Slitta l’annessione della Cisgiordania occupata, problemi in casa israeliana e Usa

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tratto da: REMOCONTRO

Remocontro Remocontro   1 Luglio 2020

 

A Palestinian protestor confronts Israeli forces during a demonstration against Israeli settlements on May 15, 2020 in al-Sawiya village, south of Nablus, in the occupied West Bank, as Palestinians mark the anniversary as Al-Nakba, or the “catastrophe”, which left hundreds of thousands of Palestinians displaced by the war accompanying the birth of Israel. (Photo by JAAFAR ASHTIYEH / AFP)

Territori palestinesi occupati. Il premier israeliano rinvia l’inizio del suo piano in attesa del via libera dai tutori Usa. Oggi “Giorno di rabbia” in Cisgiordania e Gaza. La delegazione americana torna negli Stati Uniti. Primo problemi all’interno del governo israeliano

Nessuna annessione e rinvio ringhioso

Non sarà il primo luglio la data di inizio dell’annessione unilaterale a Israele del 30% della Cisgiordania ma nei Territori occupati si stanno svolgendo le previste manifestazioni di protesta del «Giorno della rabbia» palestinese. «Stiamo lavorando all’annessione e continueremo a lavorarci nei prossimi giorni», la minaccia del premier israeliano Benyamin Netanyahu dopo aver incontrato l’ambasciatore Usa David Friedman e l’inviato speciale americano Avi Berkowitz. Oggi perciò non accadrà nulla. E sarà così per il resto della settimana, scriveva ieri il Jerusalem Post citando fonti americane.

Netanyahu spintoni, Gantz e Usa frenano

Il primo luglio era la data indicata nell’accordo Netanyahu-Gantz per portare al voto del Parlamento una proposta che permetta di ‘estendere la legge israeliana’ in alcune aree, ancora non definite, della Cisgiordania. Frenata su più fronti. Gantz ieri: «l’1 luglio non è una data sacra, ora il Paese deve pensare alla crisi economica» E crisi da virus, con l’Unione Europea che per adesso non ha inserito Israele nella lista dei “Paesi verdi”.

Le prudenze di convenienza

Conferenza stampa di ieri al termine dell’incontro con ben due inviati speciali di Trump, Brian Hook, inviato per l’Iran e Avi Berkowitz, per i negoziati internazionali: «Con Brian Hook ho discusso della nostra costante attività contro la minaccia iraniana. Con Avi Berkowitz della questione della sovranità, su cui stiamo attualmente lavorando e su cui continueremo a lavorare nei prossimi giorni». Rinvio confesso ad un vago “i ‘prossimi giorni’, mentre la delegazione americana è tornata negli Stati Uniti senza risultati.

Bibi, Gantz, Trump interessi divergenti

Nentanyahu che vorrebbe sfruttare l’occasione storica di una Casa Bianca più che amichevole, fin che dura, e portare a casa anche solo una ridotta annessione unilaterale. Gantz che invece spinge per includere qualsiasi azione nel più ampio contesto di trattative, con Netanyahu e il suo amicone Trump nel frattempo sempre più deboli. Trump che a spinta del genero Kushner, comunità ebraica statunitense, inizia a preoccuparsi su quanto una ennesima prova di forza sullo scacchiere mediorientale potrebbero giovargli o danneggiarlo, con i sondaggi lo danno sotto Biden di ben 12-14 punti.

Usa e una prima ‘piccola annessione’

A Israele piglia tutto serve comunque il via libera definitivo degli Usa all’annessione «che con ogni probabilità sarà limitata nella sua prima fase –quindi senza la Valle del Giordan – e completata nei prossimi mesi, prima delle presidenziali Usa di novembre quando il suo alleato Donald Trump rischierà di lasciare la Casa Bianca al suo rivale democratico Joe Biden», valuta Michele Giorgio, Nena News. «Mentre l premier israeliano vede crescere nel Partito Democratico il dissenso verso le politiche di Israele».

Troppa destra per i democratici Usa

Il senatore democratico Bernie Sanders, rappresentante della corrente socialista nel suo partito, ha firmato contro il piano di Israele di annettere parti della Cisgiordania. La lettera chiede di bloccare gli aiuti militari statunitensi a Israele se Netanyahu attuerà il piano di annessione che, si legge, creerebbe una realtà di apartheid in Cisgiordania. Altre posizioni più moderate in casa Dem, che comunque confermano che il dibattito su Israele e palestinesi negli Stati Uniti  si sta intensificando. E Joe Biden, pur rappresentando l’establishment tradizionale del partito, non potrà non tenerne conto.

L’ANP, l’autorità palestinese si ripete

Nelle scorse settimane l’Anp ha presentato, sollecitata da alcuni stati europei, una controproposta al Quartetto per il medioriente. La proposta, ripresenta gli stessi principi già annunciati dall’Olp nel lontano 1988 e mai mutati. Sottili giochi di parole sul fronte opposto. Netanyahu secondo cui  il piano di Trump-Kushner, cita testuale Michele Giorgio, «mette fine all’illusione dei due stati, parlando invece di una realistica soluzione a due stati».

«Un gioco di parole che non nasconde che il divario tra i due potenziali interlocutori ma che ribadisce il principio dei due stati, da delineare intorno al tavolo delle trattative. Rimane solo da capire chi riuscirà a far sedere i due a quel tavolo».

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