SIRIA. Usa dà status diplomatico all’opposizione

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06 mag 2014

Raggiunto un accordo tra governo e ribelli per evacuare Homs, sotto l’assedio delle truppe di Assad da due anni. Incredibili dichiarazioni del ministro del Turismo siriano: città sarà meta di vacanze estive. Intanto, Jarba incontra Kerry: la Coalizione siriana avrà una missione diplomatica a Washington e sono in arrivo soldi per l’Esercito siriano libero

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Homs, Siria

della redazione

Roma, 6 maggio 2014, Nena News – Un riconoscimento diplomatico e aiuti finanziari. Così gli Stati Uniti danno man forte alla Coalizione nazionale siriana e al suo braccio armato, l’Esercito siriano libero (ESL), che da tre anni combatte in Siria per rovesciare il presidente Bashar al Assad. Intanto, nella martoriata città di Homs, sotto assedio delle truppe governative da quasi due anni, è stato raggiunto un accordo tra Damasco e i ribelli per l’evacuazione dalla Città Vecchia di combattenti, civili e feriti entro 48 ore a iniziare da ieri: circa 2.250 persone. E mentre si prepara il corridoio umanitario, le incredibili dichiarazioni da campagna elettorale (a giugno si terranno le presidenziali, nonostante la guerra) del ministro del Turismo siriano sulla prossima stagione estiva –ricca di “eventi”, a suo dire – nell’antica città distrutta dai combattimenti, lasciano esterrefatti.

Alla vigilia della visita negli Stati Uniti del leader della Coalizione nazionale siriana, Ahmed Jarba, è stata annunciata l’apertura a Washington di una missione diplomatica della principale forza di opposizione ad Assad. Non occuperà l’ambasciata siriana, le cui attività sono state sospese dal Dipartimento di Stato Usa a marzo, né gli sarà riconosciuto lo status di un governo o l’immunità diplomatica, ma di certo è una decisione volta ad accreditare maggiormente la Coalizione a livello internazionale e soprattutto tra la diaspora siriana, dopo il riconoscimento del gruppo a dicembre del 2012. Inoltre, questo nuovo status avrà effetti pratici di rilievo, nelle operazioni bancaria, ad esempio.

Alla “promozione” diplomatica della Coalizione è stata affiancata anche un’iniezione di aiuti finanziari annunciata dal Dipartimento di Stato: altri 27 milioni di dollari in “assistenza non letale” e l’impegno a un sostegno logistico ai combattenti, per riequilibrare l’asimmetria sul campo di battaglia tra opposizione e truppe fedeli ad Assad che stanno riguadagnando terreno. Questi ulteriori 27 milioni di dollari farebbero arrivare la cifra investita dagli Usa in assistenza non letale ai ribelli a 287 milioni di dollari dall’inizio del conflitto, nel 2011, secondo i dati diffusi dalla Bbc.

Jarba, che oggi incontra il segretario di Stato statunitense John Kerry, ha parlato di “colpo diplomatico assestato alla legittimità di Assad” che però non pare affatto curarsene e pochi giorni fa ha annunciato la sua candidatura alla guida del Paese alle prossime elezioni che si terranno il 3 giungo. Una “farsa elettorale”, ha tuonato l’opposizione, ma il governo di Damasco va dritto verso le urne e Assad punta a farsi legittimare dal popolo siriano, anche se buona parte dei siriani sono in fuga dai combattimenti, all’interno e all’esterno del Paese, sotto la minaccia di violenze o intrappolati nelle città assediate ed è difficile immaginare lo svolgimento corretto e trasparente del voto nel caos che imperversa in Siria.

Negli ultimi tre anni sono morte almeno 150.000 persone, tra cui tanti civili, le infrastrutture sono distrutte, i servizi sono saltati, il conflitto ha assunto un carattere settario che minaccia la stabilità dell’intera regione. L’opposizione è frastagliata e il Consiglio ne rappresenta soltanto la parte cosiddetta laica foraggiata dall’Occidente. Ma nel teatro di battaglia gli attori sono molteplici, ci sono numerose sigle di stampo jihadista o legate ad al Qaeda, nelle cui file combattono numerosi stranieri, che sono in lotta tra loro e con le altre fazioni ribelli, oltre che con l’esercito di Assad a sua volta sostenuto dai miliziani del movimento sciita libanese Hezbollah. Negli ultimi scontri tra il Fronte al Nusra, emanazione di al Qaeda, e i jihadisti dello Stato islamico dell’Iraq  e del Levante sono morte almeno 70 persone. Soldi e armi arrivano dai Paesi del Golfo ai ribelli e dall’Iran ad Assad. Non si vedono spiragli in questa guerra che sta falcidiando il popolo siriano e i tentativi sinora fatti dalla diplomazia internazionale non hanno sortito effetti. Nena News

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