Sea Watch filma migrante che annega e dà l’allarme: a poche miglia nave della Marina italiana non interviene

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Il 23 maggio aereo della ong chiede soccorsi: buco di 52 minuti, poi la risposta della Bettica: “Abbiamo inviato elicottero e constatato l’intervento della motovedetta libica”

di FABIO TONACCI

30 maggio 2019

Non è un caso chiuso. Nessun salvataggio in mare può definirsi tale, se anche solo un naufrago annega tra i flutti pochi minuti prima dell’intervento dei soccorritori. E un filmato girato lo scorso 23 maggio da un aereo della ong tedesca Sea-Watch, pubblicato online in esclusiva sul sito di “Repubblica”, documenta il momento drammatico in cui un migrante finito in acqua annaspa, diventa un’impercettibile increspatura di onda, e poi, privo di forze, si lascia inghiottire dal blu acceso del mar Mediterraneo.

Il video denuncia della Sea Watch: migrante annega nel Mediterraneo

Accanto a quell’uomo con la camicia bianca c’è il gommone semi affondato, ma ancora gravido dei suoi passeggeri aggrappati ai tubolari. E’ partito dalle coste della Tripolitania, presumibilmente. Di lì a poco sarà una motovedetta libica, la Fezzan, a recuperare chi ha avuto la fortuna di rimanere a galla. Non si sa quanti ne abbia presi, né in quale centro di detenzione li abbia riportati. Stando ai report di missione della Sea-Watch, però, si sa che non lontano c’era una nave militare italiana, la Bettica, che forse avrebbe potuto raggiungere i naufraghi prima della guardia costiera libica e salvarli tutti. Ma non lo ha fatto. Perché?

L’evento Sar del 23 maggio

Il 23 maggio, dunque. E’ mattina. Il tratto di Mediterraneo nella zona Search and Rescue di responsabilità libica è calmo, il vento è clemente. Una di quelle giornate, insomma, perfette per i trafficanti di uomini per riavviare la macchina da soldi e lanciare i gommoni verso le coste dell’Italia. Sopra la Sar libica sta volando Moonbird, uno dei due apparecchi leggeri da ricognizione che lavorano con Sea-Watch. Intorno alle 10.00 (fuso orario di Greenwich, ndr) ha avvistato un gommone in navigazione verso nord, con un’ottantina di migranti a bordo, e per due ore di seguito i tedeschi della ong tentano di contattare il Centro di coordinamento soccorsi di Tripoli. Invano.

 

Un buco di 52 minuti

A quel punto Sea-Watch fa decollare l’altro aereo con cui collabora nelle operazioni di ricognizione, il Colibrì dei francesi Pilotes Volontaires. Sorvolando di nuovo il gommone, si accorgono che uno dei tubolari si è sgonfiato, e non è ancora affondato solo perché i migranti lo stanno sorreggendo con una cima. L’imbarcazione è in avaria irreversibile, non ci sono dubbi. Per metà è già sott’acqua. Quindi – siamo alle 13.03 – l’aereo lancia via radio il mayday relay, il segnale internazionale di richiesta di soccorso urgente a chiunque si trovi nelle vicinanze. Appena un minuto dopo, risponde proprio la Bettica. Se i rilievi della Sea-Watch sono corretti, il pattugliatore militare italiano si trova a meno di trenta miglia a nord dal gommone: considerando una velocità di 25 nodi, potrebbe raggiungerlo in un’ora. “Colibrì, this is P492…”, si sente alla radio. La comunicazione però si interrompe subito dopo, non c’è il tempo di capire cosa sanno i marinai italiani e cosa intendano fare. “Abbiamo riprovato diverse volte a rimetterci in contatto con la Bettica, abbiamo usato anche le frequenze dell’aviazione”, spiegano dalla ong tedesca. “Ci hanno sentito e risposto da Malta, ma non dalla Bettica che pure era molto più vicina”.

Il pattugliatore della Marina si rifà vivo solo alle 13.55 – 52 minuti dopo – comunicando alla Sea-Watch che la Fezzan, la motovedetta libica, si sta dirigendo sul posto e che loro stanno mandando un elicottero. La Bettica ha virato verso sud, è a 35 miglia di distanza dal gommone, circa 64 chilometri. Ma ormai è tardi. Il velivolo della ong si riporta in zona e uno degli operatori a bordo riprende con il proprio cellulare il momento in cui i migranti si buttano in acqua. Tra essi l’uomo con la camicia bianca che vedono sparire nel mare.

Il “no comment” della Marina

Con il video e la tabella degli orari, Sea-Watch ha ricostruito ciò che è successo prima dell’arrivo della motovedetta libica, montando un filmato-denuncia che lascia aperta una domanda. Quell’uomo, e altri che potrebbero essere annegati nell’attesa, potevano essere salvati?

“Repubblica” ha contattato il comando della Marina, per avere chiarimenti sulla rotta seguita dalla nave Bettica e sulle eventuali comunicazioni intercorse con il Centro soccorsi di Tripoli. La risposta è stata un “no comment”, con rimando al tweet apparso sul profilo della Marina alle 17.12 ora italiana del 23 maggio. “Avvistato natante in difficoltà da ong Colibrì. Nave Bettica a 80 km invia proprio elicottero in zona per supporto. Con elicottero in zona ha constatato avvenuto recupero migranti da motovedetta libica in zona sar libica”. Caso chiuso, per loro.

Sea-Watch, invece, non fa mistero di ritenere che quei 52 minuti di “buio radio” dopo il segnale di mayday relay siano in realtà serviti alla Bettica per allontanarsi ed evitare di prendere a bordo i naufraghi, cosa che avrebbe potuto generare l’ennesima frizione tra il ministro dell’Interno Salvini e la ministra della Difesa Trenta, come avvenne il 9 maggio scorso in occasione del salvataggio  di 36 migranti in zona Sar libica effettuato da una nave militare italiana. Ancora ieri la ong tedesca ha denunciato di nuovo l’apparente inerzia di un altro pattugliatore della Marina, la Cigala Fulgosi, che avrebbe sfiorato di nove miglia un gommone con 80 migranti, tra cui alcuni bambini, limitandosi a mandare un elicottero. “Con gli elicotteri non si salva chi affoga”, osservano quelli di Sea Watch.

 

Sea Watch filma migrante che annega e dà l’allarme: a poche miglia nave della Marina italiana non interviene

https://www.repubblica.it/cronaca/2019/05/30/news/sea_watch_filma_migrante_che_annega_e_da_l_allarme_a_poche_miglia_nave_della_marina_italiana_non_interviene-227528625/?fbclid=IwAR17GPpipYX622S6LK3zBy9Pd8GlxlAtTa-PPPda39GcZAsZ-_NUEPyY_JA

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