Samer Issawi: “La mia vittoria è di tutta la Palestina”

Il prigioniero palestinese scrive una lettera al suo popolo dopo l’accordo raggiunto con Israele: “Questa vittoria dimostra all’occupazione che la Giustizia vince sempre”.

adminSito   venerdì 26 aprile 2013 09:24

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I genitori di Samer, Tariq e Layla Issawi, il giorno dell’accordo (Foto: Ryan Rodrick Beiler)

di Samer Issawi

Rehovot, 26 aprile 2013, Nena News – Dio è grande, lode a Dio. Ringrazio Dio prima di tutto per questa vittoria e per la sua generosità nel concedermela. Per cominciare questa lettera, vorrei scusarmi con tutti quelli che mi hanno sostenuto in questa battaglia, una battaglia di dignità e fedeltà ai martiri di Gaza e ai feriti e ai sofferenti a causa delle ostilità a cui sono stati esposti quando i sionisti hanno tentato, fallendo, di liberare il soldato israeliano “da dentro la lattina”, come la chiamano. Tuttavia, hanno trovato di fronte a sé un grande spazio aperto: nonostante le tecnologie avanzate che possiedono, nonostante il sostegno di tutto il mondo e nonostante i servizi di intelligence di tutti gli altri Paese a loro disposizione, non sono stati in grado di liberarlo.

Speravo che il mio rilascio fosse immediato e questo era il mio punto di partenza, ma dopo che un gruppo di prigionieri politici ha cominciato uno sciopero della fame a tempo indeterminato per sostenermi, temendo per la loro salute e preoccupato per il movimento dei prigionieri – non volevo che soffrissero per colpa mia delle stesse cose di cui ho sofferto durante il mio sciopero della fame – sono stato costretto ad accettare l’ultima offerta che mi hanno fatto, una pena di otto mesi di prigione, che comincia dal momento della firma dell’accordo, e poi il ritorno nella mia amata Gerusalemme.

Lode a Dio, le richieste che ho mosso con lo sciopero della fame, fedele ai martiri, sono state rispettate e dall’inizio i miei obiettivi sono stati: la difesa della dignità della nostra nazione e far luce sulle violazioni da parte dell’occupazione dell’accordo “Adempimenti dei Libero”, la proibizione del ri-arresto dei prigionieri politici rilasciati con tale accordo, il no alla riapplicazione delle sentenze precedenti, lo stop alla politica dell’estradizione e il diritto al ritorno nella nostra terra.

In secondo luogo, i negoziati che sono stati condotti con me inviando un team di negoziatori sotto la supervisione di specialisti e agenti dello Shabak sono stati estenuati e sono continuati per diverse ore al giorno, ma io non mi sono mosso. La prima offerta che mi hanno fatto è stata l’esilio a Gaza per dieci anni, che ho rifiutato completamente. Poi mi hanno offerto la deportazione in un Paese a mia scelta; per cui ho risposto che, con piene capacità mentali e libero da qualsiasi debolezza della volontà, rigettavo totalmente l’idea dell’estradizione, anche se mi avessero esiliato nell’onorevole Gaza. Anche se è parte della mia patria, ho insistito che intendevo ritornare a casa, tra le braccia dei miei genitori e della mia famiglia, al mio villaggio. Ho detto e ho ripetuto: o Gerusalemme, o il martirio. Non c’è una terza opzione. Ho rifiutato di piegarmi all’occupazione e alle sue umiliazione e ho rifiutato di essere un ponte per farli attraversare e ho rifiutato di abbandonare il sangue dei martiri e lo sguardo dei feriti, caduti per la liberazione dei prigionieri politici.

Il mio semplice rifiuto dell’estradizione è stato la mia prima vittoria sull’occupazione, anche il rifiuto dell’esilio a Gaza perché questo mi riporta alla mente le operazioni di espulsione forzata dei palestinesi nel 1948 e nel 1967. Stiamo ancora conducendo una lotta per la liberazione della terra e il ritorno dei rifugiati, e non per aggiungere altri profughi. I metodi sistematici che “Israele” applica al fine di espellere i palestinesi dalle loro terre e sostituirli con dei mercenari è l’essenza del crimine, per questo rigetto l’idea della deportazione ovunque avvenga. Ho detto loro:

“Preferisco morire nel mio letto d’ospedale che essere espulso da Gerusalemme. Gerusalemme è la mia anima e la mia vita e, se venissi strappato da lì, sarebbe come se la mia anima fosse strappata al mio corpo. Non c’è vita senza Gerusalemme o senza Al Aqsa , nessuna terra è abbastanza per me dopo Gerusalemme, per cui il mio ritorno deve avvenire a Gerusalemme o da nessun’altra parte”.

Non l’ho considerata come una questione personale che riguarda solo Samer Issawi, ma una questione nazionale, le convinzioni e i principi che ogni palestinese che ama la sua terra rispetta. Il team di negoziatori ha allora capito che l’estradizione non sarebbe potuta essere una possibilità e che avrebbe dovuto essere cancellata dall’agenda.

