Sappiamo tutto

Sappiamo che abuna Hibraim, parroco a Betlemme, ogni venerdì celebra la messa sotto gli ulivi: ulivi, terra e campi che rischiano di essere confiscati per far passare il muro. tutte le vie legali finora tentate non hanno sortito effetto e allora non resta che pregare (a breve verrà lanciata raccolta firme su bocchescucite.org).

Sappiamo che sr Alicia – per raggiungere dal suo convento la casa dove ha scelto di abitare per poter aiutare bambini e famiglie palestinesi standogli accanto e che distano solo pochi metri – deve fare 16km perchè c’è un muro in mezzo che divide Gerusalemme dal villaggio di Betania rendendo difficile se non impossibile lavorare, accedere a cure mediche, vivere una vita “normale”.

Sappiamo che 4000 beduini dovranno lasciare la terra dove attualmente vivono nei dintorni di Gerusalemme, ma non si sa quando nè dove nè come questo avverrà, nel frattempo niente scuole, niente acqua, niente ospedali… nel frattempo niente (vedi youtube “no where left to go”).

Sappiamo che Daoud non è nemico di nessuno (“we refuse to be enimies”), ma vive accerchiato, assediato e minacciato nella sua “tenda delle nazioni” (vedi www.tentofnations.org).

Sappiamo che se vuoi venire in Palestina – nei sandali degli ultimi – non lo puoi dire, devi mentire, allora siamo pellegrini in viaggio spirituale: per il governo israeliano possiamo “nutrire” le nostre anime ma non possiamo abbracciare i nostri fratelli palestinesi.

Sappiamo che omar vivrà con moglie e tre figli nella sua casa “murata” da cui potrà accedere solo attraverso un tunnel controllato dall’esercito israeliano (costato un milione di euro): check point ad personam (leggi “Voglia di normalità” di Capovilla e Tusset).

Sappiamo che a Nabi Saleh ogni venerdì i 500 abitanti del villaggio manifestano in modo nonviolento contro l’occupazione e per questo sono picchiati, arrestati, feriti, intossicati dai gas sparati dai soldati israeliani che non risparmiano donne e bambini (vedi facebook “tamimi press” e yuotube tamimi1966).

Sappiamo che questa mattina siamo passati al checkpoint tra Betlemme e Gerusalemme insieme a 3.000 palestinesi che ogni giorno affrontano umilianti code, estenuanti attese attraverso gabbie, tornelli, metal detector, soldati e rilevazione delle impronte digitali per andare a lavorare.

Noi sappiamo. E non possiamo tacere perchè sappiamo che la pace non verrà dal silenzio connivente di governi e istituzioni, ma solo dal riconoscersi reciprocamente come esseri umani, con la stessa dignità e gli stessi diritti. Pace e libertà non sono gratis, nè a buon mercato: grazie a Daoud, Omar, Bassim che ci hanno dato una grande lezione con le loro vite dedicate alla resistenza nonviolenta

