Siria, “esperti” e George Monbiot

A girl stands amidst the rubble of damaged buildings in the northern Syrian town of al-Bab, Syria, February 28, 2017. REUTERS/Khalil Ashawi

Una bambina tra le macerie di un edificio danneggiato nella cittadina della Siria settentrionale di al-Bab, , 28 febbraio 2017. REUTERS/Khalil Ashawi

 

di Jonathan Cook –  21 novembre 2017

Il giornalista d’inchiesta Gareth Porter ha pubblicato due esclusive la cui importanza è molto maggiore di quanto possa apparire a prima vista. Riguardano il bombardamento israeliano, nel 2007, di un presunto impianto nucleare costruito segretamente, secondo una narrazione di parte statunitense e israeliana, dal leader siriano Bashar Assad [https://consortiumnews.com/2017/11/18/israels-ploy-selling-a-syrian-nuke-strike/].

Anche se l’attacco al “reattore nucleare” ha avuto luogo un decennio fa, ci sono lezioni pressanti da apprendere per quelli che analizzano gli eventi attuali in Siria.

La ricerca di Porter indica con molta forza che l’edificio bombardato non poteva essere un reattore nucleare e che ciò era chiaro agli esperti dell’Energia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA) anche mentre la narrazione era promossa acriticamente dai media occidentali.

Ma – e questa è l’informazione cruciale che Porter trasmette – la IAEA evitò di rivelare il fatto che era certo che l’edificio non era un impianto nucleare consentendo che la narrazione inventata fosse diffusa incontrastata. Abbandonò la scienza per piegarsi alla convenienza politica. La promozione di un racconto falso circa un reattore nucleare da parte di Israele e di figure chiave dell’amministrazione Bush fu mirata a fornire il pretesto per un attacco contro Assad. Ciò, si sperava, avrebbe determinato la fine della sua presidenza e trascinato nel conflitto il bersaglio principale: l’Iran. Il “reattore nucleare” siriano doveva essere una riproposta dell’inganno sulle armi di distruzione di massa, usato nel 2003 per cacciare un altro nemico degli USA e di Israele: Saddam Hussein in Iraq.

E’ degno di nota che le prove inventate di un reattore nucleare furono presentate nel 2007, un anno dopo la mancata sconfitta di Hezbollah in Libano da parte di Israele. Nel 2006 la guerra del Libano era essa stessa mirata a estendersi alla Siria e a determinare il rovesciamento di Assad, come ho spiegato nel mio libro ‘Israel and the Clash of Civilisations’ [Israele e lo scontro di civilità]  [http://www.jonathan-cook.net/books/israel-and-the-clash-of-civilisations/]. E’ importante ricordare che questo complotto israeliano-neocon contro la Siria anticipò di molto – in effetti per molti versi prefigurò – la guerra civile del 2011 che si trasformò rapidamente in una guerra per procura nella quale gli Stati Uniti divennero, pur se segretamente, protagonisti.

 

Il generale di sinistra della caccia alle streghe

Il rilievo dell’inganno circa il reattore nucleare può essere compreso in rapporto con i più recenti tentativi dell’editorialista del Guardian George Monbiot (e di molti altri) di screditare figure eminenti della sinistra, tra cui Noam Chomsky e John Pilger, per la loro cautela nel valutare eventi molto più recenti in Siria. Monbiot li ha attaccati per non essersi uniti a lui nel presumere semplicemente che Assad sia stato responsabile dell’attacco con il gas sarin lo scorso aprile contro Khan Sheikhoun, una roccaforte di al-Qaeda nella provincia di Idlib.

Comprensibilmente molti nella sinistra hanno istintivamente diffidato dall’affrettarsi a giudicare a singoli incidenti della guerra siriana e le versioni offerte dai media occidentali. L’affermazione che il governo di Assad avesse usato armi chimiche a Khan Sheikoun, e in precedenza a Ghouta, era ovviamente una manna per quelli che da più di un decennio tentavano di realizzare un cambiamento di regime in Siria.

