SIRIA, ALMENO 20 MORTI NEL GIORNO DIGNITA’

Il resoconto della giornata nella capitale Damasco fatto da una testimone che non puo’ rivelare la sua identita’.

Sono almeno venti, trenta secondo altre fonti, i dimostranti uccisi oggi dalle forze di sicurezza in varie citta’ della Siria, tra le quali Deraa, epicentro delle proteste di questi ultimi giorni (un centinaio le vittime), e Homs. Ma la contestazione non ha risparmiato anche il centro di Damasco e un sit-in di giovani e’ avvenuto anche a Duma, un sobborgo settentrionale della capitale. Nena News pubblica il resoconto della giornata  a Damasco di una testimone che, per motivi di sicurezza, non puo’ rivelare la sua identita’.  

Damasco, 25 marzo 2011, Nena News – Contro la sanguinosa repressione della protesta a Daraa da parte della polizia che ha provocato almeno 25 vittime ufficiali (ma secondo gli attivisti le vittime potrebbero essere un centinaio), era stata convocata oggi una “giornata della dignita’”, invitando la popolazione a  manifestare fuori dalle moschee in tutto il paese. Io ho potuto assistere di persona a quel che e’ successo a Damasco, fuori dalla moschea degli ommaiadi.

La tensione si avvertiva dalle prime ore della mattina. Il suq della citta’ vecchia, cosi’ pieno di persone anche di venerdi’, stamattina era molto meno trafficato. Quasi tutti i negozi chiusi, anche nelle zone piu’ frequentate da turisti, dove di solito non si perde occasione per fare affari. Vicoli deserti, aria tesa. Io gironzolo intorno alla moschea cercando di dissimularmi tra i gruppi di turisti per non attirare l’attenzione dell’onnipotente e onnipresente polizia segreta, che ormai riesco a riconosce. Davanti alla moschea alcuni poliziotti in divisa e macchine della polizia, piu’ numerosi dei venerdi’ precedenti ma non in massa. Tra i capannelli di persone che ciondolano nella piazza e’ possibile riconoscere gli agenti del mohbarat: vestiti per la festa, impomatati, fanno finta di chiacchierare e osservano. Ci sono dei pulmini pieni di persone e delle macchine di sostenitori di Bashar con bandiere siriane ed il ritratto del presidente parcheggiate accanto.  Nel bar Alnawfaraa, dietro la moschea, sono seduti turisti e siriani a bere te e fumare il narghilè. Anche tra i siriani, ad uno sguardo piu’ attento di chi conosce le societa’ del medioriente, si riconoscono quelli della generazione facebook. Alcuni giovani con capelli lunghi ed all star, che guardano continuamente il cellulare. Un ragazzo tedesco che era dentro la moschea durante la preghiera mi ha raccontato che la predica dell’imam e’ stato molto politico ed a favore del governo. L’iman ha affermato che le riforme sono iniziate e che per queste ci vuole tempo, che e’ necessario stare uniti contro i tentativi dell’entita’ sionista. A quel punto, circa 25 minuti dopo l’inizio della predica, un gruppo di fedeli ha iniziato ad urlare. Non ha capito bene cosa urlassero, probabilmente slogan su Daraa, ma subito un altro gruppo ha iniziato ad urlare lo slogan in supporto del presidente “solo Dio, Siria, Bashar” contrapponendosi all’altro. Io mi trovavo davanti all’ingresso della moschea e ho visto un centinaio di persone ha con bandiere siriane, ritratti del presidente ed uno striscione ha iniziato ad urlare “bas allah, Siria, Bashar” , solo Dio, la Siria e Bashar” e che sono entrati in corteo dentro la moschea. La polizia non ha minimamente tentato di fermarli. La piazza si e’ riempita di  fedeli che uscivano dalla moschea. I sostenitori di Bashar sono dopo poco usciti in corteo dalla moschea sempre urlando “solo Dio, Siria, Bashar”. Hanno fatto il giro della piazza ed un gruppo si e’ incamminato lungo il Suq Hamedia. Nel marasma di gente nel centro della piazza io personalmente non ho sentito slogan contro il regime, come riportato dalle agenzie di stampa. Ma era chiaro che i sostenitori di Bashar sono intervenuti piu’ organizzati, rumorosi e con la complicita’ della polizia per impedire e disperdere qualsiasi tentativo di raggruppamento. Io, come altri stranieri, mi sono mantenuta ai margini della piazza. Ho visto davanti ai miei occhi un ragazzo circondato e portato via da un gruppo di loschi figuri, probabilmente della polizia segreta.

Un fedele, evidentemente non tra i sostenitori di Bashar, mi ha detto “quelli che manifestano per Bashar sono tutti della polizia segreta, il quarto corpo dell’esercito. Ci uccideranno tutti, non hanno pieta’. Siamo molto arrabbiati per il fatto che ci impediscono di professare la nostra fede e che sono entrati nella moschea”.

I ragazzi che si trovavano al bar sono arrivati alla moschea. Dopo poco mi allontano con altri stranieri per non dare nell’occhio.

Le notizie di agenzia riportano che un gruppo di 200 persone e’ riuscito ad urlare “i nostri corpi e le nostre anime sono con te Daraa”.  E che ci sono stati vari arresti, tra cui una coppia di giornalisti.

Ora sono in un internet caffe’ e guardo come tutti su al jazeera le immagini delle manifestazioni con migliaia di partecipanti a Daraa, Homs, nei sobborghi di Damasco.

Tutto questo era inimmaginabile due settimane fa, anche la piccola manifestazione di Damasco subito dispersa. L’aria e’ cambiata, non sara’ possibile tornare indietro. Ed il presidente Bashar farebbe bene a capirlo in fretta, prima che la situazione esploda.

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