Team Ancora in Palestina, Campagna Ponti e non Muri Pax Christi Italia

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3 Commenti

  1. Volete sapere cos’è successo mentre tornavo da Betlemme per andare a casa a Gerusalemme?
    Tornavamo dopo una festa dedicata a mia madre (83anni) in un ristorante a Betlemme, cosa consueta in quanto tutti i festeggiamenti i palestinesi li fanno o a Ramalla o a Betlemme.
    Per la festa del “giubileo d’oro” di mia madre avevo regalato una borsetta ed un paio di scarpe rigorosamente made in Italy e di vernice nere come le aveva ordinate Lei “mi raccomando portami le scarpe e la borsa lucide e nere per la cerimonia”. Era così contenta quando ha indossato le scarpe e prese in mano la borsa. Dopo aver passato il contenuto della borsa vecchia nella borsa nuova commette un errore grave “dimentica di passare la carta d’identità”. Eravamo così contenti a vedere i due (vecchi , 87 lui e 83 lei) così felici nel fare il giretto panoramico a Betlemme e Bet Jala prima di raggiungere il ristorante con la macchina di mio fratello Gabriel benestante con una macchina gigante comoda e bella da indurre mia madre a benedirgliela (lei ha sempre l’acquasanta in borsa). Tutto fila liscio fino al momento del ritorno alle ore 16.00 al primo posto di blocco “documenti???” sono due ragazzini 16 anni cad. insistono per il documento, mentre io tiro fuori il passaporto “italiano”, non lo aprono neanche (poteva essere di un’altra persona) mio fratello mostra il suo, mio padre ci mette 10 minuti per tirarlo fuori da una busta di plastica custodita rigorosamente e tira fuori orgoglioso (in quel momento si sente importante) e dice “shalom ecco il mio documento” lui se li slecca sempre questi sbarbatelli. Mia madre va in panico “il hawieh è rimasta a casa” come dici mamma? Cerca meglio, “no non ce l’ho, con la fretta mi sono dimenticata di spostarla”. A 83 anni può capitare ma questi b. non capiscono forse non hanno nonne, mio fratello si altera ed insiste per passare. Il loro no è decisivo “sono ordini”e dovete tornare a Betlemme e recuperare la carta d’identità, ma chi e come andiamo a Gerusalemme, eravamo quasi pronti a far scendere la mamma dalla macchina e lasciarla da loro (per provocazione). Gabriel chiede di parlare con una persona più competente e chiama al cellulare “un grande”per capire cosa deve fare. Intanto è passata un’ora ed ai due scappa la pp.. Niente da fare fino all’arrivo del caporale di 20 anni anche lui, Gabi gli chiede “ma tu non hai una nonna?” Interviene la mamma per giustificarsi per la dimenticanza e tira fuori il documento dell’assistenza sanitaria israeliana ma non basta, il papà dice “è mia moglie ed è scritta nella mia carta d’identità” non basta.
    Gabi dice “di qua non mi muovo fino all’arrivo dell’esercito” certo che nel frattempo arriva la notizia che si poteva far passare in quanto siamo dei rompiscatole ma con la promessa di stare attenta la prossima volta.
    Questa è l’umiliazione quotidiana rivolta ai proprietari delle terre di Gerusalemme e di Betlemme, la nostra terra tanto amata che ci fa soffrire e ci rende fragili e loro credono di essere i PADRONI, no BADRONI.

  2. Cara Bassima, in quel momento vi sarete pur sentiti fragili, come scrivi tu, perchè l’umiliazione quotidiana porta ad una grande sofferenza. Ma dalla Vostra avete il DIRITTO inalienabile di Esistere e Resistere. La dignità dei tuoi anziani genitori, le loro stesse vite, testimoniano i vostri diritti. Il diritto alla libera circolazione sulla propria terra (i tuoi genitori nella loro vecchiaia devono subire l’umiliazione della limitazione di movimento sula terra in cui sono nati), il diritto al rispetto e alla dignità, alla Vostra Libertà. Per questo motivo Israele teme più di ogni altra cosa i Vostri diritti. Grazie per la tua testimonianza e per tutto quello che fai per il tuo popolo e la tua Terra.

  3. Cara Bassima, e Nandino e tutt* voi che direttamente o indirettamente conoscete l’umiliazione scientifica che i governi di Israele affidano all’esercizio zelante di questi esecutori fanatici nutriti di razzismo e di false verità, vi ho appena letto e poche parole mi vengono per dirvi la mia vicinanza. Conosco quella sensazione dolorosa che era nelle vostre parole e che io, purtroppo, non riesco a separare dalla rabbia di vedere l’ingiustizia sostenuta dalla complicità dei potenti. Nei viaggi fatti ho visto scene di ordinaria mortificazione, come l’ebreo russo (riconoscibile dal suo copricapo) sputare sulla salma di un palestinese cristiano sul sagrato della Natività; o il nostro amico autista che a Hebron, dopo aver faticosamente superato vari check point veniva bloccato perchè osava passare con noi per la strada a lui, ARABO, vietata; o i bambini di At Twani fermati dalle jeep dei soldati israeliani senza motivo, se non quello di ricordare chi comanda (illecitamente) in casa loro; per non parlare di quel che abbiamo visto al ponte di Allemby che mi ha fatto entrare nell’anima i versi di Fadwa Tuqan “allo sportello dei permessi” e che neanche nel Sudafrica dell’apartheid arrivava a tanto. Ora, leggendo le vostre testimonianze, una nuova rabbia e il dolore che si aggiunge all’impotenza mi ha preso la mano e vi scrivo, non tanto per esprimere la mia solidarietà, quella è scontata, ma perchè credo alla strana aritmetica dei sentimenti imparata proprio da un prete (T. Albanese) che vuole che una gioia, se la si divide si moltiplica, mentre un dolore se lo si divide si riduce. Ecco, io voglio dividere il dolore per ridurlo e anche dividere (per quanto possibile) la gioia di sapere che siamo tanti, purtroppo molto sparsi, ma tanti, a volere che che quest’ingiustizia abbia fine. Nessun potere, nessun impero è eterno e anche Israele, e i suoi supporter, dovranno finire. Sarà una liberazione che non riguarderà solo la Palestina, ma tutti gli uomini e le donne che credono nel diritto alla libertà e alla dignità della persona umana.

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