In quella che è diventata una brutta abitudine di Monbiot, e che ho segnalato in precedenza, egli ha adottato entusiasticamente il ruolo di generale della caccia alle streghe. Ogni discussione sulle prove, scetticismo o semplicemente segno di apertura mentale è apparentemente sufficiente per giustificare accuse di essere dalla parte di Assad o cospirazionisti. Dare spazio ai dubbi di un esperto balistico come Ted Postol del MIT, o di un competente esperto internazionale degli armamenti come Scott Ritter, o di un famoso giornalista d’inchiesta come Seymour Hersh, o di un ex analista della CIA come Ray McGovern, è apparentemente prova di essere negazionisti delle atrocità o peggio.

 

Seppellimento di fatti scomodi

Il più recente attacco di Monbiot è stato lanciato in un momento in cui egli si è evidentemente sentito su un terreno solido. Un’agenzia dell’ONU, l’Organizzazione per la Proibizione della Armi Chimiche (OPCW), ha diffuso il mese scorso un rapporto che concludeva che i cento uccisi e i duecento feriti a Khan Sheikoun lo scorso aprile erano stati esposti al sarin. Monbiot sostiene che ora c’è la prova incontrovertibile che il responsabile è stato Assad, una posizione che, ovviamente, egli ha adottato sin dall’inizio, e che tutte le altre teorie sono ora decisamente scartate dall’OPCW [http://www.jonathan-cook.net/blog/2017-04-28/a-disavowal-from-monbiots-witch-hunt/]. Ci sono ragioni per pensare che Monbiot stia seriamente presentando erroneamente la forza di quanto concluso dall’OPCW, come hanno osservato numerosi osservatori. Più notevolmente Robert Parry, un altro eminente giornalista d’inchiesta, segnala che le prove dell’allegato al rapporto – dove sono spesso sepolti fatti scomodi – risultano aprire un vasto varco nella storia ufficiale.
Parry segnala che l’orario registrato dall’ONU della foto dell’attacco con armi chimiche è più di mezz’ora “dopo” che circa cento vittime erano già state accolte in cinque ospedali diversi, alcuni dopo lunghi percorsi dal presunto sito dell’impatto [https://consortiumnews.com/2017/11/09/did-al-qaeda-dupe-trump-on-syrian-attack/]. Ma potenzialmente più significative delle fastidiose incongruenze sono le conclusioni di un’indagine separata di Gareth Porter circa il bombardamento israeliano dell’inesistente reattore nucleare siriano. Ciò ci conduce al centro di ciò su cui Monbiot e molti altri hanno malamente sbagliato nella loro certezza circa gli eventi in Siria.

 

Ingenuità estrema

Monbiot è stato sin troppo disposto a promuovere come fatto indiscutibile affermazioni di fonti occidentali altamente compromesse e inaffidabili e di organizzazioni presunte rispettabile e indipendenti, come gruppi internazionali per i diritti umani e agenzie dell’ONU. Egli, come molti altri, presuppone che di questi ultimi ci si possa sempre fidare come estranei a interessi occidentali e siano perciò implicitamente credibili.

Ciò indica un’ingenuità estrema o forse l’assenza di qualsiasi esperienza nel seguire sul campo conflitti molto tesi in cui sono di primaria importanza interessi occidentali.

Ho risieduto in Israele per quasi due decenni e in diverse occasioni ho richiamato all’ordine Human Rights Watch (HRW), una delle organizzazioni per i diritti umani più stimata al mondo. Ho dimostrata che sue valutazioni erano palesemente non basate su prove o persino interpretazioni credibili della legge internazionale, bensì su considerazioni geopolitiche [http://www.jonathan-cook.net/2006-11-30/palestinians-are-being-denied-the-right-of-non-violent-resistance/]. Ciò è stato particolarmente vero nel caso del mese di combattimenti tra Israele e Hezbollah nel 2006 […]. Le mie preoccupazioni circa il lavoro di HRW, ho appreso in seguito da interni dell’organizzazione, erano state condivise dalla sua direzione di New York, ma erano state messe a tacere dal personale di grado più elevato . [http://www.jonathan-cook.net/2006-09-07/how-human-rights-watch-lost-its-way-in-lebanon/] [http://www.jonathan-cook.net/2006-09-25/human-rights-watch-still-missing-the-point/].

