Scrittore palestinese detenuto scrive storie per i figli dei prigionieri

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14/09/2018

Copertina – “The Tale of the Secret of Oil” di Walid Daqqa in mostra ad un lancio del libro a Ramallah – Cisgiordania, 3 settembre 2018. Foto: Ahmad Melhem

Ahmad Melhem, 13 settembre 2018

RAMALLAH, Cisgiordania – “The Tale of the Secret of Oil”, un nuovo libro per giovani lettori, è stato lanciato a settembre al museo Mahmoud Darwish di Ramallah, ma a differenza della maggior parte dei lanci di libri, l’autore, Walid Daqqa, era assente. Ha scritto il libro in prigione, dove si trova dal 1986.

“The Tale of the Secret of Oil” è il primo racconto per bambini e adolescenti di Daqqa, sebbene ne abbia scritti altri nel genere noto come letteratura carceraria, pubblicato dal Tamer Institute for Community Education, narra la storia del dodicenne Jude, concepito con lo sperma di suo padre portato fuori dalla prigione clandestinamente.

La storia inizia con Jude che si prepara a vedere suo padre per la prima volta, ma riceve la notizia che la sua visita è stata annullata per problemi di sicurezza. Con il cuore spezzato, il ragazzo va a fare una passeggiata in campagna dove parla con diversi animali e piante: un coniglio chiamato Samour, un uccello di nome Abu Risha, Khanfour il gatto, Abu Na il cane e infine un ulivo di 1.500 anni chiamato Um Rumi. Tutti ascoltano il suo dolore per la visita annullata e, a loro volta, gli parlano delle loro sofferenze sotto l’occupazione e del loro desiderio di libertà.

Um Rumi racconta a Jude che le autorità israeliane hanno minacciato di sradicarla e trasferirla da casa sua in Cisgiordania alla città di Afula, nel nord di Israele. Svela poi a Jude il segreto del suo olio sacro. Se strofinato sulla pelle l’olio renderà Jude invisibile, aiutandolo a raggiungere il padre nella sua cella. Suo padre teme di perdere la ragione quando sente la voce di un bambino pronunciare le parole: “Sono tuo figlio, Jude”.

Il lancio del 3 settembre, al quale Al-Monitor ha partecipato, è stato ospitato dallo scrittore e specialista di letteratura giovanile Ahlam Basharat, con commenti del poeta e capo del Dipartimento di Filosofia e Studi Culturali dell’Università di Birzeit, Abdul Rahim al-Sheikh.

Basharat ha detto che il romanzo spiega la sofferenza dei figli di prigionieri palestinesi, ai quali spesso viene impedito di visitare i propri cari e crescono senza vedere il padre o la madre. “Altri bambini, detenuti nelle carceri, si vedono strappata l’infanzia”, ha detto, aggiungendo che alla fine del racconto Daqqa lega l’idea di una prigione letterale a una più grande dove i palestinesi nei territori vivono sotto assedio.

Basharat ha aggiunto: “Daqqa è riuscito a creare una storia di libertà e speranza dentro la prigione attraverso la ricerca del suo personaggio principale, Jude, che cerca la libertà. Questo riflette l’atteggiamento dello scrittore, che ha trascorso 32 anni in prigione ma crede nella speranza, non nella disperazione e nella frustrazione. Lo si vede nel dialogo del padre imprigionato, il modo in cui raccomanda al figlio di impegnarsi per l’etica, l’educazione e la libertà.”

Daqqa, che proviene dalla città di Baqa al-Gharbiyye all’interno della Linea Verde, sta programmando un seguito, “The Tale of the Secret of the Sword”, che affronterà il tema dei rifugiati e del ritorno. Gli altri suoi libri, tutti scritti in carcere, includono “Fusion of Consciousness” e “A Parallel Time”. Quest’ultimo, che affronta la psicologia dei prigionieri, è stato adattato in un’opera teatrale e messo in scena al teatro di Al-Midan di Haifa.

All’età di 57 anni, Daqqa è uno dei prigionieri da più lungo tempo nelle carceri israeliane. Fu arrestato all’età di 25 anni nel 1986 e condannato all’ergastolo per aver formato una cellula militare che rapì e uccise un soldato israeliano nel 1984. Nel 1999, mentre era in prigione, ha sposato la giornalista Sanaa Salameh. In rari permessi, le autorità israeliane hanno concesso che il matrimonio si svolgesse e si facessero foto e video durante l’intima cerimonia. Dopo il matrimonio, tuttavia, non gli è stato permesso di trascorrere del tempo con sua moglie. In una lettera aperta dal carcere, pubblicata dai media locali nel 2011, ha espresso il suo desiderio di un bambino che deve “ancora nascere”, dicendo che lo avrebbe chiamato Milad.

Lo scrittore ha anche dedicato il suo tempo all’istruzione portando a termine una laurea e un master in scienze politiche, attualmente sta lavorando al suo dottorato.

“Il libro è rivolto ai giovani, ma le sue connotazioni sono ampie. Al suo interno, si parla dell’esperienza essenziale di uomini in prigione e di bambini nati in carcere o da genitori detenuti a cui sono negate le visite delle loro famiglie“, ha detto al-Sheikh in occasione del lancio del libro. “Il romanzo esemplifica fermezza e determinazione, sottolineando che il lavoro di un eroe palestinese non è compiuto finché l’occupazione israeliana continua. Chi incarna tutto questo è Jude, nato dallo sperma contrabbandato fuori di prigione“.

Il simbolismo nel romanzo di 95 pagine si riferisce a Gesù, il figlio di Maria, e al mito di essere riuscito a guarire con l’olio le ferite della gente.

L’autore prigioniero non ha potuto essere raggiunto per un commento, ma l’introduzione del libro spiega il suo obiettivo nello scrivere: “Scrivo fino a quando non sarò liberato dalla prigione, con la speranza di liberare me dalla prigione.” C’è anche una dedica: “A Jude, che possa vivere la sua infanzia, a tutti i bambini che sono diventati adulti prima del tempo e a tutti gli adulti che dalla prigione sono stati privati di un sapore di infanzia“.

 

Ahmad Melhem è un giornalista e fotografo palestinese con sede a Ramallah per Al-Watan News. Scrive per un certo numero di testate arabe.

 

Traduzione: Simonetta Lambertini – Invictapalestina.org

Fonte: https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2018/09/palestines-prison-literature.html

 

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