Siria, Onu: crimini commessi da lealisti e ribelli

L’ultima indagine delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani mette sotto accusa il regime di Bashar Assad ma punta forte l’indice anche contro le milizie ribelli.

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sabato 14 settembre 2013 08:37

siria

di Michele Giorgio

Roma, 14 settembre 2013, Nena News – Gli Stati Uniti e la Russia si ritroveranno a New York, a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu a fine settembre, per provare a fissare una data per la conferenza sulla Siria. Nota come «Ginevra 2», la conferenza doveva tenersi a fine maggio ed è stata ripetutamente rinviata.

L‘attenzione però ieri era concentrata sul rapporto della commissione d’inchiesta del Consiglio dei Diritti Umani, guidata dal brasiliano Paulo Sergio Pinheiro. Quest’ultimo punta l’indice contro il governo Damasco che impedirebbe «in maniera sistematica che i feriti provenienti dalle zone controllate dalle forze di opposizione o vicine ad esse siano curati». Gli aerei governativi attuerebbero «raid sistematici contro strutture mediche e ospedali da campo». Accuse gravi formulate però sulla base di testimonianze raccolte indirettamente dai membri della commissione che non sono ancora potuti entrare in Siria. Ma il rapporto va letto tutto e non solo i capitoli sulle responsabilità del regime. Sotto accusa sono anche i ribelli, responsabili secondo Pinheiro di «esecuzioni, presa di ostaggi e bombardamenti di quartieri pieni di civili».«I crimini di guerra», secondo l’Onu, sono stati commessi «da entrambe le parti». «La violenza sessuale – si legge ancora nel rapporto – ha svolto un ruolo di primo piano». Sia le forze pro-regime che alcune milizie di ribelli, compresi membri dell’«Esercito libero siriano» – sostenuto, finanziato e armato dall’Occidente – hanno «commesso stupri e minacce di stupro per terrorizzare e punire le donne» della fazione opposta.

«Violenze sono state perpetrate anche nei confronti dei bambini» e gli autori, ancora una volta, «sono ribelli e lealisti». Uno scenario che spinge l’Onu ad affermare che «non esiste una soluzione militare» al conflitto. «Coloro che forniscono armi creano» nelle parti coinvolte «solo l’illusione di poter vincere». Per il rapporto inoltre la Siria è «il Paese più pericoloso per i reporter». Sono 84 i giornalisti morti sino ad oggi, più circa 12 dispersi.

A tre giorni dalla liberazione di Domenico Quirico, ostaggio per mesi dei ribelli, esprime solidarietà all’inviato de La Stampa Evgenij Satanovskij tra i maggiori esperti di Medio Oriente, a capo del Congresso ebraico russo dal 2003 al 2004. Quirico ha detto la verità, afferma Satanovskij in un’intervista alla agenzia Tmnews, aggiungendo che quello che sta accadendo in Siria è «punta alla creazione di un nuovo califfato islamico», in un quadro molto complesso in cui si mischiano interessi di sauditi, Qatar e Turchia e dove nel mondo nell’informazione occidentale sulla Siria emergono «falsificazioni» che ricordano «1984 di George Orwell». Nena News

 

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