SIRIA, UNA GUERRA SENZA FINE

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Era stato un incontro di pochi giorni in una casa della vecchia Antakya. Mohammad* era silenzioso, timoroso. Ricordo che non ha voluto farsi fotografare, nemmeno le mani, e aveva persino paura di farsi registrare la voce. Forse non si fidava di me, che ero arrivata nella sua casa per sbaglio, portata lì da un turco curdo non so per quale ragione se non quella che all’interno vi abitavano dei siriani. Forse, semplicemente, come la maggior parte dei profughi siriani, non si sentiva sicuro in Turchia, aveva paura che, anche solo una parola registrata, potesse mettere a rischio i suoi famigliari ancora intrappolati in Siria. Però è bastato poco per rompere il ghiaccio. Mohammad, non appena ha cominciato a parlare, si è lasciato trascinare dai ricordi: mi ha raccontato delle manifestazioni, della sua fuga dalla Siria, del profondo dolore per aver abbandonato il suo paese e per aver visto molti dei suoi amici morire o unirsi all’Esercito Libero. “Non si può arrivare ad una soluzione con la guerra” mi aveva raccontato. “Davanti ai miei amici non posso dirlo perchè altrimenti verrei considerato un traditore, ma anche l’Esercito Libero sta commettendo crimini. Certo, nulla di comparabile con quelli di Bashar, ma sono pur sempre crimini”.

Mohammad aveva cercato di rimanere il più a lungo possibile nel suo paese, proprio vicino al confine con la Turchia, poi quando la situazione era diventata insopportabile, dopo la morte di molti amici a lui cari, avevo deciso di partire. Aveva vissuto un anno tra Antakya e Gaziantep e così faceva ancora l’anno scorso ad agosto quando ci siamo incontrati. Lavorava come volontario in un’associazione che portava aiuti in Siria, non voleva allontanarsi dal suo paese, dalla sua gente.

I mesi sono passati e io, come il mio solito, non ho mantenuto i contatti. Ci siamo risentiti ieri, dopo mesi: Mohammad è tornato in Siria, nel suo paese, dalla sua gente. Tanti suoi amici, quelli sopravvissuti, hanno tentato la via dell’immigrazione. Chissà quanti di loro arriveranno in Europa, chissà come arriveranno in Europa. Lui per il momento rimane lì, ha aperto un piccolo centro per bambini, per dare loro un po’ di sollievo in una guerra che ormai ha privato persino i più piccoli di sogni e speranze per il futuro. “La situazione qui è tragica. Non c’è cibo, acqua, elettricità”. Mi chiede com’è l’Europa, mi dice che ha sentito che in Svezia, Norvegia e Germania si sta bene, e che invece Italia, Spagna e Grecia sono da evitare. Confermo. La situazione in Italia è abbastanza tragica e anche l’accoglienza lascia a desiderare….Mi risponde: “Onestamente al momento mi andrebbe bene un posto qualsiasi…per il momento l’unica cosa che desidererei avere è l’elettricità”.

*nome di fantasia

SIRIA, UNA GUERRA SENZA FINE

http://storiedellaltromondo.wordpress.com/2014/03/24/siria-una-guerra-senza-fine/

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