Signori Ministro, voglio confessare

Carissima Ala,

la tua testimonianza che hai affidato a BoccheScucite ci ha raggiunti, ci ha toccato il cuore.

Abbiamo sentito che proprio in questi giorni a Tel Aviv c’è stata ad una manifestazione che deve darci una concreta speranza. Certo non decine e decine di migliaia di israeliani, ma molte migliaia, e tra loro moltissimi giovani, hanno sfilato davanti alle case dei rappresentanti del Likud, di Barak e degli altri ministri, per dire no alle leggi razziste che sono state presentate al Parlamento, e in modo specifico quella del giuramento di lealtà allo Stato ebraico di Israele.

Molti i cartelli con arabi ed ebrei che rifiutano di essere nemici e contro il fascismo. Un buon articolo è stato scritto su Haaretz.

Leggi, carissima Ala, cosa ha scritto Anat Saragusti – israeliana e facente parte della Commissione Internazionale Donne per una pace giusta in Palestina e Israele (IWC) – al Ministro degli Interni israeliano:

Tel Aviv.

Con l’apertura invernale della Knesset ed il flusso di nuovi progetti di legge che sono stati presentati ai nostri legislatori – molti dei quali volti a preservare il carattere dello Stato di Israele e ad assicurare la fedeltà dei suoi cittadini –  ho una confessione da fare. A lei, che come Ministro dell’Interno dello Stato di Israele, ha l’autorità e la possibilità di negare la cittadinanza, voglio confessare.

Sono cittadina dello Stato di Israele dal giorno in cui sono venuta al mondo, più di 50 anni fa. La mia cittadinanza israeliana è l’unica che io abbia mai avuto: non ne ho nessun’altra né ho il diritto di averne altre. Gli antenati di mio padre erano originari di una città spagnola, Saragozza, ma sono venuti in questo paese oltre 500 anni fa. Mia madre è nata in Marocco, ma si è trasferita qui quando aveva appena un anno, figlia di due genitori israeliani. Quindi, anche da questo punto di vista, non posso ottenere nessun’altra cittadinanza.

Sono un’israeliana, una figlia di Israele.

E voglio confessare. Per molti anni ho criticato lo Stato di Israele in diversi articoli che ho scritto occasionalmente per media locali o in conferenze qui e all’estero.

Ho messo in discussione molto spesso la politica estera dello Stato di Israele ed il suo comportamento nei confronti dei palestinesi nei Territori Occupati. Critico la sua politica interna, la discriminazione che applica contro i cittadini arabi, contro coloro che sono immigrati dall’Etiopia, e contro le sue cittadine donne. Faccio del mio meglio, attivamente ed intensamente, per tentare di eliminare il gap che esiste tra differenti tipologie di cittadini. Faccio anche tutto quello che posso per porre fine al conflitto israelo-palestinese e per la creazione di uno Stato palestinese indipendente accanto a quello israeliano, basato sui confini stabiliti il 4 giugno del 1967.

Faccio del mio meglio anche per non perdere nessuna occasione di incontro e di scambio con la controparte palestinese – qui, nei territori governati dall’Autorità Palestinese, come all’estero. Cerco di non perdere nessuna opportunità per incontrare e lavorare con cittadini arabi di Israele – sia a titolo personale che di organizzazione, per creare insieme una società basata su valori comuni e universali.

Una settimana fa ho partecipato ad una manifestazione organizzata a Nazareth per commemorare il decimo anniversario degli eventi dell’ottobre 2000, quando 12 cittadini israeliani furono uccisi dalla polizia. Ho anche fatto un intervento durante la manifestazione, per promuovere la parità di diritti per i cittadini arabi di Israele.

Domenica scorsa ho preso parte ad altre manifestazioni spontanee contro la nuova Legge sulla fedeltà allo Stato, e sono stata anche intervistata a questo proposito dalla televisione.

Credo che Israele si stia spingendo verso luoghi oscuri che si trovano appena ai confini del fascismo. E ripeto questa cosa dovunque io vada.

Voglio confessare ancora, signor Ministro, che a proposito della questione “stato ebraico e democratico” io preferisco un po’ di più la componente democratica. Sostengo la separazione tra religione e stato. Do tutto quello che posso nella difesa della democrazia nello Stato di Israele, e per promuovere una vera uguaglianza tra tutti i suoi cittadini.

Io credo e dichiaro che, fin quando potrò, continuerò a fare esattamente questo genere di cose, e alla luce della buia realtà in cui ci troviamo le farò ancora di più: critiche ragionate, espresse attraverso la scrittura, le interviste, i discorsi pubblici, le manifestazioni e qualsiasi altra forma di protesta io trovi rilevante (e che alcuni considerano “sovversiva”), al massimo che mi sarà possibile.

Stando alla Legge sulla Cittadinanza, il Ministro dell’Interno ha l’autorità di negare la cittadinanza a qualcuno. Stando alle nuove leggi attualmente all’esame della Knesset, il Ministro potrà anche negare la cittadinanza a quei cittadini che criticano lo Stato, le sue politiche, il suo comportamento ed il suo codice legislativo, o che portino avanti qualsiasi attività che possa essere considerata come contraddittoria dei suoi precetti.

Probabilmente molto presto, in base a queste nuove norme adottate, diventerò una criminale, una cittadina al di fuori della legge e lei, signor Ministro, potrà revocare la mia cittadinanza.

Quindi la autorizzo, signore, a fare esattamente questo sulla base delle mie confessioni, che sono state scritte nel pieno possesso delle mie facoltà mentali e senza alcuna forma di coercizione. La autorizzo a negare la mia cittadinanza, così sarò libera di richiedere asilo politico in un paese acculturato, un posto nel quale io possa esprimere le mie idee e le mie opinioni liberamente, e dove sarò protetta da una serie di valori universali che qui non sono applicabili, come la libertà di parola, di associazione, di coscienza e di religione, così come il diritto di uguaglianza e qualche altro valore democratico che sia applicato in un paese aperto, avanzato e democratico.

Cordialmente,

Anat Saragusti

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