Scrivo a voi

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di Emanuele Personeni

Scrivo a voi mass-media, scrivo a te comunità ebraica, scrivo a voi politici, a voi intellettuali e anche a noi cristiani. Scrivo per dire il mio smarrimento di fronte alla reticenza nel denunciare Israele per l’uccisione di esseri umani inermi, per l’assedio di Gaza che dura dal 2007 e per la colonizzazione che dura dal 1967.

Scrivo a voi operatori dei mass-media per chiedervi ragione di ciò che non dite. Il lancio dei razzi non è la risposta al bombardamento ma la ribellione di un popolo ad anni di assedio e di profanazione dei diritti fondamentali dell’uomo. Perché non lo dite? Perché non spiegate cosa significa assedio, in che modo Israele disumanizza il popolo di Gaza, con quali metodi uccide i palestinesi giorno dopo giorno da anni? Da che mondo è mondo la giustizia è sempre stato “dare a ciascuno il suo”: ignorare la differenza delle forze in campo e dei crimini di Israele denunciati ripetutamente dal diritto internazionale significa agire da organo propagandistico del suo esercito. L’equidistanza dalle parti è senz’altro una virtù ma di fronte al prepotente che maciulla il piccolo vi dovete sbilanciare altrimenti fate il suo gioco e portate i lettori a fare altrettanto. Continuare a dire che Israele ha diritto di difendersi omettendo di dire che da anni calpesta impunemente un popolo intero, non è neppure cronaca, è una presa in giro. Continuare a dire che Hamas rifiuta la tregua senza dire “perché” e senza dire “cosa chiede”, significa tacere elementi essenziali alla comprensione dei fatti e delle intenzioni dei protagonisti. Come potrebbe Hamas sedersi al tavolo delle trattative se la comunità internazionale concede a Israele l’impunità quando non rispetta il diritto altrui? L’idea che il cessate il fuoco è l’unica via per riavviare il “processo di pace”… beh questa idea potrà portare sollievo al nostro perbenismo ma in assenza di un impegno di Israele a togliere l’embargo sarebbe l’avvallo alla prosecuzione del bombardamento con altri mezzi. Il processo di pace finora è stato il lubrificante per far digerire al mondo le urla dei palestinesi, l’espediente comunicativo finalizzato ad ammantare di moralità l’occupazione israeliana. La sua prerogativa prima è sempre stata quella di legittimare la dilazione sine-die del tempo in cui parlare di confini, di ritiro delle truppe occupanti, di risarcimento o rientro dei profughi e dare il tempo a Israele di espandere le sue colonie. La sua prerogativa seconda, inevitabile, è stata quella di arenarsi.

Scrivo a te comunità ebraica per chiederti se questo è l’uomo. Il senso di colpa per il crimine dell’antisemitismo agisce ancora sulla coscienza europea. Esso tuttavia ha un senso se diviene spinta a custodire l’umanità della convivenza, la giustizia dei rapporti, la sacralità del diritto. A meno di questo il senso di colpa paralizza e depriva l’uomo del grande dono che l’Eterno gli ha regalato, quale che sia la sua colpa: la libertà di tornare ad essere un uomo. Cosa abbiamo imparato dalla Shoah? Non abbiamo imparato il dovere di alzare la voce ogni qualvolta appare all’orizzonte qualsiasi ideologia che giustifichi la disumanizzazione dell’altro? Non abbiamo il dovere di difendere le vittime prima che siano annientate, mentre ci gridano di essere salvate, lasciate vivere? Io non sto dalla parte dei palestinesi perché sono innocenti (c’è chi lo è e chi non lo è, il che vale anche per gli israeliani) ma perché sono vittime, e cioè sono annientati, deprivati della dignità, trattati come bestie. Israele accusa Hamas di non avere riconosciuto Israele. Questa cosa non è vera e ci sarebbero quantomeno dei distinguo da fare. Ma osservate un po’ la condizione in cui versa la Cisgiordania governata dall’ANP che ha riconosciuto Israele: incremento delle colonie, arresti indiscriminati, demolizione delle case, furto di terra, repressione violenta di ogni manifestazione pacifica, aggressioni dei coloni. E’ corretto concludere che l’unica autorità palestinese gradita a Israele sarebbe soltanto quella che se ne sta zitta e non intralcia il progetto Eretz Israel, dal mar Mediterraneo fino al Giordano?

