SIRIA. Abbattuto aereo russo, accordo tra Putin ed Erdogan

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18 set 2018

Nella notte il velivolo sparisce sul Mediterraneo con 14 persone a bordo. Mosca accusa la Francia e Israele, gli Usa parlano di fuoco amico. Poche ore prima i due leader si erano accordati sulla demilitarizzazione di Idlib per impedire la guerra

della redazione

Roma, 18 settembre 2018, Nena News – A bordo aveva 14 persone, è scomparso dai radar sul Mar Mediterraneo: stanotte un aereo russo di ritorno nella base militare di Latakia, città siriana sulla costa mediterranea, è sparito. Nelle stesse ore, denuncia il ministero della Difesa di Mosca, sia Francia che Israele stavano compiendo raid aerei su Latakia.

“La traccia sui radar è scomparso durante un attacco di quattro jet israeliani F16 sulle strutture siriane nella provincia di Latakia. Allo stesso tempo i sistemi dicontrollo radar russi hanno individuato lanci di missili dalla fregata francese Auvergne, situata in quella regione”, si legge nell’agenzia russa Tass. L’aereo è scomparso a 35 km dalla costa e le operazioni di ricerca sono in corso

Con Israele che come al solito “non commenta” e la Francia che smentisce un coinvolgimento nell’attacco, anche gli Stati Uniti si tirano indietro: uno dei portavoce del Pentagono nega un coinvolgimento statunitense, mentre un funzionario anonimo alla Reuters avanza l’ipotesi di fuoco amico, ovvero che l’aereo sia stato abbattuto per errore dalla contraerea siriana.

Di certo si sa che è stata una serata di fuoco, quella di ieri, su Latakia, roccaforte alawita e della famiglia del presidente Assad: diversi missili sono stati lanciati dal mare verso la costa, per essere intercettati dalla difesa siriana. Secondo l’agenzia Sana missili hanno preso di mira l’Istituto Tecnico Industriale di Latakia e, aggiunge la tv di Stato Ikhbariya, dieci persone sono rimaste ferite. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong anti-Assad basata a Londra, dentro l’istituto erano immaginazzinate armi governative.

La vicenda apre scenari inquietanti: se Israele opera da tempo sui cieli siriani con attacchi ampi contro strutture del governo sia a Damasco che nell’est, al confine con l’Iraq, l’eventuale intervento francese allarga il fronte bellico senza che ci sia mai stata una risoluzione dell’Onu in merito.

La sparizione dell’aereo russo arriva poche ore dopo l’incontro a Sochi tra il presidente russo Putin e il presidente turco Erdogan. Il meeting è finito con un accordo per la creazione di una zona demilitarizzata nella provincia di Idlib per impedire, dicono, “una catastrofe umanitaria”: entro il 15 ottobre sarà creata una fascia di 15-20 chilometri per evitare contatti tra i gruppi islamisti e le truppe governative siriane. E i miliziani presenti saranno “ritirati” insieme alle armi leggere e pesanti che possiedono, spiega Putin.

L’accordo allontana la prospettiva della battaglia finale nella provincia, trasformata in questi ultimi anni in un hub islamista e qaedista dopo gli accordi di evacuazione siglati da Damasco con i gruppi di opposizione, trasferiti in massa a Idlib. Da settimane il governo si prepara all’offensiva per riprendere l’ultimo pezzo di territorio in mano ad al Qaeda. Ma per settimane è proseguito anche il lavoro diplomatico dell’Onu per impedire l’assalto che coinvolgerebbe tre milioni di residenti.

Secondo quanto dichiarato a Sochi il presidente siriano Assad ha dato il suo consenso all’accordo tra Erdogan e Putin che ha fatto poi sapere che entro la fine dell’anno si intendono riallacciare le comunicazioni e riaprire le vie di trasporto tra Latakia, Aleppo e Hama, città che si trovano ai confini della provincia di Idlib. Da parte sua Erdogan porta a casa la benedizione della sua personale guerra ai curdi di Rojava: il presidente turco ha detto che assicurerà che “i gruppi radicali, quelli individuati insieme alla Russia, non saranno più attivi nell’area”, per poi insistere sul contenimento delle forze di difesa curde Ypg/Ypj e del loro progetto di confederalismo democratico.

Insomma, stavolta la Turchia pare aver segnato un punto evitando una battaglia su un territorio pieno di gruppi che sponsorizza e arma da anni. Ora però deve contenere ed espellere davvero i gruppi in questione se vuole che la tregua regga. E la domanda è: dove verranno trasferiti? Nena News

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