Sebastia

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Sebastia si trova nella Samaria a 12km da Nablus, venne così chiamata da Erode il Grande in onore dell’imperatore Augusto ( ‘Sebastos’ in greco). Prima di Erode la città si chiamava Samaria ed era la capitale della omonima regione. Fondata nel 870 a.C. dalla tribù di Efraim (figlio di Giuseppe di Giacobbe e di Asenath), venne conquistata dagli assiri nel 722 a.C. che ne deportarono gli abitanti sostituendoli con popolazioni provenienti dalle città babilonesi. Data la sua posizione strategica dalle città fu la capitale della Samaria per 600 anni, sotto gli assiri, i babilonesi, i persiani e gli imperi ellenistici. Nel 110 a.C. venne distrutta da Ircano degli Asmonei del regno di Giudea, e rimase sotto il loro controllo fino alla conquista dei romani nel 37 a.C.

Sebastia venne nuovamente distrutta durante la Prima Guerra Giudaica nel 66 d.C., successivamente riconquistata dai romani non venne più ricostruita. Nel periodo bizantino, fuori dalle antiche mura, venne costruita una chiesa a ricordo della sepoltura di Giovanni Battista che la tradizione poneva in questo luogo, la chiesa venne poi ampliata dai crociati nella seconda metà del XII secolo. Dopo la conquista della Palestina da parte di Saladino nel 1187 d.C. la chiesa venne convertita in moschea conservando al suo interno la tomba di Giovanni (che per l’Islam è il profeta Yahia).

Della città romana sono ancora oggi visibili molti resti; un tempio, un foro, una basilica, un anfiteatro, delle strade collonate, le mura ed altre costruzioni.

La chiesa bizantina con le sue adiacenze con il tempo andò in rovina, come scrisse in proposito p.Michele Piccirillo ofm “… da decenni le case abbandonate erano cadute in rovina e il luogo diventato impraticabile. Tra gli abitanti si parlava anche di un jinn (spiritello) che teneva lontano anche i bambini che per caso vi si avventuravano“.

Un progetto del 2008, finanziato dalla Cooperazione Italiana, dal Ministero per il Turismo e le Antichità Palestinese, dalla Municipalità di Sebastia, dal Mosaic Center di Jericho, dalla Regione Lombardia e dalla ONG Associazione Terra Santa, ha consentito il recupero di alcune costruzioni adiacenti alla chiesa/moschea, che vengono ora adibite a Centro Culturale della città, luogo di riunione e di aggregazione dei suoi abitanti. All’interno del Centro Culturale sono conservati dei capitelli appartenuti alla chiesa bizantina, in alcuni di questi capitelli tra foglie di acanto e croci in cerchio le lettere apocalittiche alfa e omega ad indicare che Cristo è il principio e la fine di tutte le cose.

 
Albus

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