Senza Hamas nessun processo di pace

Una svolta storica nella strategia della Santa Sede

Forse non tutti sanno che per antica e sempre rigidamente osservata consuetudine, la Santa Sede riceve-controlla-corregge-restituisce alla prestigiosa rivista dei Gesuiti LA CIVILTA’ CATTOLICA, tutti gli articoli che la redazione vorrebbe pubblicare ma che devono essere preventivamente approvati dal Vaticano per poter essere diffusi. E’ noto quindi che ogni articolo e ogni posizione di pensiero contenuta effettivamente nella rivista esprime autenticamente la linea della Santa Sede. È per questo motivo che ci ha stupito assai positivamente lo studio pubblicato sul numero 3823 di ottobre su Hamas e la questione palestinese. Diciamo subito che si tratta di un’assoluta novità nel consueto approccio finora ufficialmente manifestato dal Vaticano.

Giovanni Sale, del Collegio degli scrittori, non fa solo un excursus storico sul movimento di Hamas ma si sofferma sullo ”shock delle elezioni del 2006: le cancellerie occidentali incredule si domandavano come potesse essere eletta quella che per loro era una semplice organizzazione terroristica nella lista nera degli Stati Uniti, ma per chi aveva seguito da vicino le vicende di Hamas, tale vittoria non fu una sorpresa (…) essendo Hamas premiata da tanti anni di militanza dal basso, in un voto di protesta che partiva dal fallimento del processo di pace e dalla crescente e sempre più intensa brutalità dell’occupazione israeliana”, Si capisce subito quanto l’autore sia esperto: “Hamas diceva di avere come scopo la distruzione dello Stato israeliano. Ma ci chiediamo se nella pratica di Hamas sia realmente intenzionato a raggiungere tale scopo. Di fatto, nelle sue dichiarazioni non si fa più accenno ala distruzione dello Stato d’Israele (…) mentre le responsabilità di governo hanno fatto crescere nei dirigenti una maggiore attenzione ai meccanismi della politica internazionale”.

Ma è nella parte finale dell’articolo che più chiaramente si afferma quella che ragionevolmente possiamo considerare la posizione ufficiale della Santa Sede su Hamas e il processo di pace: “Riteniamo doveroso affermare che non sembra possibile cercare oggi una soluzione al problema palestinese, a cui sta lavorando il presidente Obama, escludendo dal tavolo delle trattative Hamas con tutto ciò che tale riconoscimento reciproco prima di sedersi al tavolo delle trattative, da alcuni interpreti è ritenuta opinabile: infatti nel recente passato è stata più volte sconfessata. Non sembra neppure un ostacolo a un tavolo negoziale condiviso da tutte le parti il fatto che Hamas sia registrata come organizzazione terroristica. Va ricordato infatti che tale lista è stata compilata unilateralmente dagli Stati Uniti. Essa infatti non ha un valore giuridico vincolante ma soltanto politico e orientativo, suscettibile di essere modificato” con noi per queste inaspettate queste aperture vaticane, in un contesto politico di rigida sottomissione al pensiero unico filo-israeliano che l’era-Bush ci aveva abituato a inquadrare nell’unica categoria della guerra al terrorismo!

Lo studio si chiude con una più ampia precisazione che raramente troviamo nei nostri media, per i quali esiste solo la sacrosanta sicurezza di Israele: subire attacchi terroristici, è un valore molto grande, allo stesso tempo però anche i palestinesi hanno diritto ad una loro patria e ad essere sostenuti dalla comunità internazionale in tale giusta aspirazione”

Ma la sorpresa non finisce qui. Mentre annotavamo questo cambio di strategia vaticana -per ora solo teorica e non pienamente espress al’Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede, usciva con un altro articolo, stavolta firmato da Luca M.Possati, che conferma e rafforza La Civiltà Cattolica: importante della società palestinese. Attaccare e isolare il movimento non ha e non ha avuto altro effetto se non quello di renderlo più popolare. (…) Dopo la vittoria del 2006 il movimento islamico ha iniziato un cambio di strategia seguendo una linea politica maggiormente improntata al realismo e finalizzata ad obiettivi a medio termine. La propaganda è incentrata sulla resistenza all’occupazione israeliana senza porre troppo l’accento sulla distruzione militare della “minaccia sionista” attraverso attacchi suicidi, come in passato.”

(Osservatore Romano, 26-27 ottobre 2009)

Spontaneamente ci chiediamo: questa apertura resterà solo sulla carta?

BoccheScucite

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