L’inganno circa l’impianto nucleare

Ma Porter contribuisce a gettare luce su come persino le più rispettate agenzie internazionali possano finire analogamente a seguire un copione scritto a Washington e che calpesta le prove, specialmente quando sono in gioco gli interessi della sola superpotenza del mondo. In questo caso l’inganno fu perpetuato da una delle principali organizzazioni scientifiche del mondo: l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, che controlla le attività nucleari degli stati.

Porter rivela che Yousry Abushady, il massimo esperta della IAEA sui reattori nucleari nordcoreani, è stato in grado di scartare immediatamente le prove fotografiche aeree che l’edificio bombardato da Israele nel 2007 fosse un reattore nucleare. (Più probabilmente era un deposito missilistico in disuso) [https://consortiumnews.com/2017/11/18/israels-ploy-selling-a-syrian-nuke-strike/].

L’”impianto nucleare” siriano, ha segnalato, non poteva essere stato costruito usando know-how nordcoreano, come affermato dagli Stati Uniti. Mancava delle principali caratteristiche dei reattori nucleari nordcoreani raffreddati a gas. Le foto prodotte dagli israeliani mostravano un edificio che, tra l’altro, copriva un’area troppo limitata e non era in alcun modo alto abbastanza, non aveva nessuna delle necessarie strutture di supporto e non c’era nessuna torre di raffreddamento.

La valutazione di Abushady fu sepolta dalla IAEA, che preferì lasciare che la CIA e Israele promuovessero incontrastati la loro versione.

 

Silenzio dell’agenzia atomica

Non si è trattato di una mancanza una tantum. Nell’estate del 2008 la IAEA visitò l’area per raccogliere campioni. Se il sito fosse stato un impianto nucleare si sarebbe potuta attendere di trovare dappertutto particelle di grafite di tipo nucleare. Non ne trovò nessuna.

Ciò nonostante la IAEA perpetrò di nuovo un inganno per cercare di puntellare la narrazione fittizia israelo-statunitense.

Come di routine, inviò i campioni a una varietà di laboratori per l’analisi. Nessuno trovò prove di contaminazione nucleare, salvo uno. Identificò particelle di uranio di produzione umana. La IAEA diffuse un rapporto che diede prominenza a tale campione anomalo, anche se nel farlo violava i suoi stessi protocolli, riferisce Parry. Poteva arrivare a una simile conclusione solo se i risultati di tutti i campioni fossero stati concordanti. [https://consortiumnews.com/2017/11/19/how-syrian-nuke-evidence-was-faked/].

In effetti, come in seguito riferirono tre ispettori della IAEA presenti sul sito, il campione di uranio non proveniva dall’impianto stesso, che era pulito, bensì da uno spogliatoio vicino. Un ex capo ispettore della IAEA, Robert Kelley, ha dichiarato a Parry che “una spiegazione molto probabile” era che le particelle di uranio derivassero da una “contaminazione incrociata” da abbigliamento indossato dagli ispettori. Questo è un problema che era stato segnalato in precedenza dalla IAEA in altri contesti. Nel frattempo la IAEA è rimasta in silenzio riguardo al mancato ritrovamento di grafite di tipo nucleare in nove rapporti successivi nel giro di due anni. Si è riferita a tale assenza critica per la prima volta nel 2011.

 

Occasione di guerra con l’Iran

In altre parole la IAEA ha consapevolmente cospirato in una valutazione fittizia, del tutto non scientifica, della vicenda del “reattore nucleare” siriano, una narrazione che serviva molto efficacemente gli interessi geopolitici israelo-statunitensi.

