Samer Issawi: “La mia vittoria è di tutta la Palestina e dimostra che la giustizia vince!”

ULTIM’ORA. Il 30 aprile Samer è stato trasferito dall’ Ospedale Kaplan alla clinica della prigione di Ramleh. Immediata la protesta del ministro per i prigionieri Issa Qaraqe che ha passato piu’ di 15 anni nelle prigioni israeliane e chiede che Samer venga riportato nell’ospedale civile per le cure di cui ha bisogno. Hanan al Khatib, l’avvocato di Samer, che ha incontrato Samer, racconta che per la prima volta lo ha visto camminiare sui suoi piedi ed il suo morale è alto.

Samer Issawi: “La mia vittoria è di tutta la Palestina e dimostra che la giustizia vince!”
di Samer Issawi

Il prigioniero palestinese scrive una lettera al suo popolo dopo l’accordo raggiunto con Israele

Rehovot, 26 aprile 2013, Nena News – Dio è grande, lode a Dio. Ringrazio Dio prima di tutto per questa vittoria e per la sua generosità nel concedermela.
I negoziatori mi hanno offerto prima di tutto l’esilio a Gaza per dieci anni, che ho rifiutato completamente. Poi mi hanno offerto la deportazione in un Paese a mia scelta; per cui ho risposto che, con piene capacità mentali e libero da qualsiasi debolezza della volontà, rigettavo totalmente l’idea dell’estradizione, anche se mi avessero esiliato nell’onorevole Gaza. Anche se è parte della mia patria, ho insistito che intendevo ritornare a casa, tra le braccia dei miei genitori e della mia famiglia, al mio villaggio. Ho detto e ho ripetuto: o Gerusalemme, o il martirio. Non c’è una terza opzione. Ho rifiutato di piegarmi all’occupazione e alle sue umiliazione.

Il mio semplice rifiuto dell’estradizione è stato la mia prima vittoria sull’occupazione: mi riporta alla mente le operazioni di espulsione forzata dei palestinesi nel 1948 e nel 1967. Stiamo ancora conducendo una lotta per la liberazione della terra e il ritorno dei rifugiati, e non per aggiungere altri profughi. I metodi sistematici che Israele applica al fine di espellere i palestinesi dalle loro terre e sostituirli con dei mercenari è l’essenza del crimine, per questo rigetto l’idea della deportazione ovunque avvenga. Ho detto loro:

“Preferisco morire nel mio letto d’ospedale che essere espulso da Gerusalemme. Gerusalemme è la mia anima e la mia vita e, se venissi strappato da lì, sarebbe come se la mia anima fosse strappata al mio corpo. Non c’è vita senza Gerusalemme o senza Al Aqsa , nessuna terra è abbastanza per me dopo Gerusalemme, per cui il mio ritorno deve avvenire a Gerusalemme o da nessun’altra parte”.

Non l’ho considerata come una questione personale che riguarda solo Samer Issawi, ma una questione nazionale, le convinzioni e i principi che ogni palestinese che ama la sua terra rispetta. Il team di negoziatori ha allora capito che l’estradizione non sarebbe potuta essere una possibilità e che avrebbe dovuto essere cancellata dall’agenda.
Dopo aver accettato la detenzione per otto mesi, ho richiesto la presenza della mia difesa per completare l’accordo.

Da allora, sono in questo letto di vittoria, inviando i miei saluti a tutti quello che mi sono stati vicino, senza eccezioni.

Dopo tanto dolore, oggi siamo qui a celebrare la vittoria che è stata possibile grazie alla vostra persistenza eroica, voi e tutti i popoli liberi del mondo che hanno combattuto con noi; questa vittoria dimostra all’occupazione che la Giustizia vince sempre e che l’Ingiustizia e i suoi autori perdono sempre. (…)

Quando ricordavo i martiri e i feriti di Gaza, che si sono sacrificati per il nostro rilascio, mi sono sentito forte e determinato e sapevo che se avessi ceduto e mi fossi arreso avrei tradito il loro sacrificio per la libertà. La mia vittoria è la loro vittoria e la loro sofferenza è stata la mia sofferenza. E non dimentico di salutare i media, i giornali e le tv, che hanno giocato un ruolo essenziale in questa grande vittoria.

Ora chiedo che la lotta del movimento popolare continui per giungere di fronte alla Corte Penale Internazionale perché giudichi l’occupazione secondo il diritto internazionale per i crimini che perpetra contro il popolo palestinese.

Saluto voi e la vostra resistenza e spero di incontrarvi presto e di poter celebrare la liberazione della Palestina, con la Santa Gerusalemme come capitale. Ci vedremo presto nella Città Santa, se Dio vorrà.

Il vostro figlio e il vostro fratello,
Samer Issawi,
Kaplan Medical Center

Traduzione a cura della redazione di Nena News, 26 aprile 2013
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