Sanzioni Usa all’Iran col virus E’ DISUMANITA’

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tratto da: REMOCONTRO

Ennio Remondino Ennio Remondino

Teherán, 2020. február 25.
Védõmaszkot viselõ vásárló egy teheráni gyógyszertárban 2020. február 25-én. Kínán kívül eddig Iránban haltak meg a legtöbben a tüdõgyulladást okozó új koronavírustól, legkevesebb tizenhatan. A bizonyítottan a koronavírustól fertõzöttek száma egy nap alatt 35-tel 95-re emelkedett, a fertõzésgyanús esetek száma mintegy 900.
MTI/AP/Ebrahim Noruzi

L’Iran tra l’epidemia e le sanzioni volute da Donald Trump. Pierre Haski, su France Inter. In Iran è strage per coronavirus e cure impossibili da strangolamento economico. E il direttore di Avvenire Marco Tarquinio

L’unilateralità Usa contro l’Iran che diventa disumanità

Pierre Haski è commentatore francese che pubblica su Internazionale la sue analisi di politica estera mai tenere nei confronti di Teheran e del regime degli Ajatollah. Ma questa volta avverte il mondo su quanto di terribile sta accadendo in quel Paese per colpe del virus e delle sanzioni americane decise da Trump. «C’è un paese dove il disastro sanitario si abbina a una catastrofe geopolitica. L’Iran, terzo paese al mondo nella classifica del numero di vittime del coronavirus dopo la Cina e l’Italia, conta ormai un migliaio di morti e un’epidemia che non accenna a rallentare».

Oltre la ‘cartella clinica’

«Il regime iraniano inizialmente ha nascosto la gravità della situazione perché l’epicentro dell’epidemia si trova a Qom, città santa per gli sciiti. Alla fine, però, Teheran ha dovuto arrendersi e ha ordinato la chiusura dei siti di pellegrinaggio per evitare assembramenti. Piccolo segnale positivo, a causa della grave crisi sanitaria, oggi 17 marzo l’Iran ha liberato 85mila prigionieri, tra cui la detenuta iraniano-britannica Nazanin Zaghari-Ratcliffe. «Speriamo che anche i due ricercatori francesi incarcerati a Teheran e accusati di spionaggio, Fariba Adelkhah e Roland Marchal, siano liberati» aggiunge Hasky. Noi aggiungiamo che il processo ai due (accusa non più di tradimento con rischio pena di morte, ma comunque grave), che doveva iniziare il 3 marzo, è stato rinviato sine die, per una ragione sconosciuta.

Gli aiuti dalla Cina

Doppia condanna per gli i contagiati iraniani: «La lentezza e le contraddizioni del sistema iraniano» , e in aggiunta «anche le sanzioni economiche imposte unilateralmente da Donald Trump dopo l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare del 2015». Ed Hasky spiega: «Le sanzioni hanno un impatto innegabile sulla lotta contro l’epidemia. Il settore sanitario non è sottoposto alle sanzioni, ma l’Iran non può più accedere ai mercati finanziari e dunque non riesce a rifornirsi di materiale medico dall’estero, oltre a subire un embargo petrolifero che lo priva della sua principale risorsa».

Solo la Cina a Trump fuori tutto

Teheran per fortuna  riceve aiuti dalla Cina, mentre sul fronte strategico la sfida Teheran-Pechino viene aggravata dalla insensatezza di un Trump che definisce la crisi sanitaria planetaria che minaccia il mondo, ‘Virus cinese’. Cina arrabbiata come non mai che comunque prova a far ragionare il personaggio. «All’inizio della settimana la Cina ha chiesto agli Stati Uniti di cancellare le sanzioni per permettere all’Iran di contrastare efficacemente l’epidemia». Ieri anche Mosca, col ministro Lavrov, prova a sollecitare umanità e buonsenso.

Caparbietà arrogante

Gli europei si accodano ma Washington è sorda. «Tanto più che negli ultimi giorni, in Iraq, si sono verificati scontri tra gli statunitensi e le milizie sciite filoiraniane». Anzi, ora è peggio. Ieri, 17 marzo gli Stati Uniti hanno addirittura imposto nuove sanzioni nei confronti di tre iraniani legati al programma nucleare.  «Il prossimo test arriverà quando Washington deciderà se bloccare o autorizzare il prestito da cinque miliardi di dollari chiesto da Teheran, le cui casse sono vuote, al Fondo monetario internazionale».

Si potrebbe presumere che la lotta comune contro un virus che non conosce né frontiere né ideologie né religioni possa smorzare le tensioni internazionali. E invece accade il contrario, perché ognuno pensa per sé. Al popolo iraniano resta una profonda sensazione di abbandono che dà un gusto amaro alla grande festa del Newroz, il capodanno persiano, in programma questa settimana.

Da Pierre Hasky al direttore di Avvenire Marco Tarquinio

«Siamo tutti parte di una generazione di italiani e di europei cresciuta nel cono di luce dei miti anglo–americani. Stati Uniti d’America e Regno Unito di Gran Bretagna, Usa e Uk, nazioni plurali e sistemi politico-sociali “speciali” in grado di esprimere leadership eroiche ed efficaci nella vittoriosa resistenza ai totalitarismi del Novecento, di vegliare sul consolidamento e la piena riconquista di libertà e democrazia nell’Europa continentale e di seminare con senso politico e filantropico (questo più gli americani dei britannici) semi di solidarietà (magari un po’ ogm) e idee e modelli coinvolgenti».

Leadership morale anglosassone, aspra abdicazione

Da quella premessa, sul giornale della Cei, i vescovi italiani, l’amara conclusione di Tarquinio sull’oggi. «Non so quanti di noi, in piena crisi mondiale da coronavirus, oggi affiderebbero salute, vita dei più fragili, destino comune del mondo – o anche solo di quel pezzo di mondo che abbiamo imparato a chiamare Occidente – ai grandi capi di Londra e di Washington». Johnson che insegue inutilmente Churchill (‘un popolo-gregge che solo pagando il prezzo della “scrematura” si farà immune), e Donald J. Trump con la storiaccia e affaristico-politica di accaparrarsi un presunto vaccino per Covid-19.

Rieccoci al punto

«Nei giorni della pandemia preconizzata da tempo eppure arrivata come tempesta improvvisa e devastante, proprio in questi giorni di disciplina e di timore, di generosità e di abnegazione da parte di sanitari e di semplici cittadini, di preti e di artisti, di uomini in divisa e di politici chi vorrebbe avere BoJo e “The Donald” come “capitani” nella battaglia? Chi sente un fremito di emozione alle parole e ai gesti del primo ministro di Sua Maestà britannica e del capo della Casa Bianca? Noi no. E che bene o male oggi, «nell’ora più buia», Churchill abiti più la mediterranea preoccupazione e responsabilità di Giuseppe Conte e dei suoi ministri e dei suoi interlocutori istituzionali di ogni colore, che quella del suo pro-pro-pronipote politico è segno del tempo. Dice che il mondo sta cambiando, e cambierà di più. Nessuno abdica mai per caso».

Ennio Remondino

ENNIO REMONDINO

giornalista, già corrispondente estero Rai e inviato di guerra

https://www.remocontro.it/2020/03/18/sanzioni-usa-alliran-col-virus-e-disumanita/

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