SANZIONI FINO ALLA MORTE – di Karin Leukefeld

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venerdì 7 giugno 2019

Foto: Orlok / Shutterstock.com

Le sanzioni dell’UE contro la Siria hanno esacerbato una terribile situazione umanitaria.

di Karin Leukefeld

trad. Gb.P. OraproSiria

Le forze militari occidentali presumibilmente vogliono punire il presidente Assad. In effetti, incontrano un popolo malconcio che avrebbe ancora il potere mentale di alzarsi dalle rovine della guerra, se glielo consentissero. L’Unione Europea sta perseguendo una perfida duplice strategia: da un lato, le recenti sanzioni prorogate contro la Siria ne ostacolano la ricostruzione; dall’altra parte, le persone che sono sul lastrico, bisognose di tutto, devono essere alimentate con elemosine “umanitarie”. Ai siriani viene impedito di ricostruire le case , mentre si continua a rifornirli di tende.

Il Consiglio europeo (1) ha esteso le sue “sanzioni economiche unilaterali” ( da ora Sanzioni) contro la Siria per un altro anno fino al 1° giugno 2020. La misura è presentata “contro il regime” e “in linea con la strategia UE-Siria” (2), si legge in un comunicato stampa. La violenza del “regime siriano” contro la popolazione civile sta continuando, sostiene l’UE, tuttavia l’UE si impegna a “una soluzione politica duratura e credibile al conflitto in Siria nell’ambito della risoluzione ONU N.2254 e del comunicato di Ginevra del 2012”.

Le Sanzioni dell’UE, imposte per la prima volta nel 2011 e da allora sempre più severe e ampliate, includono un embargo sul petrolio, divieti di investimento e il congelamento di beni detenuti dalla banca centrale nell’UE. Includono restrizioni all’esportazione verso la Siria di attrezzature e tecnologia “che potrebbero essere utilizzate per la repressione interna, tipo attrezzature e tecnologia per il monitoraggio o l’intercettazione di Internet e conversazioni telefoniche”.

Di fatto, quasi tutti i tipi di tecnologia sono interessati: pezzi di ricambio e strumenti per macchine tessili o da stampa, per veicoli, per aeromobili, per la distribuzione di energia elettrica, per dispositivi medici e materie prime di ogni tipo.

Attualmente, 269 persone e 69 società sono colpite dalle Sanzioni “perché sono responsabili, o beneficiano e sostengono e/o sono associate al violento giro di vite sulla popolazione civile siriana”. Cinque persone e una società presenti sull’elenco sono state cancellate. Il motivo è che le cinque persone sono morte e la compagnia è stata sciolta.

Non è noto se le critiche dell’ONU relative alle Sanzioni contro la Siria siano state prese in considerazione. Non è nemmeno chiaro chi abbia preso la decisione ed esattamente come: c’è stato un incontro in cui sono stati ascoltati consigli e opinioni diverse? È stata ripresentata una nuova domanda? È stato deciso per telefono?

Il relatore speciale delle Nazioni Unite sull’impatto delle Sanzioni, Idriss Jazairy, aveva dichiarato l’anno scorso (2018) dopo una visita in Siria che ogni singolo siriano e anche il lavoro delle agenzie di soccorso soffrono dalle sanzioni punitive. (3) La situazione in Siria causata dalla guerra è “terribile“, dice Jazairy, “ma voglio sottolineare che le misure punitive peggiorano solo di molto la situazione”. Particolarmente “terrificante” è che “l’eccessiva severità delle sanzioni costringe gli operatori umanitari ed economici a trovare meccanismi irregolari di pagamento”. Ciò aumenta i costi, ritarda le consegne, riduce la trasparenza e rende impossibile per alcune aziende continuare il loro lavoro”.

Pochi giorni dopo la sua dichiarazione del 17 maggio 2018, il Consiglio europeo ha esteso le sanzioni fino al 1 ° giugno 2019 (e ora sono state prorogate anche per il 2020 N.D.T.).

Stanislav Grosbic, presidente del gruppo dei parlamentari cechi “Amicizia con la Siria”, ha dichiarato all’agenzia di stampa siriana SANA a Praga il 14 maggio 2019, che lo scopo delle sanzioni è stato (ed è) quello di ostacolare la ricostruzione in Siria e la lotta contro i terroristi ancora attivi in Siria. “L’UE si è schierata con i terroristi in Siria”, ha riferito Grosbic all’agenzia SANA. Le misure punitive gravano non solo sulla Siria ma anche sugli stati dell’UE. La Siria si sta allontanando dall’UE e sta stabilendo legami economici con la Russia, la Cina, l’India e altri stati.

Sanzioni e assistenza – le due facce della medaglia.

