Se la memoria negata diventa un film

Con questa rubrica accompagneremo la diffusione dell’importante strumento “PIAZZA PULITA, memoria di un popolo oppresso che si ostina a resistere”, un film che sta cominciando a raccogliere consensi e soprattutto che ci viene richiesto da tanti amici e gruppi da tutta Italia. Chiederemo a diverse “voci autorevoli” di commentare la loro visione del film per contribuire anche in questo modo ai progetti di Zochrot e di Al Aq, israeliani e palestinesi che lavorano davvero per la pace. Apre la rassegna il taglio originale di un appassionato esperto di arte contemporanea, Vittorio Urbani.

“Piazza Pulita” è un film/documentario che presenta materiali complessi -interviste, mappe, riprese filmate espressamente eseguite o da materiali d’archivio, e parti recitate -sul tema della diversa memoria, o forse direi della differente consapevolezza, nutrita oggi dagli abitanti di origine israelitica o araba sulla realtà storica della loro stessa terra, cioè Palestina/Israele/TerraSanta, lungo un periodo in fondo ancora recente come quello dal 1948 ad oggi. Che uno Stato possa commemorare la propria fondazione – ecco ancora il 1948 – come coincidente con lo stesso tempo, coi fatti stessi che un 50% della sua popolazione chiama “il Disastro”, o Nakba è già un fatto che colpisce.  Il problema della memoria, della sua ri-costruzione e della sua interpretazione, è che essa conferisce un senso ai fatti descritti: più esattamente conferisce o toglie responsabilità e diritti.

Esaminiamo due dei temi narrativi che fanno da cornice ai diversi materiali del film.

Il primo è la duplice testimonianza fornita dall’ebreo Eitan Bronstein, esponente di “Zochrot” (letteralmente, “memoria”), una organizzazione israeliana che cerca di sfidare le convenzioni della storiografia ufficiale, e dal palestinese Sami Basha, professore presso la Università Cattolica di Betlemme. I due uomini intervistati separatamente affrontano il tema della memoria, della sua distorsione, e della faziosità delle memorie di parte: solo una consapevole ri-scrittura della storia di questo paese potrà permettere una vera riconciliazione; potrà permettere che le due storie si integrino, che i due popoli si parlino e partecipino ad un futuro comune.

Quasi un tentativo di riunire i due lati della medaglia, il film si conclude con le immagini di una conversazione fra i due uomini, all’interno di una delle tetre aree di ricreazione di Canada Park.

Il secondo tema narrativo, è relativo alla “scomparsa” del villaggio palestinese di Emmaus. Israele rappresenta un caso particolare nel campo della archeologia: gli archeologi israeliani scortecciano il terreno sino ad arrivare ad alcunchè di ebraico, o in mancanza, al primo strato pre-arabo. Solo di passaggio si nota come questa pratica sia contraria a quella di una archeologia scientifica corretta, agnostica ideologicamente, rispettosa di tutti gli strati, non in cerca di “tesori” nè tanto meno di ricostruzioni storiche aprioristiche. Così il film presenta un militare israeliano reduce dalla seconda pulizia etnica del 1967 che ha portato alla distruzione del villaggio di Emmaus sostituito dal “Canada Park”. Questo stesso, è un anonimo ed abbastanza squallido parco pubblico con panchine per picnic.

In nessun luogo del parco viene ricordata la precedente esistenza del villaggio. L’anziano riservista solleva con commossa perplessità barre di ferro che ancora sporgono dal terreno, sede di un supposto impianto di Terme Romane, come viene reclamizzato nei cartelloni “didattici” del Parco. Sono questi invece i residui di edifici di cemento armato di Emmaus distrutti dall’esercito israeliano nel ‘67. I romani – a meno di ultime scoperte archeologiche – non ci risulta usassero il cemento armato. La falsificazione anche superficiale, apparentemente ridicola della storia, non è un fatto da prendere alla leggera: col tempo, la ricostruzione deformante della storia dei luoghi assumerà una sua propria consistenza storica (dopotutto ci si è creduto per tanto tempo  …) e finalmente una patina di credibilità renderà il tutto omogeneo, e la ricostruita memoria sotto gli alberi nel frattempo diventati frondosi di Canada Park sarà credibile.

Il film, nella parte che riguarda Emmaus scomparsa, avanza nella narrativa attraverso varie modalità: interviste, ricognizioni al Canada Park, materiali visivi d’archivio. Particolarmente emozionante è la lettura di brani del Vangelo di Luca, dispersa in vari momenti del film stesso. Diversi religiosi palestinesi leggono passi del misterioso episodio dell’incontro serale in Emmaus. Due pellegrini incontrano Cristo, condividono con lui il pane e la cena, ricevono ammaestramenti sulle scritture; ma solo quando il Maestro si è allontanato ne riconoscono la presenza, e trasecolano del fatto di non averlo compreso di persona. Chiamiamo misterioso questo episodio, perché nella strana serata di Emmaus in fondo non succede niente: avviene un “non riconoscimento”, o non saprei se dover piuttosto dire, “non avviene” un riconoscimento. L’ambiguità della situazione e l’umiliazione dei due pellegrini contagia e immalinconisce anche il lettore moderno del brano. Il soffio della sapienza che ti passa accanto e che tu non hai saputo riconoscere, immerso nella tua zuppa e contento di questa; la delusione della occasione perduta per tua propria insulsaggine spirituale, e materialità. Non a caso questo miracolo-non-miracolo di Gesù ha avuto grande successo nella tradizione figurativa cristiana; e sono moltissimi i dipinti antichi che lo rappresentano. Diremmo anzi che la strana cena di Emmaus era più cara al cristianesimo pre-Moderno. Dall’ottocento in poi è il Gesù dei miracoli, delle azioni, quello che prevale sul Gesù della meditazione personale. Il Cristo Re del primo Novecento, nel cui nome si sono benedetti troppi eserciti di guerre ingiuste, non ha certo tempo per sedersi coi pellegrini, e fare loro umana compagnia, “perché si fa sera”.

In questo, pur nella sua scaltra politica di ricostruzione della memoria, il piano sionista di distruzione dei villaggi palestinesi che era nutrito di Vecchio Testamento, ha commesso un errore, perché era semplicemente ignaro del sapore poetico e malinconico che è nel nome stesso di Emmaus.

E così alla coscienza cristiana degli uomini di Pax Christi e dei loro amici – ma anche all’ateo “di buona volontà” – particolarmente duole la distruzione di una Emmaus che per sempre immagineremo quieta e serale, ma ora sigillata nella meravigliosa leggenda evangelica.

Vittorio Urbani, che abbiamo conosciuto e apprezzato come geniale ideatore e coraggioso curatore del primo padiglione dedicato alla Palestina alla Biennale D’Arte Contemporanea di Venezia, vive e lavora nella città lagunare come medico pediatra di base, e curatore di attività di arte contemporanea.

Piazza Pulita. Come vedere e diffondere il film Dopo la prima del nuovo film-documentario presentato a Fiesole e oggetto dell’Editoriale di BoccheScucite 90, si sta diffondendo nelle scuole ed è possibile ORDINARE COPIE DEL FILM “PIAZZA PULITA” scrivendo direttamente all’indirizzo: filmpiazzapulita@gmail.com riceverete un bollettino postale (il film costa 5 euro + spese postali)

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