“Se crolla la Siria, crolla il Medio Oriente”

Venerdì, 20 luglio 2012 – 16:18:00

 

“Se crolla la Siria, crolla il Medio Oriente”. Con un’intervista ad Affaritaliani.it, il Professor Khaled Fouad Allam, ex deputato del Pd e docente di ‘Sociologia del mondo musulmano’ all’Università di Trieste, analizza gli sviluppi in Siria e afferma: “Mi spaventa molto l’assenza totale dell’Europa che non ha alcun tipo di progetto per il Medio Oriente. Nei prossimi anni ne sentiremo gli effetti negativi”. E conclude: “Israele è preoccupata dalla caduta di Assad, perché ha sempre garantito una coesistenza dei rapporti col resto del Mondo arabo”.

La battaglia tra insorti ed esercito è penetrata nel cuore di Damasco e, soprattutto dopo l’assassinio del Ministro della Difesa, il regime sembra sul punto di crollare. Secondo lei la fine del Raìs è vicina? Probabilmente sì, però è difficile prevedere le sorti di Bashar al-Assad. C’è chi afferma che potrebbe andare in esilio in Russia, chi invece pensa che potrebbe essere ucciso…

Come il Colonnello Gheddafi? Non è detto, potrebbe anche essere ucciso da frange dissidenti interne al suo stesso regime. Ma, indipendentemente da questo, siamo davanti alla fine di un regime che, di per sé, è già crollato.

Assad ha spesso usato lo ‘spauracchio qaedista’, nel tentativo di dissuadere coloro che guardavano con favore alla rivoluzione. Tuttavia, sembra che ci sia una presenza effettiva di esponenti legati ad al-Qaeda nelle file degli insorti. Se questo timore si rivelasse fondato, quali rischi potrebbero profilarsi per l’Occidente in caso di caduta del regime? È estremamente facile che in queste situazioni di estrema confusione (e di contestazione non coesa) ci sia una penetrazione di movimenti sovversivi. Il terrorismo di al-Qaeda naturalmente non fa eccezione. Ma questo vale sia per la Siria che per tutti quei Paesi in cui c’è stata la ‘Primavera Araba’. Questo rientra nella strategia di al-Qaeda, che prevede di ‘accerchiare’ tutti quei Paesi con regimi sul punto di crollare per ottenere una posizione strategica e approfittare di una situazione caotica. Il primo esempio che mi viene in mente è quello del Mali. Tutto questo è estremamente pericoloso.

E l’Europa come si sta comportando in questa delicata fase? Mi spaventa molto l’assenza totale dell’Europa, che non sembra avere alcun tipo di visione del Medio Oriente o del Mondo arabo. Negli anni a venire, gli effetti negativi di questa assenza non tarderanno a mostrarsi. Sta nascendo una nuova classe dirigente totalmente diversa dalla precedente e l’Occidente non ha assoluta-mente idea di come muoversi…

Questo vuoto dell’Occidente è riempito da qualcun altro? Il problema è proprio qui. A contendersi il dominio nella regione ci sono due potenze: l’Iran e la Turchia. Questo non farà che emarginare completamente l’Europa.

Secondo lei chi potrebbe prevalere fra Iran e Turchia? Ankara, a mio avviso. La Turchia è sunnita, mentre l’Iran è sciita. Ma, in ogni caso, la questione della maggioranza o della minoranza etnico-religiosa sarà la chiave di volta della riformulazione politica del Medio Oriente.

