Siria, un altro massacro

7 giugno 2012

 STR/AFP/GettyImages

Christian Elia

Quelli che pensavano che il vertice a Pechino dello Shanghai Cooperation Organization (SCO), cartello di difesa condivisa legata alla Cina e alla Russia, ritenuta una sorta di contro potere della Nato, avrebbe mutato le posizioni cinese e russa sulla Siria si sbagliava.

Dopo aver ribadito il rifiuto dell’opzione militare rispetto all’Iran, del quale scriviamo altrove, anche rispetto al regime di Assad il consesso si è espresso per il ”dialogo costruttivo per porre fine alle violenze”. Una posizione nota, ma che il massacro di Houla di due settimane fa e quello del quale oggi le opposizioni accusano il regime ad Hama (cento morti per gli oppositori) potevano aver mutato. Invece no.

“Gli stati membri della Sco sono contro l’interferenza militare negli affari di questa regione, così come la ‘transizione di potere’ e l’applicazione di sanzioni unilaterali”, si legge nel documento riportato dalla agenzia stampa Interfax. ”I membri considerano inaccettabili i cambi di regime nei paesi del Medio Oriente e Nordafrica che siano sollecitati da pressione esterna”. Firmato da tutti e sei i membri nella dichiarazione congiunta adottata alla fine del summit annuale. La distanza da Europa e Usa è enorme: il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha fatto sempre capire che solo un cambio di regime è accettabile.

Come uscirne? Sempre più difficile dirlo. ”Quello che dicono alcuni media sul massacro di oggi è falso”, ha dichiarato il governo di Damasco, in una nota citata da al-Jazeera. ”Un gruppo terrorista ha commesso un grave crimine e le notizie diffuse da certi media contribuiscono allo spargimento di sangue in Siria”.

Le opposizioni, invece, accusano ancora Damasco di un eccidio: sia il coordinamento locale dei Comitati siriani che il Syrian Observatory for Human Rights (SOHR), di base a Londra, denunciano il massacro da parte di milizie filo governative, appoggiate dalle forze speciali, di non meno di 86 persone, molte delle quali donne e bambini.

Nel mezzo, l’impotente Onu. Fino a quando, in Consiglio di Sicurezza, Russia e Cina potranno porre il veto a un escalation militare in Siria, nulla può cambiare. Il regime non sembra più in grado di riprendere il controllo del Paese, mentre gli insorti – senza aiuti esterni – non sembra possano avere ragione di Assad e dei suoi fedeli.

Il generale norvegese Robert Mood, in una nota diffusa nelle ore successive alla notizia del massacro, ha criticato il governo, denunciando che i suoi osservatori – pur con il placet di Damasco – sono poi stati boicottati sul terreno mentre tentavano di raggiungere il luogo del massacro, in alcuni casi costretti addirittura a girare i tacchi e tornare indietro ad alcuni check-point dell’esercito.

Sembra la sindrome della Bosnia-Erzegovina, come ha scritto tempo fa Robert Fisk. Tutti sanno che qualcosa accade, qualcosa di molto brutto. Questo è un fatto, come è un fatto che la gente muore. Ma i caschi blu sul terreno, di fatto, sono come alberi: vedono tutto, ma non possono muovere un dito.

http://www.eilmensile.it/2012/06/07/siria-un-altro-massacro/

 

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