Siria, ‘zona demilitarizzata’ a Idlib, valichi riaperti, quasi dopoguerra

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Siria. Riapertura del valico di frontiera di Nassib, con la Giordania, il suo principale sbocco commerciale estero e quella del transito di Quneitra sul Golan.
-Resta il nodo Idlib, la verifica della zona demilitarizzata intorno alla provincia controllata dagli insorti, per il 60% qaedisti di Hayat Tahrir al Sham, l’ex Fronte al-Nusra.

Aria di dopoguerra

Siria, quasi dopoguerra. Per prima volta da sette anni, attorno alla Siria si respira aria diversa da quella della guerra. Ieri la riapertura del valico di frontiera di Nassib, con la Giordania, il suo principale sbocco commerciale estero, e quella del transito di Quneitra sul Golan, attraverso le linee di armistizio tra lo Stato ebraico e Siria. La presa d’atto da parte israeliana che Bashar Assad è saldamente al potere a Damasco. Real politik e presa d’atto del fallimento dei progetti delle monarchie arabe del Golfo e di alcuni paesi occidentali su quel pezzo di Medio oriente. Non lontano da Quneitra, ieri la ripresa del traffico commerciale tra Siria e Giordania attraverso il valico di frontiera di Nassib, nelle mani di formazioni armate ribelli e jihadisti per tre anni. Riapertura del valico e speranza di rientro al rientro dei circa 600mila profughi siriani.

Nodo Idlib

A Damasco si sorride -annota Michele Giorgio, Nena News, ma resta irrisolto il nodo di Idlib, l’ultima importante regione della Siria nelle mani dei miliziani dell’ex Fronte al Nusra e di altri gruppi armati. Ieri è scaduto l’ultimatum per il ridispiegamento delle milizie anti-governative che si trovano a Idlib e nei suoi dintorni, fuori dalla striscia di territorio che sarà “smilitarizzata” secondo l’accordo turco-russo di un mese fa. In quella fascia di territorio che, sulla base dell’intesa dovrà essere pattugliata dall’esercito turco, restano migliaia di miliziani  siriani e stranieri che rifiutano l’intesa e si dicono pronti a combattere. Ultima partita militare ancora aperta. Nel frattempo si torna a parlare di armi chimiche. La Bbc sostiene che almeno 106 attacchi chimici sarebbero stati sferrati in Siria contro i civili dal 2014 ad oggi.

Zona ‘demilitarizzata’ come?

15-20 chilometri lungo le linee del fronte intorno a Idlib con parte delle province di Latakia, Hama e Aleppo dove migliaia di miliziani, inclusi jihadisti stranieri, vivono insieme a quasi 3 milioni di civili. Una sorta di armistizio firmato il 17 settembre a Sochi da russo Putin e dal turco Erdogan per tenere tenga separate le truppe del governo siriano, alleate della Russia, e quelle ribelli, alcune delle quali alleate della Turchia del Fronte di Liberazione Nazionale. Assad, ingoia ma non troppo: “tutti i gruppi ribelli presenti nella zona demilitarizzata devono deporre le armi e abbandonarla entro il 15 ottobre”. Verifica in corso a risultati incerti. Secondo la stampa turca, i ribelli del NLF hanno completato il ritiro delle armi pesanti. Ma non mancano gruppi che hanno rigettato l’ordine, come il fronte Hurras e quello di Ansar al Din, con base nel sud di Aleppo.

Assad prepara il dopoguerra

La sicurezza turca mobilitata ad Idlib, ma risultato incerti. E il presidente siriano Assad si tiene pronto a scatenare l’offensiva, anche se ormai, abbiamo sentito, da Damasco ora arrivano segnali di dopoguerra. Nei giorni scorsi la prima intervista di Assad a un giornale del Golfo dall’inizio della guerra e l’arrivo di delegazioni arabe e occidentali a Damasco. Messaggio chiaro: Siria è pronta a siglare una “grande intesa” con alcuni Stati del Golfo, dopo sette anni di conflitto in cui dagli emirati e dall’Arabia Saudita sono giunti denari e armi ai ribelli. La Siria è esclusa della Lega araba fin dai primi tempi della guerra e nei mesi successivi diverse nazioni della regione hanno imposto sanzioni economiche e commerciali a Damasco. Ora un sempre più probabile e ravvicinato ritorno, pragmatismo che riconosce la vittoria di Damasco (e di Mosca), e ritorno alla politica: investire denaro in Siria per allentare gli strettissimi legami di guerra maturati con l’Iran.

Gli S-300 che preoccupano Israele

Il 3 ottobre, il ministero della Difesa russo ha annunciato di aver completato la consegna alla Siria di tre lanciatori del sistema missilistico, aggiungendo che ci vorranno almeno 3 mesi per addestrare il personale siriano a usare le batterie missilistiche. Secondo il quotidiano russo Kommersant, che cita le dichiarazioni di due fonti militari, le batterie saranno schierate gradualmente prima sulla costa e poi al confine con Giordania, Israele, Libano e Iraq. Un livello qualitativamente nuovo di difesa aerea e che “questo, ovviamente, cambia la situazione sul terreno. Secondo il portale statunitense The Drive, la consegna alla Siria del sistema missilistico russo S-300 potrebbe spingere gli Stati Uniti a impiegare di nuovo nel Paese arabo i caccia stealth F-22 e i velivoli militari anti-radar F-16CJ Viper per distruggere le difese aeree di Damasco in caso di attacco al regime.

 

 

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