Samer e quella maledetta “detenzione amministrativa”

-008
Pubblichiamo in esclusiva per BoccheScucite, un contributo dell’Ong AL-HAQ he fa il punto sulla condizione dei prigionieri palestinesi e sugli scioperi della fame che dovrebbero scuotere l’opinione pubblica.

La condizione di salute di Samer al-‘Issawi, palestinese di 33 anni in sciopero della fame da più di 200 giorni non continuativi, continua ad essere estremamente critica. Al-’Issawi permane nel suo rifiuto di assumere cibo in segno di protesta contro le persistenti misure adottate da Israele in violazione del diritto internazionale, tra cui maltrattamenti e intimidazioni e il divieto a ricevere visite familiari ed assistenza medica e legale da parte di personale indipendente.

Inizialmente condannato a scontare 30 anni di prigione, Samer al-‘Issawi venne rilasciato durante il noto scambio di prigionieri nell’ottobre 2011, dopo aver già scontato 10 anni della sua pena. Il 7 luglio 2012 venne nuovamente arrestato dalle autorità israeliane. Nel caso in questione, la procura militare israeliana ha richiesto che al-‘Issawi sconti i restanti 20 anni della sua precedente condanna in una prigione israeliana.

In segno di protesta contro il nuovo arresto, il 1 agosto 2012 Samer al-‘Issawi ha annunciato uno sciopero della fame che lo ha attualmente portato a pesare meno di 48 chilogrammi. Il 21 febbraio scorso egli è apparso davanti al Tribunale di Gerusalemme, che ha negato il suo rilascio su cauzione e lo ha condannato ad otto mesi di detenzione a partire dalla data del suo secondo arresto. In base a tale decisione, al-‘Issawi potrebbe essere rilasciato nei prossimi giorni, ma restano forti timori relativi alla possibilità’ che egli venga sottoposto, ai sensi dell’Articolo 186, a nuovo giudizio presso il Tribunale militare per i rimanenti 20 anni della sua condanna.

Il continuo arresto di civili palestinesi sulla base di ‘prove segrete’ e l’abuso da parte d’Israele dello strumento della detenzione amministrativa come pratica per punire e reprimere il dissenso palestinese contro l’occupazione israeliana, costituiscono chiare violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani.
La pratica della detenzione amministrativa, eredità del Mandato Britannico sulla Palestina, permette la detenzione in mancanza di un’imputazione o di un processo sulla base di disposizioni militari che possono essere rinnovate a tempo indeterminato. Consentita dal diritto internazionale umanitario, la detenzione amministrativa deve essere utilizzata solo in casi eccezionali in quanto viola diritti umani fondamentali, incluso il diritto a un equo processo.

I palestinesi sottoposti alla detenzione amministrativa non conoscono il motivo per il quale sono imprigionati ne’ per quanto tempo resteranno in internamento. Di fatto, essi sono privati della possibilità di esercitare il proprio diritto alla difesa e a un equo processo. In aggiunta, allo stesso modo di altri prigionieri palestinesi, le autorità israeliane spesso privano i detenuti ‘amministrativi’ delle visite familiari e li sottopongono a lunghi periodi di isolamento, in chiara violazione degli obblighi di Israele rispetto al diritto internazionale.

Attualmente sono 178 i detenuti palestinesi in detenzione amministrativa, tra cui nove membri democraticamente eletti del Consiglio Legislativo Palestinese. Essi hanno il diritto all’habeas corpus, ovvero il diritto a contestare in maniera legittima le ragioni del loro arresto e detenzione; devono essere inoltre informati delle motivazioni del provvedimento di arresto e detenzione; e deve essere loro concessa la possibilità di ricevere regolarmente visite familiari e mediche. L’uso totalmente arbitrario della detenzione amministrativa da parte di Israele costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.
Nel marzo dello scorso anno, il Comitato per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite ha esortato Israele a porre fine alla pratica della detenzione amministrativa, definita dal Comitato stesso come discriminatoria e di fatto rappresentante una forma di ‘detenzione arbitraria’ in base al diritto internazionale dei diritti umani. Sulla stessa linea il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha recentemente richiesto ad Israele di occuparsi della situazione dei detenuti ‘amministrativi’ palestinesi, il che significa o formalizzare accuse a loro carico e garantire loro un equo processo, o procedere al loro rilascio immediato.

Gli appelli affinchè Israele rispetti i suoi obblighi internazionali si aggiungono ai tanti altri che sono stati emessi da parte della comunità internazionale nel corso di decenni. E’ ora che le parole siano sostenute da fatti ed azioni concrete, per far sì che le violazioni del diritto internazionale perpetrate da Israele non vadano impunite.

Claudia Nicoletti
Al-Haq, Ramallah, 25 febbraio 2013

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

Protected by WP Anti Spam