Sei neonati prematuri sono morti a Gaza quest’anno per la mancanza di medicinali

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23 febbraio 2018

Di Mersiha Gadzo
21 febbraio 2018

I segnali di una grave crisi finanziaria e sanitaria sono ovunque nell’ospedale pediatrico Durrah a Gaza City.

Sporcizia e polvere si stanno ammucchiando sulle scale da quando il personale delle pulizie è entrato in sciopero dieci giorni fa, poiché non sono stati pagati per il quinto mese di fila. I suoi corridoi sono bui perché le riserve di carburante si sono esaurite, e il generatore non funzionerà ancora per molto.

Hanna Sakar, tre anni, giace in un letto in una delle stanze affollate mentre sua madre gli tiene un nebulizzatore sul naso per aiutarlo a respirare. È solo uno dei molti palestinesi a rischio di morire per una mancanza di farmaci e trattamento.

Se contrarrá un’infezione che può minacciare la sua vita, morirà“, ha detto il dottor Essam Garably, direttore dell’ospedale. “Tutti i pazienti sono a rischio di infezione, anche quelli che vengono al dipartimento di emergenza per usare il nebulizzatore“.

I bambini con malattie contagiose non hanno altra scelta se non quella di stare in stanze sovraffollate, cosa che costituisce un alto rischio per la diffusione di malattie.

Tre settimane fa l’ospedale Durrah ha chiuso la sua unità di terapia intensiva e ha riunito tre reparti in uno per trarre il meglio dalla limitata disponibilità dell’elettricità, solo quattro ore al giorno.

Gaza sta lottando con una crisi sanitaria senza precedenti dalla fine di gennaio. Circa il 45 per cento dei farmaci essenziali sono a stock zero, mentre 16 centri medici e tre ospedali a Gaza hanno sospeso i loro servizi perché non hanno abbastanza carburante per far funzionare i generatori.

L’Autorità Palestinese con sede a Ramallah ( AP), è responsabile per l’acquisto di forniture mediche da inviare a Gaza, ma ha mancato di farlo regolarmente.

Da quando Sakar soffre di immuno-deficienza, la sua vita dipende dal consumo di IGIV ( Immune Globulin Intravenous), che contiene anticorpi per combattere batteri, funghi e virus.

A causa della mancanza di IGIV, Sakar ha preso una grave polmonite negli ultimi due mesi. I fluidi si sono accumulati nel suo polmone, mandandolo in shock settico. Durante un intervento chirurgico, I dottori gli hanno inserito dei tubi nel lato sinistro del petto, in cui successivamente drenano i fluidi e gli danno il farmaco per mantenere la sua pressione sanguigna. Sta gestendo il ricovero, ma con l’IGIV non avrebbe bisogno di passare questo calvario.

Talvolta mandano da Ramallah dieci grammi [ di IGIV ], ma gli ospedali di Gaza hanno bisogno di 30 grammi al mese. Non abbiamo ricevuto un solo grammo“, ha detto Garably. “L’ultima volta [circa un mese fa] Ramallah ha inviato 750 scatole di medicinali. 450 di esse consistevano in fluido – il più economico [ un farmaco ]. Ognuna costa due shekel“.

Per le malattie croniche, i casi di emergenza come epilessia, immuno-deficienza, malattie cardiovascolari, chemioterapia – non hanno mandato neanche una pastiglia“, ha proseguito Garably.

Hanno detto ai media ‘Stiamo inviando una quantità di medicinali a Gaza’, ma guardate la qualità“.

È stato riferito che sei neonati prematuri sono morti dall’inizio del 2018 per la mancanza di medicinali respiratori che li aiutano a respirare normalmente. Le vite di altri 113 sono a rischio, secondo il ministero della salute di Gaza.

L’estate scorsa la AP ha fatto i titoli quando ha smesso di rilasciare i trasferimenti medici per il trattamento fuori da Gaza, che si sono conclusi con la morte di molti neonati. I permessi negati sono stati visti come una misura di pressione per costringere Hamas a cedere il controllo.

Hamas ha annunciato l’ultimo autunno che stavano lasciando il controllo della Striscia di Gaza nel tentativo di riconciliarsi con Fatah e porre fine alle sanzioni devastanti. Comunque, ad oggi l’accordo è stato infruttuoso; le sanzioni dalla AP continuano.

Secondo Tareq Baconi, un analista di al-Shabaka, la rete della policy palestinese, la AP sta tuttora mantenendo la pressione su Hamas finché non abbandonerà completamente il controllo del suo settore della sicurezza, che ad oggi non ha avuto la volontà di fare.

Per l’Autorità Palestinese, ciò continua a restare inaccettabile e dalla loro prospettiva, stanno usando i palestinesi di Gaza come pegni politici, incrementando la loro sofferenza, accrescendo la pressione sul governo di Hamas“, ha detto Baconi.

Questo è un tentativo molto cinico da parte dell’Autorità Palestinese ed è assolutamente moralmente ripugnante che possano usare i mezzi di sussistenza di due milioni di palestinesi a Gaza come pegni politici per fare pressione su Hamas, sia o non sia che credono di essere giustificati“, ha detto. “Ci dovrebbe essere un governo per tutta la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania. Quello che stanno facendo è alimentare le divisioni che l’occupazione israeliana sta cercando di istituzionalizzare nei territori palestinesi“.

