Se ti dimentico, Gerusalemme… di Abuna Manuel Musallam

Noi, cristiani di Palestina, siamo sotto occupazione da molti anni. Abbiamo sofferto con amarezza l’esilio dalla Terra Santa. Ci è stato negato il diritto di pregare a Gerusalemme. Molte generazioni cristiane non sono state in grado si raggiungere Gerusalemme per visitare i suoi luoghi sacri.

L’occupazione ha  continuamente imposto degli ostacoli illegali. Oggi facciamo i conti con il muro di separazione dell’apartheid israeliano, con i checkpoints, i posti di blocco controllati dai soldati israeliani che negano i movimenti e l’accesso a Gerusalemme.

Tutte queste misure non solo soffocano il popolo palestinese, ma asfissiano anche la pace in Israele e nella Palestina.

Quest’anno tutte le Chiese stanno celebrando insieme la grande solennità della Pasqua, Ma i cristiani non hanno accesso a Gerusalemme.

La slogan “una terra senza popolo per un popolo senza una terra” è associato in modo soffocante e pericoloso alla situazione attuale.

Non significa che Gerusalemme sia senza un popolo, ma piuttosto che debba essere evacuata per garantire ad un altro popolo che non ha Gerusalemme o una terra. David Ben Gurion stesso lo ha pronunciato nel 1937 dichiarando “dobbiamo espellere gli arabi e prendere i loro posti”. Ogni pietra aggiunta al muro dell’Apartheid, ogni colpo di ascia dato sotto la moschea di Al-Aqsa e ogni casa distrutta da Israele aumenterà l’intensità della resistenza e del rancore. Invece ogni cooperazione con i palestinesi darà ad Israele la speranza di un futuro, dominato dalla serenità e dalla pace.

Quest’anno, Gerusalemme sta affrontando il più feroce attacco sionista per tributarne completamente il giudaismo, alterare i suoi lineamenti, espellere la sua gente, distruggere le sue case, sequestrare la sua terra e costruire numerosi insediamenti.

Rimpiangiamo Gerusalemme, e ci mancano le sue belle cerimonie. Anche quest’anno, migliaia di turisti piangeranno con noi. Non potranno marciare per la “via della croce” con i palestinesi. Non ci sarà un folclore nazionale palestinese da scoprire o artigianato religioso arabo da portare con sé in dono, e nessuna preghiera locale, inno o musica da ascoltare nella calda fede dei credenti in Palestina.

I pellegrini saranno shoccati entrando nel Santo Sepolcro e trovandoci dentro la polizia israeliana. Troveranno facce di tutti i colori ma non il colore della pelle dei palestinesi. Non riconosceranno nelle facce della gente la fisionomia di Gesù nato, vissuto e morto qui come palestinese.

Mentre sta avvicinandosi nel mondo la Pasqua che simboleggia “la liberazione dal peccato e dalla schiavitù”, la nostra speranza di una liberazione nazionale si perde all’orizzonte. La schiavitù e l’umiliazione dell’occupazione sta gravando sui cristiani palestinesi in Terra Santa.

Non vediamo nessun orizzonte politico, nessuna fine dell’occupazione, o speranza di ritorno dei rifugiati palestinesi, nessuna visione di erigere un nostro Stato con Gerusalemme come capitale, né la fine dell’assedio a Gaza, e la distruzione del muro dell’Apartheid intorno Gerusalemme. Siamo inoltre scossi dalle continue minacce di una nuova guerra. Siamo stressati dall’umiliazione quotidiana, dalla fame e dalla sete, dalla disoccupazione e dalla sostanziale assenza di sviluppo nel nostro paese.

Siamo perplessi dall’immenso silenzio del mondo. La comunità internazionale non è in grado di implementare le stesse risoluzioni legali che ha manipolato ingiustamente ed illegalmente per creare lo Stato di Israele.

Tutti gli eventi successi prima, durante e dopo la guerra hanno evocato intense paure nei nostri animi. La vita è cambiata, ma verso l’abisso e in peggio.

Abbiamo costruito e sviluppato Gerusalemme per 5000 anni e non abbiamo mai smesso di farlo, eccetto durante l’occupazione che ha praticamente distrutto quello che avevamo compiuto. Nel tentativo di cercare la propria legalità ed eredità qui, l’occupazione ha costruito un ibrido di se stessa, annettendo deliberatamente alcuni dei nostri luoghi sacri, poiché non trovava nessuna traccia della propria eredità. Gerusalemme era la città di Dio, della pace, e dei fedeli, ma è stata trasformata nella città dell’uomo, della guerra e dell’odio.

Invece di diventare la chiave della porta del paradiso, si è trasformata nella chiave della guerra e del sangue. Invece di essere un invito al perdono, all’amnistia e alla riconciliazione, è stata resa un foro per la Diaspora, l’odio e l’ostilità. Gerusalemme, il posto più santo al mondo, è diventata il centro del peccato e del crimine, poiché l’uomo sta uccidendo il suo simile, insultandolo e calpestando la sua dignità e il suo diritto di vivere. Tuttavia, la nostra fede ci spinge dai passi di morte alla vita nello splendore della pace, nell’attesa della nostra gloriosa rinascita nazionale dove la morte e l’umiliazione diventino la vittoria sull’occupazione. (…)

Vi chiediamo di capire le ferite della gente palestinese innocente e di essere compassionevoli nei confronti dell’olocausto palestinese che potete vedere con i vostri occhi, toccare con le vostre mani e capire che ha perpetrato questo crimine verso i nostri figli. Cercate con noi la giustizia che è la madre della pace e la sua incubatrice. Proteggeteci e salvaguardate i nostri luoghi sacri.Gesù è risorto e la mia gente risorgerà

Buona Pasqua

Father Manuel Musallam

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