Ho anche informato la corte militare che avrei boicottato le loro udienze e che considero quella corte illegale e la sua presenza su terra palestinese illegale. Come posso essere giudicato da una corte illegale, dove i magistrati che mi giudicano per essere entrato nei territori palestinesi sono parte di un tribunale costruito illegalmente su terra palestinese? Gli ho detto che la mia presenza di fronte a quella corte sarebbe stata un riconoscimento della sua legittimazione e della presenza dell’occupazione su terra palestinese, su cui invece non c’è alcun dubbio. Così la corte militare è stata costretta a inviare i magistrati in ospedale al fine di capire le ragioni del mio rifiuto a presentarmi. Ho dato loro la risposta, che ha acceso la loro irritazione e la loro ira e questa la considero la mia seconda vittoria sull’occupazione.

Dopo che hanno scartato l’idea della deportazione, hanno cominciato a parlare degli anni di effettiva detenzione e il loro primo suggerimento è stato 10 anni. Così ho cominciato a diminuirli e ridurli dopo aver affermato che volevo essere rilasciato e sono riuscito a giungere a otto mesi, che considero la mia terza vittoria. La volontà del nemico si è spezzata di fronte alla volontà del popolo palestinese che rifiuta di soccombere.

Dopo aver accettato la detenzione per otto mesi, ho richiesto la presenza della mia difesa per completare l’accordo, firmarlo e impostare il procedimento per portare alla luce l’accordo, in modo da sigillare la vittoria che ho cercato fin dal mio arresto, ovvero essere rilasciato a Gerusalemme.

Da allora, sono in questo letto di vittoria, inviando i miei saluti a tutti quello che mi sono stati vicino, senza eccezioni. Ho apprezzato tutti quelli che mi hanno aiutato ad ottenere tale vittoria, con azioni, o parole, o preghiere; che la grazia di Dio li benedica per me e per il popolo palestinese. Invio i miei saluti anche a tutti i combattenti che hanno preso parte a questa battaglia, nonostante la sua lunghezza. Hanno resistito a lungo contro l’aggressore e hanno sopportato tutta la sofferenza e il dolore provocati dall’oppressione e dall’occupazione. Ancora, hanno insistito per portare avanti questa battaglia fino alla vittoria nonostante le sofferenze e le disgrazie che li hanno colpiti con arresti continui e feriti, per proiettili di gomma, e nonostante le lacrime che hanno pianto per i gas lacrimogeni.

Dopo tanto dolore, oggi siamo qui a celebrare la vittoria che è stata possibile grazie alla vostra persistenza eroica, voi e tutti i popoli liberi del mondo che hanno combattuto con noi; questa vittoria dimostra all’occupazione che la Giustizia vince sempre e che l’Ingiustizia e i suoi autori perdono sempre.

Mando le mie benedizioni alle madri dei martiri e saluto le famiglie dei feriti che hanno sacrificato le loro membra per la realizzazione degli “Adempimenti del Libero” e ad un milione e mezzo di gazawi che hanno pagato un caro prezzo, per l’embargo e la fame usati contro di loro per liberare il soldato. Nonostante ciò, la nostra gente di Gaza ha continuato a tenerlo prigioniero, con l’obiettivo di arrivare al più grande scambio della storia della Palestina. Siamo qui oggi, tra tutti i sacrifici e i risultati, con la nostra vittoria che dedichiamo a Gaza. Ho mantenuto la promessa fatta, o martirio o Gerusalemme. La libertà è vicina, se Dio lo vuole.

Quando ricordavo i martiri e i feriti di Gaza, che si sono sacrificati per il nostro rilascio, mi sono sentito forte e determinato e sapevo che se avessi ceduto e mi fossi arreso avrei tradito il loro sacrificio per la libertà. La mia vittoria è la loro vittoria e la loro sofferenza è stata la mia sofferenza. E non dimentico di salutare i combattenti sconosciuti di questa battaglia, i media, i giornali e le tv, che hanno giocato un ruolo essenziale in questa grande vittoria.Saluto tutti quelli che mi hanno sostenuto, i poeti, gli scrittori e i cantanti, che hanno portato questa battaglia in ogni angolo del mondo e hanno avuto un ruolo importante quanto gli altri.

Ora chiedo che la lotta del movimento popolare continui su tutti i fronti, al fine di combattere per i nostri prigionieri politici. Chiedo anche la continuazione della mobilitazione politica e diplomatica per portare a livello internazionale la questione dei detenuti politici e per giungere di fronte alla Corte Penale Internazionale perché giudichi l’occupazione secondo il diritto internazionale per i crimini che perpetra contro il popolo palestinese.

Saluto voi e la vostra resistenza e spero di incontrarvi presto e di poter celebrare la liberazione della Palestina, con la Santa Gerusalemme come capitale. Ci vedremo presto nella Città Santa, se Dio vorrà.

Il vostro figlio e il vostro fratello,
Samer Issawi,
Kaplan Medical Center

Traduzione a cura della redazione di Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=72608&typeb=0&Samer-Issawi–La-mia-vittoria-e-di-tutta-la-Palestina-

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