Se resti, resisti

Pellegrini di Giustizia di UN PONTE PER BETLEMME 2012

In fisica resilienza,  sumud in arabo,  significa la capacità  di un corpo  di ritornare alla propria dimensione originaria quando cessa la pressione alla quale viene sottoposto.  In psicologia connota la capacità  reattiva delle persone alle avversità.

Resistere nella Valle del Giordano. 

Territorio vasto confinante con la Giordania, ricco di risorse idriche,  target di Israele dal 1967,  Il  “fiore del deserto”   vive il trasferimeno silenzioso e forzato della popolazione.  Cinque villaggi,  24 comunita’  perdono  acqua,  elettricita’ , infrastrutture  e  abitanti. La convenzione di Ginevra  prevede che l’ occupante deve provvedere ai bisogni primari. Qui vengono meticolosamente sottratti ogni giorno.   Resta la Jordan Valley Solidarity Movement, l’unico movimeno nella Valle  con volontari internazionali,  che oggi hanno la voce di Rashid a denunciare l’ ennesima violazione del diritto internazionale.  Per lui resistere significa rimanere e ricostruire. Lo vedremo al termine del nostro incontro a Al-Jiftlik  con le mani piene di fango ad intonacare il muro della piccola povera casa  di fango e graticci, costruita 200 anni fa,  che  e’  il quartier generale della resistenza della Jordan Valley.

I numeri  parlano da soli e lasciano poche speranze per il futuro delle comunità palestinesi che vivono la Valle.   Le colonie israeliane occupano il 50% dell’area ad amministrazione palestinese, circa 9 mila persone,  ed il restante 45% è stato dichiarato zona militare chiusa utilizzata per l’addestramento dell’ esercito israeliano.  I palestinesi sono costretti  al  rimanente 5%, circa 60 mila persone, di cui solo un quarto vive in area C, ricca di terre agricole e sotto  controllo militare   israeliano.  Palestinesi  costretti,  perchè indebitati , a lavorare per i coloni per 10 euro al giorno.   “L’ obiettivo  –  continua Rashid – è quello di trasferire la popolazione palestinese per creare uno stato etnico a  maggioranza ebraica .  Coltiviamo la frutta migliore di tutto il Medio Oriente   ma non riusciamo a venderla oltre Nablus e Ramallah,  mentre le colonie che ci hanno rubato la terra vendono i loro prodotti in tutto il mondo . Anche a voi. E voi li comprate senza sapere che è  frutta rubata?

La campagna della Jordan Valley internacional ha costruito 7 scuole,  ristrutturato  250 case e portato tubature idriche in alcuni villaggi. Un sito internet a sostegno delle comunità e diffondere l’allarme di pulizia etnica.

Resistere nel campo profughi di Deisha , Betlemme. 

Per Sami,  vice rettore di  università a Betlemme,   sumud  vuol dire rinunciare alla carriera  universitaria   e portare la famiglia nella terra dei suoi  padri,  dove le barriere  gli impongono di prendere l’ aereo da un aeroporto diverso da quello della moglie di origini  italiane. Significa spendersi perchè  il suo popolo conservi dignità e patrimonio  culturale, senza lasciare indietro nessuno a cominciare dai disabili ai quali Sami sta dedicando un progetto di  studio e cura.

Preoccupato, pensoso,  quasi schivo,  con lucidita’  Khaled, giovane stundete,  denuncia invece il permanere della realtà  dei campi profughi,  i numeri,  la carenza  di  servizi,  l’  economia di sussistenza,  le improvvise incursioni dell’ esercito israeliano che preleva dalle loro case giovani minorenni colpevoli di pensare al loro futuro e a quello del loro popolo. Colpevoli di incontrarsi  per organizzare l’ attività di un centro culturale. Qui   e’ considerato reato di opinione.  E puo farti guadagnare o perdere la permanenza nelle  carceri israeliane per un periodo di sei mesi, rinnovabilI di altri sei e ancora altri sei  senza accusa comunicata al detenuto perchè  coperta dal segreto informativo (“Qualcuno ha detto che…”) .

Resistere per le suore comboniane di Betania.  

La contenuta e pacata indignazione di suor Fulgida che ci comunica tutta la sua delusione perche’  la porta  e’  ancora chiusa nonostante le promesse di riaprirla.  Quale porta? Quella  che consentiva  l’ ingresso ai bambini del villaggio di Lazzaro per frequentare l’ asilo senza costringerli ogni giorno a percorrere 15 chilometri e cambiare due autobus a causa dei check-point, con una spesa insostenibile per le famiglie. Quando basterebbe salire alcuni gradini e alzare i  bambini sulle braccia e affidarli  alle cure della suora sotto lo sguardo del  giovane soldato,  vigile sul “piccolo terrorista” che attenta alla sicurezza di Israele fin dall’ eta’ di tre anni.  “Perche ‘ sei  cosi triste ?  perche‘  porti un fucile,   di chi  hai paura?  Chiedono con disarmante innocenza i bambini.

Azezet  suora comboniana eritrea a fianco dei beduini del deserto di Giuda in attesa di richiesta di asilo politico  e degli ultimi a Tel Aviv , ci racconta la paura che nasce dal muro costruito dentro le persone. Un muro  che impedisce l’ incontro.  un impedimento programmato e deliberato come un  atto che deve servire  ad allontanare la pace possibile,  che Israele non vuole.  Resistere significa fare l’ operazione contraria. “Io costruisco,  tu demolisco. Io ricostruisco” . Suor Azezez porta un medico isrealiano dai beduini e avverte il suo terrore ma l’ addolcisce con il sentimento e la scoperta dell’ altro. Per questo Azezet resta.  Per favorire l’ incontro e far cadere il muro della paura e del silenzio.

Pellegrini di giustizia, 3 marzo 2012

Contrassegnato con i tag: , , , , ,

Articoli Correlati

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.

Protected by WP Anti Spam