Uno sguardo al sito web dell’Ufficio federale degli affari esteri, digitando “Politica estera, situazione in Siria” evidenzia che l’attuale decisione di Bruxelles (sulle sanzioni N.D.T) non vale la pena di essere riportata. Invece, si trova una “Scheda informativa sulla Siria” in cui viene chiarito “Aiuto per la Siria e i suoi rifugiati”. La data del rapporto è febbraio 2018, più di un anno fa (4). Di conseguenza, l’aiuto umanitario è aumentato da 52 milioni di euro nel 2012 a 720 milioni di euro nel 2017. Il 44% di questo denaro è andato in Siria nel 2018 e il resto nei paesi vicini e nella regione. Oltre agli aiuti umanitari, saranno messi a disposizione fondi per la “stabilizzazione”. Mentre nel 2013, 59 milioni di euro, il totale annuo è sceso rapidamente nel 2014 e il 2015 ed era nel 2017 a 41 milioni di euro.

È interessante notare la spiegazione fornita dal Ministero degli affari esteri per il cosiddetto aiuto alla stabilizzazione:

Il Ministero per gli Affari Esteri sostiene i processi politici in situazioni di crisi per promuovere la risoluzione dei conflitti armati. Spesso sostiene un governo centrale come in Iraq, o una opposizione moderata come in Siria (come i jihadisti di Idlib N.D.T.). In Siria, ad esempio, i fondi per stabilizzare la protezione civile siriana — i caschi bianchi (vedi qui chi sono N.D.T) — sono cofinanziati e le strutture amministrative sono mantenute in modo che non vi sia un vuoto completo in assenza dello stato siriano. In Iraq e in Libia, ad esempio, dopo la liberazione dal cosiddetto Stato Islamico, tra le altre cose, l’elettricità e l’approvvigionamento idrico vengono ripristinati al funzionamento, affinché gli sfollati interni possano ritornare ai loro luoghi di origine e per le persone la soddisfazione per la pace sia palpabile. “

Ingentissime somme di denaro sono andate per la “stabilizzazione” attraverso la creazione di strutture amministrative a Idlib, oggi controllata per lo più da Hayat Tahrir Al Sham (HTS), che è organicamente affiliato ad Al Qaeda come “Alleanza per la conquista della Siria”, l’ex Al Nusra. E dopo la “liberazione” di Raqqa l’allora ministro degli Esteri Siegmar Gabriel, ha promesso all’allora governo locale controllato da SDF, Forze democratiche siriane, 10 milioni di euro per la produzione di energia elettrica e il ripristino delle forniture di acqua, e per rimuovere le mine.
Gli Stati Uniti hanno inviato “esperti” per aiutare i civili a ricostruire strutture amministrative. Ma non è stata offerta un’assistenza paragonabile alla parte del Paese controllata dal governo siriano e considerata dalle persone che vivono lì pure liberata da IS, in linea con la “Strategia dell’UE sulla Siria 2017” sopra menzionata.

Economia di guerra – guerra economica

In Siria si vede il legame diretto tra le sanzioni e gli “aiuti” distribuiti attraverso l’ONU e le organizzazioni internazionali nel paese e nei campi profughi intorno alla Siria. “Perché ci viene impedito di ricostruire il nostro paese dopo la guerra?”, chiedono gli uomini d’affari che l’autore ha incontrato ad Aleppo in aprile.“Perché ci viene impedito di acquistare pezzi di ricambio per le nostre macchine distrutte, importando macchine, utensili, materie prime?”. La Siria ha formato ingegneri che possono costruire case, aziende che possono ricostruire le linee elettriche e i cavi necessari. “Hanno volontariamente distrutto e derubato le nostre fabbriche di tutto il macchinario”, ha continuato un uomo d’affari, riferendosi al saccheggio delle 17 zone industriali all’interno e intorno ad Aleppo da parte del “Free Syrian Army” nel 2012 e 2013.

“Invece di permetterci di ricostruire il Paese, stanno inviando organizzazioni di soccorso per tenere le persone in rifugi e tende, danno una mano per nutrirli, solo quanto basta per evitar loro di morire. “Potremmo ricostruire tutto: case, fabbriche, ospedali. Potremmo dare lavoro alle persone. Ma loro non lasciano che accada! “

La rabbia e l’incomprensione per le sanzioni dell’UE sono ormai diffuse in tutto il Paese. “Perché i turisti non vengono in Siria?”, chiede un giovane albergatore, che durante la guerra era considerato un simpatizzante per l’opposizione religiosa. “La guerra è quasi finita, abbiamo investito: nuove lampade, rimesso i telefoni, messo i tappeti, ritinteggiate le pareti, acquistato nuove lenzuola e asciugamani, ma nessuno viene dall’Europa. Perché? “. È sorpreso di sapere che le compagnie aeree europee non possono volare in Siria e le compagnie di assicurazione non possono assicurare gruppi di viaggio a causa delle sanzioni dell’UE. “E perché lo state facendo?” chiede incredulo. “Perché a loro non piace il presidente? Ma hanno colpito noi, la classe media, le persone comuni.”