Permessi negati e ritardati

Garably ha sottoscritto un urgente rapporto di trasferimento per Sakar perché possa essere sottoposto ad un trapianto di midollo osseo fuori da Gaza e per ricevere il suo IGIV mensile, ma l’AP ha rigettato la sua richiesta.

Gli ultimi sei mesi sono stati molto difficili“, ha detto Garably. “È un problema politico“.

Ahmad Abu Amra, tre anni, di Deir al-Balah in Gaza, è morto il 27 gennaio 2018 mentre stava aspettando l’approvazione di un permesso di uscita, poiché soffriva di emorragia interna alla testa. Malgrado avesse firmato una richiesta di trasferimento urgente, la sua famiglia ha aspettato tre settimane e ha ricevuto l’approvazione del permesso un giorno dopo che era morto. Tutti i permessi per lasciare Gaza per un trattamento in Israele devono prima essere approvati dall’Autorità Palestinese. I leader di Gaza hanno accusato Ramallah di ritardare e rifiutare senza un valido motivo di girare le richieste ad Israele.

Mi auguro che qualcuno possa indagare su questo caso e ritenere responsabile la persona che ha in carico il trasferimento dei pazienti“, ha detto Muhammad Abu Amra, il nonno di Ahmad.

Qui a Gaza, viviamo in condizioni difficili. È incredibile che ci vogliano 20 giorni per trasferirlo da un ospedale ad un altro“.

Due mesi fa Ahmad aveva subito con successo un intervento chirurgico a Ramallah, in cui i dottori gli avevano rimosso il cancro alla testa. Ma 20 giorni dopo che era tornato a casa, I medici di Gaza hanno scoperto del fluido nella sua testa e avevano condotto un altro intervento chirurgico in cui avevano inserito dei tubi per il drenaggio.

Questo si è trasformato in un grave errore, la sua famiglia ha scoperto più tardi. Dopo l’operazione, la testa di Ahmad ha cominciato a sanguinare internamente, cosa che richiedeva un intervento chirurgico urgente, non disponibile a Gaza.

La famiglia ha speso freneticamente una settimana, con email, cercando di contattare gli ospedali a Ramallah, ma hanno tutti rifiutato, dicendo che non potevano correggere gli errori fatti da dottori di Gaza.

Per visitare un ospedale in Israele, stavano anche aspettando un permesso, ma è arrivato troppo tardi.

Per l’assedio decennale israelo-egiziano, Gaza non ha risorse adeguate per provvedere un proprio trattamento e abilità chirurgiche e competenze mediche si sono congelate nel tempo.

I pazienti a Gaza sono stati lasciati abbandonati, incapaci di ricevere un trattamento a Gaza e incapaci di ricevere un trattamento in Israele o nella Cisgiordania occupata per i permessi negati o ritardati.

Israele come forza occupante è obbligato sotto la legge umanitaria internazionale ad assicurare l’accesso della popolazione palestinese al trattamento medico e a mantenere le sue strutture sanitarie, ospedali e servizi nei territori occupati.

Comunque, nel 2017, 54 palestinesi di Gaza sono morti mentre aspettavano che Israele approvasse i loro permessi di uscita per ricevere un trattamento all’estero. Il 46 per cento di tutti i permessi è stato negato o ritardato nel 2017 – un record verso il basso.

All’ospedale Nasser di Khan Younis, a sud di Gaza, Ahmad Hanadi, sei anni, piange per il dolore. Soffre di una severa forma di sclerosi cutanea – è l’unico caso a Gaza e il settimo caso al mondo.

C’è qualcosa nel suo petto“, sua madre Yasmine Hanadi ha spiegato, mentre sorreggeva Ahmad al suo fianco come una bambola, perché lui non può più muovere le sue articolazioni.

Dopo avere analizzato la sua pelle a Gerusalemme, I dottori hanno scoperto che egli aveva verosimilmente sviluppato la malattia inalando fumi tossici causati dall’assalto militare israeliano sulla Striscia di Gaza nel 2012.

Nato il primo giorno dell’assalto di otto giorni, la famiglia Hanadi vive in un terreno agricolo alla periferia di Khan Younis. In quelle aree aperte, uno può facilmente respirare i fumi tossici, ha spiegato Yasmine.

Hanno bisogno di una visita in un ospedale a Gerusalemme per il trattamento ai primi di marzo e così lo specialista può condurre ulteriori test e trasferire le informazioni negli USA per farle analizzare, poiché il caso è specialmente raro.

Ma Israele ha negato il loro permesso di uscita tre volte negli ultimi tre mesi. Hanno fatto di nuovo domanda e stanno anche aspettando un permesso sanitario dalla AP. Comunque, Yasmine dubita che la AP provvederà alla loro copertura finanziaria, da quando hanno detto in passato che il suo caso era troppo costoso.

Neanche la AP ci riconosce come palestinesi per aiutarci“, ha detto Yasmine.

Ahmad ha il diritto di ricevere un trattamento e un ricovero. Sarò grata per qualsiasi supporto che possiamo ottenere“.

Six premature infants have died in Gaza this year due to lack of medication

Mersiha Gadzo reports from Gaza,”Three-year old Ahmad Abu Amra from Deir al-Balah, Gaza died on January 27, 2018 while waiting for an exit permit to be…

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Tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

 

 

 

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