Sappiamo tutto

(Palestina, 26.8.12)

Sappiamo che abuna Ibraim, parroco a Betlemme, ogni venerdi celebra la messa sotto gli ulivi: ulivi, terra e campi che rischiano di essere confiscati per far passare il muro. tutte le vie legali finora tentate non hanno sortito effetto e allora non resta che pregare (a breve verra lanciata raccolta firme su bocchescucite.org).

Sappiamo che sr Alicia – per raggiungere dal suo convento la casa dove ha scelto di abitare per poter aiutare bambini e famiglie palestinesi standogli accanto e che distano solo pochi metri – deve fare 16 km perchè c’è un muro in mezzo che divide Gerusalemme dal villaggio di Betania rendendo difficile se non impossibile lavorare, accedere a cure mediche, vivere una vita “normale”.

Sappiamo che 4000 beduini dovranno lasciare la terra dove attualmente vivono nei dintorni di Gerusalemme ma non si sa quando ne dove ne come questo avverrà, nel frattempo niente scuole, niente acqua, niente ospedali… nel frattempo niente (vedi youtube “no where left to go”).

Sappiamo che Daud non è nemico di nessuno (“we refuse to be enimies”) ma vive accerchiato, assediato e minacciato nella sua “tenda delle nazioni” (vediwww.tentofnations.org).

Sappiamo che se vuoi venire in Palestina – nei sandali degli ultimi – non lo puoi dire, devi mentire, allora siamo pellegrini in viaggio spirituale: per il governo israeliano possiamo “nutrire” le nostre anime ma non possiamo abbracciare i nostri fratelli palestinesi.

Sappiamo che Omar vivrà con moglie e tre figli nella sua casa “murata” da cui potrà accedere solo attraverso un tunnel controllato dall’esercito israeliano (costato un milione di euro): check point ad personam (leggi “voglia di normalità” di Capovilla e Tusset).

Sappiamo che a Nabi Salih ogni venerdi i 500 abitanti del villaggio manifestano in modo non violento contro l’occupazione e per questo sono picchiati, arrestati, feriti, intossicati dai gas sparati dai soldati israeliani che non risparmiano donne e bambini (vedi facebook “tamimi press” e yuotube tamimi1966).

Sappiamo che questa mattina siamo passati al checkpoint tra Betlemme e Gerusalemme  insieme a 3.000 palestinesi che ogni giorno affrontano umilianti code, estenuanti attese attraveso gabbie, tornelli, metal detector, soldati e rilevazione delle impronte digitali per andare a lavorare.

Noi sappiamo e non possiamo tacere perchè sappiamo che la pace non verrà dal silenzio connivente di governi e istituzioni ma solo dal riconoscersi reciprocamente come esseri umani, con la stessa dignita e gli stessi diritti. Pace e libertà non sono gratis, nè a buon mercato: grazie a Daud, Omar, Bassim che ci hanno dato una grande lezione con le loro vite dedicate alla resistenza nonviolenta dentro storie e strade da troppo tempo intrise di odio e violenza.

(Report dai Pellegrini in viaggio, Agosto 2012)

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