Scrivo a voi politici. La Mogherini preme per un cessate il fuoco: ma cosa devo pensare quando l’Italia è uno dei principali fornitori di tecnologia militare ad Israele? Cosa devo pensare quando nessuna delle risoluzioni ONU contro Israele si trasforma mai in sanzioni? Devo per forza pensare che Israele è al di sopra del diritto Internazionale, che qualcuno gli ha dato licenza di uccidere e che il diritto internazionale è un consiglio per qualcuno, un obbligo per qualcun altro. E noi cittadini smettiamo di credere ai politici quando dicono che la questione palestinese non è una questione politica ma umanitaria: non capite che è un abile modo dei politici per suscitare pietà in noi e per lavarsene le mani loro? Se la politica non riconosce le sue responsabilità, che ci sta a fare? Per cosa vi abbiamo eletto cari politici se quando dovete attuare il diritto vi fate latitanti e mandate avanti i volontari della croce rossa?

Scrivo a voi intellettuali. Io credo che il primo compito che Dio ci ha dato sia dare un nome alle cose che vediamo. E io vedo la Palestina violentata da anni. Mi è capitato di sentire un prete che sulla questione Israelo palestinese asseriva fieramente di non voler dire nulla perché: “noi non sappiamo come stanno le cose”, testuale. E in quel “noi non sappiamo” avvertivo la forza dell’imperativo: “guai a sapere”! Ho avuto un moto di ribellione interiore: oh bestia che non sei altro, tutta la civiltà dell’illuminismo si fonda sull’Aude Scire di Kant che non esige prodigiosi talenti intellettuali ma soltanto una normale dose di coraggio e onestà! Ecco, questo vi manca cari intellettuali, l’onestà e il coraggio. E forse anche un po’ la voglia di lavorare. Perché se un intellettuale “ancora non sa” è un intellettuale in ricerca (ma cerchi di scoprire qualcosa in tempo utile). Se non vuol sapere cambi mestiere. Se non vuole dire restituisca lo stipendio. Ho la sensazione che voi preferiate parlare della Gerusalemme celeste invece di quella terrena perché quella è al sicuro e voi pure. Ho l’impressione cha abbiate sublimato la questione Israelo palestinese a metafora dell’agone umano contro i propri mostri, l’abbiate elevata a cifra metafisica del dolore, del grido primigenio. Insomma l’avete espulsa dalla storia proprio come avete fatto con la Shoah, l’avete mitizzata così che per comprenderla non dobbiate utilizzare le categorie storiche del vero, del bello, del giusto, del sangue e della terra e così sporcarvi le mani. Io vi chiedo di scomodarvi per dire ad alta voce che se si tortura un popolo si semina odio. Almeno questo.

Infine scrivo a noi cristiani. I nostri pronunciamenti in favore della pace sono privi di forza, incapaci di dare voce a chi non ha voce. Non ci stiamo identificando con le persone che muoiono a mucchi perché abbiamo paura dei potenti. In noi non vibra l’umanità sconvolta, non ci sentiamo scossi e per questo non stiamo scuotendo nessuno. Se non ci muoviamo noi, discepoli di Gesù, come potranno muoversi gli altri? La Pace è dono di Dio in Gesù. Ma dobbiamo fare attenzione che essa non divenga un comodo rifugio al riparo dal terreno dove i prepotenti calpestano i più deboli. Queste parole irriteranno qualcuno. Ma è meglio sfidare la sua irritazione piuttosto che la parola di MT 18,6: chi scandalizzerà un piccolo che crede in me, sarebbe meglio che si mettesse una macina al collo…I piccoli che credono sono coloro la cui fede nell’amore di Dio e nella sua giustizia è appesa a un filo e può facilmente spezzarsi. Ecco, io credo che la nostra reticenza di fronte al male sia di scandalo ai piccoli che ci guardano e ci ascoltano.

don Emanuele Personeni
Párroco di Ambivere, Bergamo

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