Ad Aleppo, le auto stanno in fila su due a tre corsie davanti alle stazioni di servizio per rifornirsi di carburante. L’amministrazione statunitense ha ulteriormente rafforzato l’embargo sul petrolio già esistente nel marzo 2019 (5). Ciò non riguarda solo la Siria, ma anche l’Iran, che da anni fornisce petrolio e gas alla Siria perché al governo siriano viene negato l’accesso alle proprie risorse energetiche nazionali ad est dell’Eufrate. Prima erano i “ribelli moderati” dell’ “Esercito Siriano Libero” che occupavano i giacimenti petroliferi. L’UE ha revocato l’embargo petrolifero imposto nel 2011 per questi gruppi, in modo che potessero persino trafficare il petrolio siriano fino alla Turchia. Per coprire i bisogni interni di petrolio e di gas necessari per cucinare, il governo di Damasco ha accettato un commercio: gli uomini d’affari hanno comprato il petrolio dai rispettivi occupanti (Esercito Siriano Libero, IS, curdi) e poi lo rivendevano al governo. Di conseguenza, l’opposizione siriana all’estero accusò Damasco di collaborare con “IS”.

Poiché i giornalisti stranieri in Siria nelle stazioni di servizio sono trattati preferenzialmente, l’autrice è stata in grado di osservare la folla solo più tardi la sera. Per prevenire la corruzione e le controversie, la distribuzione di razioni di carburante per auto è di 20 litri ogni 5 giorni, per i taxi 20 litri ogni 2 giorni al prezzo/litro sovvenzionato dal governo di 0,50 centesimi di dollaro USA, monitorato dai rappresentanti del consiglio comunale di Aleppo. “Osserva attentamente e scrivi tutto con libertà”, ha detto il vice governatore Mohammad Hamoush, che ha controllato personalmente la stazione di servizio quella sera. E questo “lo dobbiamo alle sanzioni degli Stati Uniti e dei governi in Europa”.

Distruzione della società

Le sanzioni favoriscono il mercato nero, e fuori dalle città, lungo le strade principali, i ragazzi si siedono accanto alle lattine e vendono la benzina a un prezzo vertiginoso di quasi $ 1,50. A Damasco, la vendita di benzina a questo prezzo elevato è stata ufficialmente approvata dal governo per la prima volta, come un “caso eccezionale in una situazione eccezionale”. Gli uomini d’affari hanno il permesso di comprare petrolio e gas e venderli in Siria, come riescono.

L’obiettivo delle sanzioni e degli embarghi petroliferi perseguito dall’Occidente è l’indebolimento e la divisione della Siria. Per attutire la sofferenza – perché altrimenti altri rifugiati potrebbero venire in Europa – l’aiuto è distribuito ai bisognosi, in Siria e nei campi profughi in Turchia, Giordania e Libano. Il sostegno per il ritorno è – sebbene il governo federale lo incoraggi – politicamente boicottato.

“Espellono le persone fuori dalle loro case e le mettono nelle tende”, così riassume un critico dell’impegno umanitario delle Nazioni Unite e degli attori privati internazionali. “Trasformano le persone in mendicanti”ci dice il politico dell’opposizione Mouna Ghanem che aveva criticato già nel 2012 il collocamento nei campi profughi. “Le persone non hanno lavoro e si abituano solo a ricevere aiuti umanitari”.

Nelle zone rurali, nei villaggi remoti, c’è sempre stata un’organizzazione ordinata, dice una donna d’affari a Damasco che aveva impiegato donne nelle zone rurali di Idlib, Raqqa e la campagna di Aleppo per decenni per il lavoro tessile. “Quando c’è stata una disputa tra i residenti, è stato chiamato il Mukhtar (sindaco), eletto e rispettato da tutti”. “La gente era povera, ma aveva dignità”, ricorda. Il lavoro dava alle donne la fiducia in se stesse. “Ora le persone siedono nelle tendopoli, nei rifugi e sono trascurate”. Le strutture tradizionali sono state distrutte: coloro che avevano trovato lavoro con le organizzazioni internazionali hanno sostituito i Mukhtar.

Fonti e commenti

(1) Il Consiglio europeo è l’organo della UE, che definisce gli orientamenti politici generali e le priorità dell’Unione europea. Esso è composto dai capi di Stato e di governo degli Stati membri e al Presidente del Consiglio europeo e il presidente della Commissione.

(2) https://www.consilium.europa.eu/de/press/press-releases/2017/04/03/fac-conclusions-syria/

(3) https://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=23096&LangID=E

(4) https://www.auswaertiges-amt.de/blob/2104518/fd5e53e4e9825c822a49ee3703ee1d2c/factsheet-syrien-data.pdf

(5) https://www.treasury.gov/resource-center/sanctions/Programs/Documents/syria_shipping_advisory_03252019.pdfSabato

articolo tratto da: https://www.rubikon.news/artikel/sanktionen-bis-zum-tod

 

SANZIONI FINO ALLA MORTE – di Karin Leukefeld

https://oraprosiria.blogspot.com/2019/06/sanzioni-fino-alla-morte.html

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