Siria, 33 soldati turchi uccisi. Vendetta Erdogan: ‘non fermeremo più i migranti verso l’Europa

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tratto da: REMOCONTRO

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Sono 33 i militari uccisi in una sola giornata di bombardamenti dall’aeronautica di Damasco appoggiata dalla Russia. Il governo di Ankara ordina alla guardia costiera di non bloccare più i profughi che vogliono fuggire verso la Grecia: un nuovo ricatto alla Ue

Siria invisibile al tempo del coronavirus

«Eppure si continua a combattere a Idlib, la provincia nord-ovest siriana da cui in due mesi – secondo dati Onu – 900mila persone sono fuggite per i bombardamenti russo-siriani che da mesi colpiscono la zona». Chiara Cruciati sul Manifesto, racconta che ieri le opposizioni islamiste filo-turche hanno preso la città di Saraqeb, strappandola a Damasco. La porta di accesso alle città di Idlib e Ariha, le più grandi della provincia.
Sul fronte opposto, Marco Ansaldo su Repubblica. «33 militari uccisi in una sola giornata di bombardamenti dall’aeronautica di Bashar el Assad, appoggiata dalla Russia. Il governo di Ankara ordina alla guardia costiera di non bloccare più i profughi che vogliono fuggire verso la Grecia: un nuovo ricatto alla Ue». La rabbia del despota vero la non amica Europa e la sempre più nemica Damasco e Russia.
«Erdogan, ai ferri corti con il nemico-amico russo, prossimo a lanciare una vera e propria operazione su Idlib in chiave anti-Damasco, mercoledì Erdogan ha rimesso sul tavolo l’ennesimo ultimatum -ricatto illustrato da Chiara Cruciati-. O il governo siriano si ritira o la Turchia interverrà per impedire che Idlib torni sotto il controllo del presidente Assad». Ufficialmente guerra Turchia contro Siria?

Caos Siria, guerre prepotenze e ricatti

«Stiamo pianificando di liberare le nostre postazioni», dichiara Erdogan ai militanti del suo partito, rovesciando i fatti. E le 12 postazioni turche in casa altrui, quando Ankara invase il nord della Siria nell’agosto 2016 per andare a occupare prima il cantone curdo-siriano di Afrin e poi 100 km di territorio del Rojava, diventano ‘terra turca’ da difendere .
Il guaio è che Erdogan non si accontenta, ma continua ad ammassare truppe: «In queste settimane sono arrivati in territorio siriano centinaia di carri armati e artiglieria pesante a sostegno dei gruppi islamisti». «Forze che esplodono anche contro il principale sponsor damasceno, la Russia. Ma la partita al fronte è diversa da quella che si racconta Ankara.
Ieri, secondo l’emittente tv Rossiya 24, l’esercito turco avrebbe aperto il fuoco contro aerei da guerra russi. Ma sono 33 i militari uccisi in una sola giornata di bombardamenti dall’aeronautica di Bashar el Assad, appoggiata dalla Russia. E il governo di Ankara ordina alla guardia costiera di non bloccare più i profughi che vogliono fuggire verso la Grecia: un nuovo ricatto alla Ue

Le minacce all’Europa

«Erdogan ha fatto annunciare che la sua guardia costiera e l’esercito non fermeranno più i profughi siriani che proveranno ad attraversare l’Anatolia per dirigersi verso la Grecia e l’Europa: per 72 ore verrà aperto il valico di Idlib, e i profughi avranno libertà di movimento», scrive Marco Ansaldo da Istanbul. «Non è chiaro cosa potrà fare l’Europa a favore della Turchia (se volesse farlo) in una fase in cui evidentemente la Russia ha deciso di sostenere fino in fondo l’esercito siriano per liberarsi della presenza turca sul territorio della repubblica araba».
Risposta militare e allarme Onu
Non è mancata neanche la risposta militare. L’esercito turco ha eseguito una serie di bombardamenti contro obiettivi dell’esercito siriano in risposta alla morte dei 33 soldati turchi nella provincia di Idlib. Secondo il quotidiano turco ‘Daily Sabah’, gli obiettivi attaccati sono nelle province di Aleppo (nord), Hama (centro) e Latakia (ovest). L’esercito turco ha anche attaccato obiettivi militari siriani in prima linea a Idlib con il fuoco dell’artiglieria.
«Il rischio di una maggiore escalation cresce di ora in ora se non si interviene in Siria», avvertono le Nazioni Unite, che chiedono un immediato cessate il fuoco ed esprimo forte preoccupazione per i civili. Anche gli Stati Uniti sono intervenuti e reclamano la fine della «’Spregevole’ offensiva del regime di Damasco con il sostegno della Russia in Siria contro le milizie sostenute dalla Turchia». Un po’ di confusione da parte americana sui gruppi islamisti ‘difesi’ dalla truppe turche-Nato.

La Turchia si ricorda Nato

Nato si, Nato no, Nato quando mi conviene. «Ieri il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha telefonato al segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Dopo mesi di collaborazione competitiva con la Russia, Ankara contro Mosca adesso chiede il sostegno di alleati Nato che sino ad oggi ha trascurato, impegnata nel complesso gioco politico e militare con la Russia di Vladimir Putin».
«Pochi minuti dopo l’annuncio della telefonata a Stoltenberg, l’ambasciatrice Usa alla Nato ha dichiarato freddamente che “la Turchia dovrebbe apprendere qualcosa dai recenti scontri con la Russia in Siria”. Rinunciando per esempio al sistema antimissile S-300 che Erdogan ha voluto acquistare proprio da Mosca». ‘Alta politica’ a bottega. «Io spero davvero che il presidente turco sappia capire chi è un alleato affidabile e chi invece non lo è», ha detto l’ambasciatrice Kay Bailey Hutchison.

L’origine della battaglia di Idlib

La fiammata di queste ore nasce dalla decisione dell’esercito siriano, appoggiato militarmente dalla Russia, di muoversi per riprendere il territorio occupato dai turchi o dalle formazione islamiste sostenute e armate da Ankara, nell’area di Idlib. «I turchi stanno reagendo, ma sono in difficoltà: ieri unità speciali dell’esercito turco sono state segnalate impegnate nel tentativo di abbattere aerei siriani (ma anche russi) con missili a spalla tipo “stinger”».
Il problema è che l’esercito di Assad si muove in casa sua per liberare dai ribelli la regione occidentale di Idlib, ed è dato di fatto difficile da contestare. Come è noto che le truppe di Ankara erano entrate nella zona scendendo da Nord dopo l’operazione “Fonte di pace” lanciata a novembre contro i territori curdi in Siria.
«Ankara e Mosca da giorni continuano a tenere in piedi un negoziato affidato ai loro inviati militari e diplomatici: la Turchia vuole un rispetto del cessate-il-fuoco e dei confini stabiliti dall’accordo di Sochi tra Erdogan e Vladimir Putin del settembre 2018. Mosca invece sostiene l’offensiva di Damasco contro i “terroristi” ribelli, tra cui i gruppi jihadisti appoggiati dai turchi». Applausi statunitensi ad aggiungere un po’ di benzina lì attorno.

 

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