Siria, il popolo dimenticato

18/08/2011

Tra le macerie del campo profughi palestinese di Lattakia resta la repressione di Damasco

scritto per noi da Noemi Deledda

Bombardare il campo profughi palestinese al-Raml, a Lattakia, significa bombardare case costruite in metallo e non in cemento. Significa bombardare un ”enorme prigione all’aperto”, dove vivono circa 10mila persone che a causa delle vie strette e piccole faranno fatica a scampare ai bombardamenti e a fuggire. A niente servirà togliere l’elettricità perché qui non esiste e se esiste non c’é quasi mai.

Eppure tutto questo  non stupisce nessuno. Il regime siriano ormai disperato non puo che ricorrere alla repressione brutale: annientare i manifestanti, che siano siriani o palestinesi, dove é la differenza ?
“Perché dovremmo stupirci? Ce lo aspettavamo,  ripetono molti palestinesi che vivono nei campi libanesi e   che hanno appreso la notizia solo tramite al-Jazeera, che resta accesa, quando l’elettricità lo permette, nelle case di ognuno di loro, mentre aspettano il tramonto per rompere il digiuno nel mese caldo  di Ramadan.

Un bambino di 13 anni, Mohammad Jeber Shohan e una mamma di due bambini, Nada Hassan al-Saed, di solo 22 anni, sono state le prime vittime cadute sotto il fuoco del regime della Resistenza, quello di Bashar al Assad come lo definisce il Sayyed Hasan Nasrallah, leader di Hezbollah.
Numerosi testimoni raccontano dei soprusi subiti dalle forze di sicurezza che hanno distrutto le loro case, portato via i loro familiari e violentato alcune donne.

Samah, racconta Hamzeh,  una ragazza  palestinese di 20 anni, é stata violentata da tredici soldati dopo che questi avevano portato via i suoi quattro fratelli e lei invano aveva cercato di fermarli.  Storie di ordinaria follia. Secondo alcune dichiarazioni rilasciate dall’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati il campo adesso é vuoto e sono circa 5mila i palestinesi che si sono diretti verso altre città siriane. Loro non avendo un passaporto  non possono lasciare la Siria, salvo in casi speciali e in accordo con le autorità siriane.  Yassin Abdel Rabbo, segretario generale dell’ Olp, ha accusato la Siria di ”crimine contro l’umanità”. Intanto, dopo l’attacco  da parte di vari attori internazionali,  l’agenzia Sana riportando le voci di alcune fazioni palestinesi “ha smentito le dichiarazioni dell’Unrwa in quanto  non c’é stato nessun bombardamento nel campo. Si tratta di   false dichiarazioni che servono solo a provocare e destabilizzare le relazioni siro-palestinesi”.

Quello che é successo a Lattakia dove circa trenta persone secondo alcuni dati ufficiali hanno perso la vita è un segno che Bashar al Assad ha solo una carta da giocare: continuare la repressione cosciente  del fatto che un ritorno allo status quo nel Paese é impossibile anche in città come Lattakia dove il 50 percento della popolazione é Alawita, (ramo sciita , stessa setta del Presidente) e dove vive la maggior parte delle famiglie legate al regime. La repressione può essere sì una soluzione a tempo breve, ma sul lungo periodo Bashar al Assad dovrà inventarsi qualcos’altro.

http://it.peacereporter.net/articolo/30001/Siria%2C+il+popolo+dimenticato

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