È opportuno parlare di scontro di ‘imperi’? Assolutamente sì. E parliamo di imperi decisamente ricchi. In questa grave crisi economica le potenze che emergono, per quanto bellicose (se parliamo dell’Iran), hanno un’indubbia disponibilità economica. Per citare alcuni Paesi sunniti, penso ovviamente all’Arabia Saudita ma anche al Qatar, un minuscolo Stato dotato di una potenza finanziaria a dir poco micidiale…

A proposito del Qatar, lei vede nei servizi televisivi di al-Jazeera – per nulla graditi ad Assad – una strategia geopolitica? Non c’è dubbio. È evidente che la nascita delle televisioni satellitari come al-Jazeera, negli anni ’90, aveva uno scopo ben chiaro. Si era capito che la manipolazione ideologico-politica passava attraverso la formulazione di un’opinione pubblica che coinvolgesse, su scala mondiale, tutto il mondo arabo. Al-Jazeera è servita a questo: a erodere questi regimi e a formulare un nuovo approccio (decisamente edulcorato) di tipo neo-fondamentalista, che giochi sul piano di una democrazia in versione islamica. Come è accaduto in Tunisia.

Nel caso della Siria, al-Jazeera per chi parteggia? Il caso della Siria è particolarmente complesso. Non è un Paese ricco, ma è il cuore del Medio Oriente. Lì passano tutte le fratture e le contraddizioni del mondo arabo sul piano etnico-religioso. Diciamo che, in Siria, si ritiene assolutamente inconcepibile che una potenza come il sunnismo possa essere dominata dagli alawiti. I sunniti, dunque, stanno tornando alla carica per rovesciare questo rapporto di forza. Diciamo però che il regime gioca anche molto su questa carta.

È possibile prevedere scenari in Siria? Non escludo che la caduta del regime possa comportare un rischio, ma non abbiamo nessuna certezza sul ‘dopo’. La Siria per tanti aspetti mostra somiglianze con quanto è accaduto nell’ex Jugoslavia, 15 anni fa. Divisione del territorio compresa. C’è già chi parla di formare uno Stato alawita… In ogni caso, l’Europa potrebbe fare molto per aiutare questo popolo, ma c’è più silenzio che altro.

Iran e Israele sono, di fatto, già in guerra. Le dichiarazioni di Nethanyahu circa un coinvolgimento iraniano nell’attentato in Bulgaria non fanno che preludere, secondo molti, a un attacco missilistico alle basi nucleari iraniane. Il crollo del regime siriano, primo alleato di Teheran nella regione, rischia di far precipitare la situazione? Israele si trova in una situazione molto fragile di fronte al mondo arabo. La situazione di ‘guerra fredda’ con la Siria assicurava un certo tipo di equilibrio. Il fatto che Israele abbia perso l’interfaccia che giocava l’Egitto non fa che acuire geopoliticamente tale fragilità. Israele si trova di fronte a un’incognita. È ovvio che può attaccare l’Iran, ma la domanda è: cosa succede dopo? Bisognerà guardare con attenzione a come si ricomporranno i Paesi coinvolti nella ‘Primavera araba’ e che posizione assumeranno nei confronti di Israele. Ricordiamo come Israele, che sicuramente ospita i maggiori esperti di Mondo arabo contemporaneo, abbia accolto con silenzio la ‘Primavera araba’. Ovviamente le incognite sorte con le rivolte sono fonte di preoccupazione per lo Stato ebraico. Bisogna però vedere come si ricomporrà l’architettura geopolitica del Medio Oriente, così potremo finalmente vedere quale sarà la reale posizione dei Fratelli Musulmani. Anche su questo, è impossibile fare previsioni certe…

Dunque, Israele non può che essere preoccupata dell’eventuale caduta di Assad… Certo, perché anche se si tratta di un tiranno la situazione siriana ha sempre garantito una coesistenza dei rapporti fra Israele e il resto del Medio Oriente.

Compreso il contenimento di Hezbollah? Assolutamente.

Quindi anche in Libano rischia di riaccendersi la situazione? Per dirla in poche parole: se crolla la Siria, crolla il Medio Oriente. Il rischio è quello di una catastrofe gene-rale, con conseguenze a livello mondiale.

http://affaritaliani.libero.it/esteri/se-crolla-la-siria-crolla-il-medio-oriente200712.html

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