israeliana. Ribattezzata ieri da Israele “Guardiani delle Mura”, si sta allargando insieme agli ordini del capo di stato maggiore e del governo che ieri hanno richiamato 5mila riservisti e dispiegato intorno la Striscia bulldozer e carri armati, a indicare la possibilità di un’operazione via terra.

Per ora si colpisce dal cielo. E sale il numero delle vittime: secondo fonti mediche sono 35 i palestinesi uccisi a Gaza dall’esercito israeliano, per lo più civili e di cui 12 bambini. Due palazzi sono stati rasi al suolo, ieri la torre Hanadi, e nella notte la torre Jahwara, sede dei media palestinesi, evacuati poco prima.

Hamas e il Jihad islamico stanno rispondendo con un fitto lancio di missili, centinaia, verso le città israeliane del sud: sono cinque i morti, tra cui un bambino. Ma le vittime iniziano a contarsi anche nel resto della Palestina storica: in Cisgiordania dove l’esercito israeliano ha ucciso Hussein Ateyya al-Tity nel campo profughi di Al-Fawwar, vicino Hebron, durante una raid seguito alle proteste palestinesi in solidarietà con Gerusalemme e Gaza. Nelle stesse ore a un checkpoint vicino Nablus i militari israeliani uccidevano un poliziotto palestinese, Ahmad Abdel Fattah Daraghmeh, e ne ferivano un altro, secondo i testimoni “a sangue freddo”.

Hussein Ateya
Hussein Ateyya

Di proteste ne sono esplose ieri notte anche in diverse città palestinesi o miste in Israele. A Nazareth, Haifa, Jaffa, Umm al-Fahem, al-Mashad, Tamra e Led, la città nel centro di Israele dove la tensione è esplosa in modo più violento: nella notte il ministro della Difesa Gantz ha ordinato all’esercito di intervenire, mentre quello alla pubblica sicurezza annunciava lo stato di emergenza. Scene che non si vedevano da tempo e che hanno condotto a una dura repressione della polizia israeliana con decine di arresti e feriti.

Ma le violenze proseguono anche a Gerusalemme: ieri sera per la terza volta in pochi giorni, le forze di polizia israeliane hanno compiuto un raid sulla Spianata delle Moschee e hanno di nuovo impedito ai medici della Mezzaluna rossa di entrare a soccorrere i feriti.

Prima dell’ennesimo raid, ai palestinesi di Gerusalemme sono arrivati sms sui cellulari in cui le autorità israeliane li avvertivano di non prendere parte alle proteste: “Ciao! Sei stato segnalato per aver preso parte ad atti violenti alla moschea di al-Aqsa. Ne sei responsabile. L’intelligenge israeliana”. In ogni caso, già stamattina, dopo la preghiera del mattino, piccole proteste sono riprese.

E mentre il premier israeliano Netanyahu minaccia un allargamento imponente dell’operazione su Gaza (“Hamas – ha detto ieri – riceverà un colpo che non si aspetta. Israele intensificherà ulteriormente la potenza ed il ritmo degli attacchi”), da Washington arriva l’atteso sostegno americano: il consigliere alla sicurezza Usa Jake Sullivan ha parlato di “diritto di difesa di Israele” e condannato “il lancio di razzi di Hamas e di altri gruppi terroristici”. Nena News

 

 

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