SI CONTINUA A MORIRE DI FAME, IN SIRIA. AFFAMARE LE PERSONE FINO ALLA MORTE E’ L’ARMA PIU’ MICIDIALE E DISUMANA PER DISTRUGGERE UN POPOLO

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domenica 1 giugno 2014

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Siria, gli aiuti umanitari faticano ad arrivare a Damasco

I convogli carichi di cibo vengono bloccati. O deviati lungo il percorso. E i civili muoiono di fame. Oltre 100 persone hanno perso la vita in due settimane a Yarmouk. E la lista continua ad allungarsi.

di Mauro Pompili
da Beirut
31 maggio 2014

Erano persone, ma sembravano fantasmi.
«Uomini e donne con la faccia nera perché non c’è una goccia d’acqua per lavarsi, che vagavano per le strade alla disperata ricerca di cibo e medicinali».
Marawan Hanedye, un operatore di Wfp, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa degli aiuti alimentari, è da poco rientrato da una missione nella zona Sud di Damasco. «La gente è così affamata che quando c’è una distribuzione di cibo non torna neppure a casa per mangiare. È doloroso vedere uomini adulti in piedi mangiare lì, sulla strada».

Tratto da:  Il Popolo Che Non Esiste

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ARTICOLO ORIGINALE

http://www.lettera43.it/fatti/siria-gli-aiuti-umanitari-faticano-ad-arrivare-a-damasco_43675130799.htm

Siria, gli aiuti umanitari faticano ad arrivare a Damasco

I convogli carichi di cibo vengono bloccati. O deviati lungo il percorso. E i civili muoiono di fame. Oltre 100 persone hanno perso la vita in due settimane a Yarmouk. E la lista continua ad allungarsi.

EMERGENZA

di Mauro Pompili

da Beirut

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(© GettyImages) Siria, un convoglio in un campo Unhcr.

Erano persone, ma sembravano fantasmi.
«Uomini e donne con la faccia nera perché non c’è una goccia d’acqua per lavarsi, che vagavano per le strade alla disperata ricerca di cibo e medicinali».
Marawan Hanedye, un operatore di Wfp, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa degli aiuti alimentari, è da poco rientrato da una missione nella zona Sud di Damasco. «La gente è così affamata che quando c’è una distribuzione di cibo non torna neppure a casa per mangiare. È doloroso vedere uomini adulti in piedi mangiare lì, sulla strada».
100 MORTI IN DUE MESI A YARMOUK. Yarmouk, Jaramana, Hajar al Aswad, sono i sobborghi alla periferia meridionale della capitale siriana dove da tre anni si combatte una delle battaglie più lunghe e violente della guerra civile. Decine di migliaia di persone, che non sono riuscite a fuggire. Ostaggi stretti tra i gruppi islamici più integralisti, che hanno fatto di quelle aree la loro roccaforte, e l’esercito che impedisce a chiunque di entrare e uscire.
Secondo le stime delle Nazioni Unite sono 250 mila i siriani intrappolati in quella sacca e negli ultimi due mesi solo nel campo palestinese di Yarmouk più 100 persone sono morte per fame o per mancanza di farmaci essenziali.
I RIFORNIMENTI DI CIBO SCARSEGGIANO. L’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa) riesce sporadicamente a consegnare aiuti, soprattutto alimentari, quando ottiene il permesso del governo. Lo scorso mese di aprile i convogli sono potuti entrare solo nelle prime due settimane.
«Questi risultati ci obbligano, con dolore, a dichiarare che le risoluzioni delle Nazioni Unite sugli aiuti umanitari in Siria non sono ancora attuate», ha detto Chris Gunness, portavoce di Unrwa.
A febbraio il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con la risoluzione 2139, ha imposto a governo e opposizione di consentire l’accesso ai convogli umanitari nelle aree dove si trovano i civili, ma secondo gli operatori poco o nulla è cambiato.
LA RISOLUZIONE: «GARANTIRE GLI AIUTI». La risoluzione è stata approvata con il voto favorevole di Russia e Cina, alleati di Bashar al Assad, e chiede che «tutte le parti impegnate nel conflitto consentire prontamente un accesso umanitario rapido, sicuro e senza ostacoli per le Agenzie umanitarie delle Nazioni Unite e i loro partner operativi». Inoltre, nel testo si richiede l’accesso attraverso corridoi da oltreconfine, al fine di garantire che l’assistenza umanitaria possa raggiungere tutte le persone bisognose.

Convogli costretti su itinerari complicati

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(© GettyImages) Civili ad Aleppo.

Nelle aree controllate dall’esercito regolare le Agenzie delle Nazioni Unite operano con il permesso del governo, un permesso che potrebbe essere rifiutato se intervenissero nelle zone in mano ai ribelli senza il consenso di Damasco.
La risoluzione ha consentito all’Onu di raggiungere anche alcune aree in mano ai miliziani nella città di Aleppo, ma i convogli sono stati costretti a percorrere un itinerario lungo e percorso partendo da Damasco piuttosto che dalla Turchia. In un solo caso agli aiuti è stato concesso di passare dalla frontiera turca, utilizzando un valico controllato dal governo.
Intanto ai problemi della guerra sta per aggiungersi lo spettro della carestia. Gli effetti del conflitto e la pesante siccità hanno portato ai minimi storici la produzione agricola, colpendo soprattutto il raccolto di grano.
LA CRISI DEL GRANO. Gli esperti prevedono che la produzione di alimenti di base possa crollare a un terzo dei livelli di prima del conflitto, per il frumento si stima un raccolto al di sotto di 1 milione di tonnellate. Un risultato mai registrato negli ultimi 40 anni. L’ultima volta che il raccolto di grano non superò il milione di tonnellate era il 1973.
Nei giorni scorsi il segretario Generale dell’Onu, Ban Ki–moon, ha dichiarato che «nessuna delle parti in conflitto ha aderito alle richieste del Consiglio di Sicurezza. La popolazione siriana continua a morire senza motivo ogni giorno».
SITUAZONE DRAMMATICA. La risoluzione autorizza il Consiglio ad adottare sanzioni in caso di mancata applicazione. Questo, però, richiederebbe una nuova risoluzione, che difficilmente avrebbe l’approvazione di Russia e Cina.
A quattro anni dall’inizio del conflitto le esigenze si moltiplicano e gli aiuti sembrano scemare. «La situazione è drammatica», dice Mohamed Hazam di Wfp, «quelle foto che hanno fatto il giro del mondo mostrando centinaia di persone in fila in attesa della consegna del pane non riescono a descrivere la realtà».

Sabato, 31 Maggio 2014

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