Porter segnala che il vicepresidente Dick Cheney “sperava di usare il presunto reattore per far lanciare dal presidente George W. Bush attacchi aerei statunitensi contro la Siria nella speranza di scuotere l’alleanza tra Siria e Iran” [https://consortiumnews.com/2017/11/18/israels-ploy-selling-a-syrian-nuke-strike/].

In effetti Cheney voleva che fossero colpiti in Siria molti più siti che non il finto impianto nucleare. Nelle sue memorie l’allora Segretario alla Difesa Robert Gates ha osservato che Cheney stava “cercando un’occasione per provocare una guerra con l’Iran”.

L’amministrazione Bush voleva trovare un modo per spodestare Assad, schiacciare Hezbollah in Libano e isolare e indebolire l’Iran come modo per distruggere la cosiddetta “mezzaluna sciita”.

Tale obiettivo è attualmente perseguito di nuovo oggi dagli Stati Uniti, con Israele e l’Arabia Saudita come apripista. Un ex ambasciatore in Israele, Dan Shapiro, ha recentemente avvertito che, dopo il fallimento nell’abbattere Assad, i sauditi hanno tentato di spostare i campi di battaglia in Libano, sperando di fomentare uno scontro tra Israele e Hezbollah che trascini in campo l’Iran [https://www.haaretz.com/middle-east-news/1.821085].

 

Abbandono della scienza

Tornando al 2007, la IAEA, un’agenzia di scienziati, fece il suo piccolo per assistere – o almeno non ostacolare – i tentativi statunitensi di montare un caso politico, del tutto ingiustificato, per un intervento militare contro la Siria e, molto probabilmente per estensione, contro l’Iran.

Se la IAEA ha potuto tradire in tal modo il suo mandato e la causa della scienza per contribuire al gioco politico per conto degli Stati Uniti, che cosa induce Monbiot a supporre che l’OPCW, un organo ancor più politicizzato, si comporti meglio oggi?

Con questo non si vuol dire che Assad, o almeno segmenti del governo siriano, non possano aver attuato l’attacco di Khan Sheikhoun. Ma si tratta di sostenere che in una materia come questa, nella quale c’è tanto in gioco, le prove devono essere sottoposte a un esame rigoroso e che i critici, specialmente esperti che producono controprove, devono essere ascoltati equamente dalla sinistra. Si tratta di sostenere che, quando il caso contro Assad si adatta così bene a una narrazione occidentale di parte e di lungo corso, è pienamente giustificata una posizione predefinita di scetticismo. Si tratta di sostenere che i fatti, per quanto forti possano sembrare, possono essere manipolati anche da organismi esperti e perciò deve essere dato il peso dovuto al contesto, compresa una valutazione delle motivazioni.

Questo non è “negazionismo”, come dice Monbiot. E’ una strategia razionale adottata da chi si oppone a essere condotto ancora una volta – come nel caso di Iraq e Libia – a operazioni catastrofiche di cambiamento di regime.

Nel frattempo la decisione di Monbiot e di altri di nascondere la testa nella sabbia di una narrazione ufficiale, denunciando contemporaneamente chiunque cerchi di alzare la propria per vedere meglio, dovrebbe essere intesa per quello che è: un’abnegazione della responsabilità intellettuale e morale nei confronti di coloro che nel mondo continuano a essere vittime del suprematismo militare occidentale.

Jonathan Cook ha vinto il Premio Speciale Martha Gellhorn per il Giornalismo. I suoi libri più recenti sono “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East” (Pluto Press) e ‘Disappearing Palestine: Israel Experiments in Human Despair” (Zed Books). Il suo sito web è www.jonathan-cook.net.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fontehttps://zcomm.org/znetarticle/syria-experts-and-george-monbiot/

Originale: Jonathan Cook

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

Siria, “esperti” e George Monbiot

http://znetitaly.altervista.org/art/23686

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